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‘Protezione necessaria, ma Berna contribuisca’

È la posizione del Consiglio di Stato. Un’ulteriore proroga permetterebbe ai rifugiati ucraini di richiedere il permesso B, con implicazioni per i Cantoni

Ben venga il prolungamento dello Statuto S per i cittadini ucriani in fuga dal conflitto, ma a condizione che la Confederazione si faccia carico di maggiori oneri e aiuti i Cantoni nel sostenere i costi. È quanto ha voluto dire, anzi ribadire, il Consiglio di Stato alla Segreteria di Stato della migrazione nell’ambito della consultazione per decidere cosa fare dello Statuto S nel prossimo futuro. Lo scenario d’altra parte è chiaro: a breve scadrà la validità dello Statuto S, il Consiglio federale deve quindi decidere se estenderlo o meno. L’ipotesi più probabile è che la Svizzera seguirà i passi dell’Unione europea, andando quindi verso una proroga visto che non ci sono prospettive concrete di una fine del conflitto tra Ucraina e Russia. Allo stesso tempo, però, si pone un altro tema: chi è in possesso dello Statuto S può, dopo cinque anni di permanenza nel nostro Paese, accedere al permesso B. Un passaggio che a breve, dal marzo 2027, potranno compiere tutti gli ucraini arrivati in Svizzera subito dopo lo scoppio del conflitto. Si tratta, potenzialmente, di un bel problema per i Cantoni. I costi sociali, attualmente a carico principalmente della Confederazione, potrebbero passare infatti sulle loro spalle. Per il Ticino si stima una spesa maggiore di circa 30 milioni di franchi l’anno anche se è ancora difficile fare una stima precisa.

“Siamo favorevoli al mantenimento dello Statuto S oltre marzo 2027, ma ribadiamo la nostra preoccupazione per l’impatto finanziario che questa scelta comporterà sia per i costi relativi al personale supplementare, sia a livello di oneri per l’erogazione dell’aiuto sociale, con importanti ricadute anche per i Comuni. Per questo motivo – sottolinea ancora il governo ticinese – auspichiamo che la Confederazione riveda il sostegno finanziario a favore dei Cantoni, prevedendo un maggiore aiuto”.

Sul tavolo la Confederazione ha messo tre possibili scenari: il mantenimento dello Statuto S, la sua totale abrogazione in caso di un cessate il fuoco duraturo e un’uscita in caso di perdurare del conflitto. Per ogni scenario sono state presentate ai Cantoni anche le implicazioni organizzative e finanziarie. “Il primo scenario – afferma il Consiglio di Stato – ci appare attualmente quello più adeguato”. E qui si arriva alla questione del possibile passaggio dallo Statuto S al permesso B. “Siamo dell’avviso che la soluzione più ragionevole, a livello finanziario come pure a livello politico e operativo, sia quella di concederlo alle persone indipendenti dall’aiuto sociale”. Questo solo dopo un esame approfondito dei presupposti attualmente in vigore per i casi di rigore: 5 anni di soggiorno in Svizzera, luogo di soggiorno noto, integrazione riuscita. “In questo modo non ci sarebbe uno stravolgimento della prassi attuale in ambito della valutazione dei casi di rigore e non si creano disparità di trattamento fra le varie categorie di cittadini stranieri interessati”. Altro punto centrale, la questione economica: “Con questa opzione rimane al centro il presupposto dell’autonomia finanziaria. Aspetto, quest’ultimo, che limita il carico finanziario per le autorità cantonali preposte al controllo e al preavviso delle istanze per i casi di rigore”.

‘Il Ticino fa già tanto’

In ogni caso un impatto economico è da mettere in conto e, come detto, l’auspicio del governo è un maggiore sostegno da parte di Berna. “La necessità di impiego di ulteriore personale per il trattamento delle procedure per il passaggio dal permesso S a un permesso B con protezione provvisoria e le conseguenti implicazioni finanziarie comporteranno, sia a livello comunale, cantonale che federale, un grosso impatto economico”.

C’è poi un altro aspetto che l’Esecutivo ha tenuto a rimarcare nella sua risposta. “Oltre a essere fortemente sotto pressione a causa della propria posizione geografica e del relativo flusso di immigrazioni illegali, il Ticino accoglie un Centro federale che è spesso teatro di situazioni di disagio per la popolazione e rende quindi maggiormente complesso il processo di integrazione delle persone attribuite al Cantone”. Chiara quindi la conseguenza che la Confederazione deve trarre: “Prendete urgentemente in considerazione questa condizione per una revisione della chiave di ripartizione fra Cantoni”.

CANTONE

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2026-08-10T07:00:00.0000000Z

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