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Acque e risorse per le valli: la via di Plr e Centro

Speziali e Dadò presentano due iniziative parlamentari per chiedere un fondo con parte dei proventi dei canoni e maggiore sostegno alle zone periferiche

Di Jacopo Scarinci

Vedere Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò davanti allo stesso microfono, scambiarsi cenni d’intesa, sorrisi e battute non è roba da tutti i giorni. Eppure, le volte che i presidenti di Plr e Centro riescono a trovare una lingua comune sui temi, vanno dritti al punto. Tanto da convocare i media alla Diga della Verzasca perché, giustamente, per parlare di acque e riversioni mica ti rintani nella prima sala multiuso che trovi libera.

E quindi eccoci qua, sulla Diga, con Speziali e Dadò a presentare due atti parlamentari che parlano di «Acqua, equità e futuro» e che partono da un assunto: «Le valli non chiedono assistenzialismo, ma un riconoscimento equo per una risorsa che ha prodotto e continuerà a produrre valore per tutto il Cantone». A tutela delle regioni periferiche, infatti non a caso, oltre a Speziali e Dadò, come cofirmatari figurano tutti i deputati delle valli di Plr e Centro.

‘Il 10% dei canoni d’acqua, 5 milioni l’anno, torni alle valli’

Con ordine. Il primo atto è un’iniziativa parlamentare elaborata, che chiede l’istituzione di un fondo sull’utilizzazione delle acque introducendo un nuovo articolo nella Legge apposita, da alimentare “con il 10% dei proventi unici e annuali dei canoni d’acqua” e che, gestito dal Cantone, è dedicato “alla rinaturazione dei corsi d’acqua e il versamento d’indennità per lo sviluppo economico, sociale e culturale, delle zone periferiche”. Bref: parte del valore prodotto grazie all’utilizzo delle acque delle valli, considerando 53 milioni di franchi il 10% assicura minimo 5 milioni l’anno, deve tornare nelle zone periferiche che da decenni ne sopportano effetti a livello di paesaggio, ambientale ed economico.

Però attenzione, nel testo dell’iniziativa si sottolinea (in tutti i sensi) che “non si chiede che venga devoluta una determinata percentuale del provento dei canoni d’acqua a determinati comuni. Si chiede, invece, che venga introdotto nella legge sull’utilizzazione delle acque il principio dell’utilizzo parzialmente vincolato dei proventi legati ai canoni d’acqua”. Per fare cosa, ad esempio? “Sostenere e sovvenzionare interventi volti alla protezione, al ripristino e alla valorizzazione dei corsi d’acqua e dei relativi paesaggi, promuovendo la biodiversità nel quadro di uno sviluppo sostenibile”, si legge nel testo.

Ma grazie a questi fondi vincolati, il Cantone potrà finanziare “non solo progetti concreti di tutela, conservazione e valorizzazione ambientale delle aree interessate dallo sfruttamento idrico, ma anche opere pubbliche o di interesse pubblico strettamente connesse al miglioramento della qualità territoriale, paesaggistica ed economica – quali infrastrutture scolastiche, culturali o sociali e turistiche – che contribuiscano in modo duraturo alla coesione e allo sviluppo equilibrato delle comunità locali”.

‘Il beneficio dovrà essere maggiore rispetto a oggi’

La seconda iniziativa, complementare alla prima e più in ottica futura, vede le riversioni come vero sostegno alle zone periferiche. E ha l’occhio rivolto appunto ai prossimi anni, per essere pronti quando con le nuove risorse in arrivo dalle riversioni esse non finiscano semplicemente nel bilancio del Cantone o neutralizzate dalla perequazione, ma producano un effettivo beneficio netto per i Comuni di valle, i Comuni sede d’opera e, per quanto possibile, le zone periferiche coinvolte.

La proposta si articola su tre assi. Il primo prevede un meccanismo ricorrente a favore dei Comuni sede d’opera e di quelli compresi nel bacino idrografico, finanziato dai proventi delle riversioni, con criteri oggettivi di ripartizione che tengano conto della presenza di impianti sul territorio, dell’appartenenza al bacino e degli oneri paesaggistici sostenuti. Il risultato deve essere un incremento netto rispetto agli introiti attuali. Il secondo è una clausola di non neutralizzazione: “Le maggiori entrate riconosciute ai Comuni sede d’opera e di bacino non devono essere compensate integralmente mediante una riduzione equivalente di altri contributi, trasferimenti o strumenti perequativi”. Il principio guida è esplicito: «Le riversioni devono migliorare concretamente la posizione finanziaria e progettuale delle Valli, non semplicemente sostituire risorse già esistenti». Il terzo asse prevede che una quota dei proventi delle riversioni possa essere destinata a ridurre l’onere perequativo dei grandi Comuni paganti, ma “in modo compatibile con il principio della non neutralizzazione per i Comuni di valle”. Questo cambiamento dovrà «individuare un equilibrio tra due esigenze entrambe legittime: rafforzare finanziariamente le Valli e, al contempo, contenere nel medio-lungo termine la pressione sul sistema perequativo cantonale”.

Speziali: ‘Dopo il colonialismo energetico, ora si restituisca quanto generato’

Speziali è netto: «Per molti anni si è trattato, di fatto, di una forma di colonialismo energetico della Svizzera interna. Ora l’obiettivo è fare in modo che il nuovo capitolo delle riversioni, che rappresenta un tema centrale per questo Cantone, non si limiti semplicemente a migliorare i conti cantonali. Altrimenti si tratterebbe di una riforma incompleta». Quindi, «serve stabilire un principio fondamentale: con l’applicazione delle nuove regole, le valli devono ricevere più di quanto ricevono oggi, evitando una situazione in cui il Cantone dà con una mano e sottrae con l’altra». Quindi, l’intenzione è passare dal «colonialismo energetico» di cui sopra a una situazione in cui «il Ticino riprende il controllo della propria industria idroelettrica e restituisce in modo equo il valore generato sul territorio. Queste infrastrutture sono, a tutti gli effetti, le nostre grandi opere del Novecento: rappresentano un’opportunità ma anche una responsabilità nella loro gestione futura».

Dadò: ‘Ci saranno più soldi, qualcosa di fisso deve rimanere nelle zone coinvolte’

«Si tratta – spiega Dadò – di guardare al futuro della gestione degli impianti idroelettrici. In passato il nostro Cantone è stato sfruttato molto. Ci sono stati anche alcuni vantaggi – concede Dadò –, ma evidentemente la maggioranza dei guadagni sono andati alla Svizzera interna. Adesso, con il ritorno dei grandi impianti al Ticino nei prossimi decenni, impianti che potremo quindi gestire noi, ci saranno anche dei grossi guadagni, ed è giusto che qualcosa rimanga anche alle zone periferiche». È per questo che si chiede una spartizione dei proventi che sia equa, e per due motivi: «Primo, perché è giusto che le zone periferiche ricevano qualcosa dallo sfruttamento del loro territorio; secondo, perché è ingiusto che i centri urbani, soprattutto nel Sottoceneri, continuino a dover pagare per le valli, quando nelle valli viene prodotta una ricchezza enorme».

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2026-06-16T07:00:00.0000000Z

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