Marchesi: ‘Un governo senza visioni che tira a campare’
Stoccate anche a sinistra, sindacati e partiti di centro
Di Vittoria De Feo
Dal «governo del Mulino Bianco» al «governo che tira a campare» il passo è breve. Dal comitato cantonale dell’Udc, tenutosi ieri sera a Bellinzona, il messaggio uscito è chiaro. E a formalizzarlo ci pensa il presidente cantonale Piero Marchesi: «Non c’è visione, manca coraggio, non si prendono decisioni difficili. Si va avanti di rinvio in rinvio, mezze misure e calcoli puramente elettorali». Per il Consiglio di Stato, deplora il democentrista, «l’importante è passare indenni dalle elezioni cantonali del 2027, promettendo ‘ci penseremo dopo’».
‘Bisogna tagliare la spesa pubblica’
È ricco il menù del comitato cantonale, che guarda a corto termine alle votazioni di metà giugno – quando i cittadini si esprimeranno sull’iniziativa popolare federale ‘No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)’ lanciata dall’Udc e sulla neutralizzazione delle stime immobiliari, proposta di cui il primo promotore è il consigliere nazionale democentrista Paolo Pamini – e a medio-lungo termine ai temi caldi cantonali, tutti uniti dal fil rouge delle finanze.
Restando in Ticino, Marchesi evidenzia come il Cantone sia in difficoltà: «I deficit aumentano, le prospettive sono preoccupanti e il Consiglio di Stato tergiversa». Cartina al tornasole di questo immobilismo, l’implementazione delle due iniziative sulle casse malati avallate dalle urne lo scorso 28 settembre. «Il governo – rileva Marchesi – vuole farle entrare in vigore a tappe: la prima non applica nulla, ma in compenso aumenta le imposte di 25 milioni. E questo quando una delle due iniziative (quella della Lega per la deducibilità integrale dei premi, ndr) mira a ridurre le imposte». E rimarca: «Il popolo ha votato. La democrazia diretta non si interpreta. Si applica. Ma non aumentando imposte e tasse. Non spremendo un’altra volta il ceto medio». Che fare dunque? «La ricetta dell’Udc – rivendica il suo presidente cantonale – è sempre la stessa: tagliare la spesa pubblica». Ed è qui che si inserisce l’iniziativa ‘Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’: «Nei prossimi anni – spiega – centinaia di persone lasceranno l’amministrazione. È l’occasione per riorganizzare lo Stato con meno burocrazia, meno doppioni, più digitalizzazione, più intelligenza artificiale e servizi più efficienti. Il potenziale di risparmio a regime – scandisce Marchesi – è di 70-80 milioni all’anno. Non proprio noccioline».
‘E a pagare sono i ticinesi’
Al centro del comitato cantonale, anche l’iniziativa per i 10 milioni presto alle urne, tema su cui nella seconda parte della serata si è tenuto un dibattito tra Marchesi, il consigliere agli Stati dell’Udc Marco Chiesa e i consiglieri nazionali Alex Farinelli (Plr) e Greta Gysin (Verdi). E per entrare nel merito il presidente democentrista parte da una domanda retorica: «Chi difende davvero i ticinesi?». La risposta non si fa attendere: «Di sicuro non la sinistra, non i sindacati, non i partiti di centro». Sinistra e sindacati, afferma il democentrista, «parlano sempre di lavoratori. Ma da vent’anni difendono la causa principale del peggioramento del mercato del lavoro ticinese, vale a dire la libera circolazione». Di più. «Denunciano il dumping, ma difendono il sistema che lo produce. Denunciano la precarietà, ma difendono il sistema che la alimenta. Piangono per gli oltre ottocento giovani ticinesi che ogni anno lasciano il Ticino per andare oltralpe a cercare lavoro, ma si oppongono all’unica iniziativa che può ridare loro una prospettiva». E rincara: «Con la libera circolazione sono caduti contingenti, tetti massimi e preferenza indigena. Il ticinese è stato messo in concorrenza diretta con chi vive oltre confine e può accettare salari più bassi perché ha costi della vita nettamente inferiori». Non solo. Secondo Marchesi, «i sindacati non vogliono risolvere il problema, vogliono al contrario amministrarlo. Più c’è caos nel mercato del lavoro, più giustificano la loro esistenza, più ci sono salari sotto pressione, più fanno propaganda». E a pagare il conto? Va da sé «sono i ticinesi». Marchesi ne ha anche per i partiti di Centro che, «a parole, sono responsabili e vicini al territorio. Nei fatti stanno invece sempre dalla parte sbagliata». Insomma, «sono contro ogni vera misura per gestire l’immigrazione e difendere il lavoro residente».
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