laRegione

‘Occorre una rapida condivisione dei dati’

Lotta alla mafia: sullo scambio di informazioni fra autorità, Farinelli interpella il Consiglio federale. ‘Esistono ostacoli giuridici, tecnici o organizzativi?’

Di Andrea Manna Fiorenza

Nell’azione di contrasto alle mafie è fondamentale anche il rapido scambio di informazioni tra organi dello Stato, penali e amministrativi. Eppure “recenti casi e analisi pubbliche hanno evidenziato il rischio che soggetti legati alla criminalità organizzata possano insediarsi in Svizzera, accedere all’economia legale, investire capitali di origine illecita od ottenere permessi e autorizzazioni senza che gli indizi disponibili siano tempestivamente condivisi tra le autorità competenti”. Lo sostiene, in una recente interpellanza al Consiglio federale, il deputato del Plr al Nazionale Alex Farinelli, alludendo fra l’altro all’inchiesta internazionale che nei mesi scorsi ha portato all’arresto di quattro cittadini stranieri, sospettati di legami con la ’Ndrangheta e la Camorra, per traffico di stupefacenti e riciclaggio dei relativi proventi: avevano vissuto a Roveredo dopo aver ottenuto da Coira il permesso di dimora. Precedentemente a uno di loro il confinante Canton Ticino, dove da tempo viene chiesto l’estratto del casellario giudiziale, aveva negato il ‘B’ alla luce dei suoi trascorsi penali.

‘Repressione penale, ma anche capacità preventiva’

Il “problema” sollevato dall’atto parlamentare concerne, puntualizza il consigliere nazionale ticinese, “non solo la repressione penale, ma anche la capacità preventiva dello Stato di riconoscere situazioni di rischio prima che l’infiltrazione si consolidi”. L’“aumento” delle segnalazioni in odor di riciclaggio all’Mros, ufficio inserito nell’organigramma di Fedpol (Ufficio federale di polizia), “conferma una crescente attenzione del settore finanziario, ma solleva la questione se le informazioni raccolte siano poi utilizzabili in modo efficace da autorità migratorie, fiscali, amministrative e di perseguimento penale”.

Di qui una serie di domande al governo. Le autorità svizzere, chiede Farinelli, “dispongono oggi di strumenti sufficienti per filtrare preventivamente soggetti potenzialmente legati alla criminalità organizzata nell’ambito di procedure migratorie, autorizzative, fiscali o economiche? In che misura le autorità competenti possono scambiarsi informazioni rilevanti, anche in assenza di una condanna definitiva, quando emergono indizi di legami con organizzazioni mafiose o criminalità organizzata transnazionale?”. E ancora: “Esistono ostacoli giuridici, tecnici oppure organizzativi che impediscono a un’autorità di utilizzare tempestivamente informazioni detenute da un’altra autorità federale, cantonale, comunale, penale, fiscale, migratoria o dall’Mros? Come vengono considerate, nelle procedure amministrative svizzere, le informazioni provenienti da autorità estere, procedimenti penali stranieri o fonti aperte attendibili?”. Farinelli chiede inoltre al Consiglio federale se non ritenga necessario “rafforzare le basi legali, le linee guida o i meccanismi di coordinamento affinché segnali di rischio mafioso siano valutati in modo uniforme e proporzionato da Confederazione e Cantoni”. Il federalismo, osserva Farinelli interpellato dalla ‘Regione’, «è certamente un valore da preservare, ma rappresenta talvolta un limite in alcuni ambiti e uno di questi è la lotta al crimine organizzato transfrontaliero. Nel nostro Paese sarebbe pertanto auspicabile e urgente intervenire sul piano legislativo per garantire la tempestiva condivisione delle informazioni e di riflesso l’efficace collaborazione fra

Cantoni e tra questi e il Ministero pubblico della Confederazione, cui compete il contrasto alla criminalità organizzata, e l’Ufficio federale di polizia. È un discorso che non deve però riguardare unicamente le autorità penali. Ritengo che sul fronte della collaborazione intercantonale tra uffici amministrativi vi sia ancora molto lavoro da fare». Avverte Farinelli: «Oggi i mafiosi non sono più i personaggi caricaturali con accento del sud, ma sono cresciuti parlando francese o svizzero tedesco, il che aumenta il rischio di infiltrazioni. In tutti i Cantoni». La “collaborazione nazionale” è uno dei capitoli della ‘Strategia della Svizzera per la lotta alla criminalità organizzata’, adottata nel novembre del 2025 dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia e approvata il mese successivo dal Consiglio federale. “Le autorità e i privati che svolgono compiti pubblici (per esempio in caso di controlli del mercato del lavoro da parte di organizzazioni private) devono disporre delle basi legali necessarie per trattare e condividere dati sulla criminalità organizzata relativi a oggetti e persone – si afferma nel documento –. La divulgazione dei dati deve essere possibile tra i Comuni all’interno dei Cantoni, tra i Cantoni stessi nonché dalla Confederazione ai Cantoni e viceversa. Occorre istituire le necessarie basi legali, che devono essere impostate di modo che i corpi di polizia e i pubblici ministeri dei Cantoni e della Confederazione possano trattare congiuntamente casi che riguardano vari enti pubblici”.

Processo al Tpf di Bellinzona

Fra poco più di un mese, intanto, verrà celebrato a Bellinzona, al Tribunale penale federale (Tpf), un importante processo per mafia. Sul banco degli imputati, rinviato a giudizio dal Ministero pubblico della Confederazione, un 58enne cittadino italiano residente nel Canton Argovia. In particolare, come riferito a suo tempo dalla Procura federale in un comunicato, l’uomo è accusato di aver agito tra il 2001 e il 2020 quale referente in Svizzera della cosca ’ndranghetista Anello-Fruci. Oltre che di partecipazione e sostegno a un’organizzazione criminale, deve rispondere di altri diversi reati. Tra cui ricettazione, infrazione alla legge federale sulle armi e a quella sugli stupefacenti, si apprende dal sito del Tpf. Le indagini sono state condotte da Fedpol sotto la direzione del Ministero pubblico della Confederazione. La Corte sarà presieduta dalla giudice ticinese Bergomi. Il dibattimento si aprirà lunedì 31 agosto. Durata prevista, una decina di giorni.

CANTONE

it-ch

2026-07-22T07:00:00.0000000Z

2026-07-22T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281578067438501

Regiopress SA