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Gli Stati Uniti sono ‘pronti’ a sferrare ‘un attacco massiccio’

Affondo Houthi nel Mar Rosso, il prezzo del greggio sale

Ansa/red

Donald Trump è pronto a sferrare l’attacco finale all’Iran. Nessuna decisione definitiva è stata presa, ma l’idea di chiudere la partita in Medio Oriente con il raid “più grande di qualsiasi altro” sembra tentarlo. Frustrato dall’aumento delle vittime americane e dalle critiche sempre più accese in casa, il presidente sembra essersi convinto che una guerra totale possa alla fine riportare la pace e infliggere un duro pesante colpo all’asse fra l’Iran e gli Houthi. Teheran sarà ritenuta “responsabile” delle azioni dei suoi “proxy”, ha tuonato il presidente sul suo social Truth minacciando “gravi punizioni militari” nei confronti dell’Iran e degli Houthi se altre navi finiranno sotto attacco. Gli alleati di Teheran nello Yemen hanno infatti attaccato due petroliere saudite accusandole di aver violato il blocco navale imposto dalle sue Forze Armate nel Mar Rosso. Un colpo che ha alzato ancora di più la tensione nel Golfo, ampliando la minaccia al di là dello Stretto di Hormuz e mettendo in pericolo un’altra via del petrolio. Temendo un blocco prolungato dei due crocevia, a fronte di scorte di greggio messe a dura prova dal conflitto, le quotazioni petrolifere volano. Il Brent si è spinto per la prima volta da maggio sopra i 100 dollari al barile, mentre il Wti viaggia oltre i 93 dollari al barile. I raid e le minacce incrociate pesano anche sulle borse: le piazze finanziarie europee giovedì hanno chiuso tutte in rosso. «Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti», ha detto Trump ad Axios. Il commander-in-chief può contare su una rafforzata presenza americana nell’area che gli offre una maggiore flessibilità. Nell’ultima settimana sono state dispiegate squadre per le operazioni speciali nelle basi in Medio Oriente e squadroni di aerei da combattimento sono pronti a entrare in azione. Oltre 150 medici sono poi arrivati al Landsthul Regional Medical Center in Germania, struttura di riferimento per la cura dei soldati schierati in Medio Oriente.

Il tempo stringe

Alle ripetute minacce di Trump, l’Iran ha risposto secco. «La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le nostre infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisa», ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Immediata è stata la replica del segretario di Stato, Marco Rubio: la politica di Trump nei confronti dell’Iran è «testa per occhio». Toni duri che mostrano la determinazione dell’amministrazione contro un nemico che, nonostante settimane di pesanti attacchi, è ancora in grado di infliggere pesanti colpi agli Stati Uniti irritando il presidente. In calo nei sondaggi – ha un tasso di approvazione al 30% secondo l’American Research Group – e con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, Trump è consapevole che il tempo a sua disposizione sta stringendo. E che lo scetticismo di fronte a un conflitto che appare senza fine sta dilagando anche fra i repubblicani. Lo ha dimostrato il via libera della Camera a maggioranza conservatrice a una nuova risoluzione contro la guerra in Iran grazie a quattro voti repubblicani. Il provvedimento è solo uno dei vari bollinati dal Congresso ma senza alcun risultato. L’amministrazione infatti non li ritiene legali e li ha ripetutamente ignorati.

Accordo con Riad solo a due condizioni

Trump intanto detta le sue condizioni all’accordo per il nucleare con l’Arabia Saudita. Travolto dalle critiche per un’intesa ritenuta troppo debole e priva di vincoli stringenti, il presidente frena e precisa: l’accordo è condizionato all’adesione di Riad agli Accordi di Abramo e non prevede l’arricchimento dell’uranio. L’annuncio è accolto con un sospiro di sollievo dal governo israeliano. Ma le condizioni imposte da Trump mettono in dubbio il futuro dell’intesa con Riad prima ancora dell’esame del Congresso. Il governo saudita ha infatti ripetuto più volte che non intende riconoscere Israele senza definire una strada che porti alla creazione di uno Stato palestinese.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-07-24T07:00:00.0000000Z

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