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Divieto ai più giovani, Berna apre la porta

Rispondendo a un’interpellanza del consigliere nazionale del Centro Giorgio Fonio ecco la novità: ‘Mostreremo che l’utilizzo influisce sulla loro salute mentale’

Di Jacopo Scarinci

In quello che era apparecchiato come un classico – e sicuramente non il primo – menavia, ecco la sorpresa: il Consiglio federale “analizzerà anche in che misura siano opportuni limiti di età per i social network e altre misure volte a proteggere i giovani da un uso problematico di queste reti. Vengono presi in considerazione anche gli approcci normativi di altri Paesi”.

Insomma, dai e dai alla fine non è una porta aperta quella di Berna. Ma almeno non è sbattuta come in altre occasioni. Questa possibilità viene resa pubblica in una risposta a un’interpellanza del consigliere nazionale del Centro Giorgio Fonio che, nel mese di giugno, era tornato alla carica sulla protezione dei minorenni dai rischi associati ai social media, chiedendo appunto al Consiglio federale quale orientamento intendesse adottare. Su un tema di fortissima attualità: basti ricordare che non più tardi di mercoledì Meta, l’azienda proprietaria di Facebook e Instagram, ha patteggiato in un processo che la vedeva coinvolta e accusata da 29 Stati degli Stati Uniti di creare dipendenza tramite i suoi social network, decidendo di pagare fino a 16,7 miliardi di dollari. Non un’ammissione di colpa, ma intanto l’azienda imporrà i limiti giornalieri all’utilizzo dei suoi social da parte dei giovani e un blocco per le ore notturne. Rafforzando anche la prevenzione e le possibilità da parte dei genitori di controllare l’utilizzo che viene fatto di questi social.

I numeri (preoccupanti) in Svizzera

In Svizzera, ricordava Fonio nel suo atto parlamentare, “il 91% dei giovani utilizza i social quotidianamente, mentre lo smartphone viene in media usato 3,25 ore al giorno. Elevato è inoltre il numero di giovani che riporta esperienze quali tentativi di adescamento e cyberbullismo”. Parallelamente, sottolineava Fonio, “la ricerca scientifica internazionale mostra correlazioni tra l’uso intensivo dei social media e diversi indicatori di disagio psichico e sociale, tra cui ansia, depressione, disturbi del sonno, difficoltà di autostima e problematiche legate all’immagine corporea”. Dopo aver ripercorso quanto si sta facendo a livello internazionale – dal limite di 16 anni deciso in Australia perché i giovani possano accedere ai social a quanto si sta facendo in Francia e Regno Unito – il consigliere nazionale del Centro chiedeva, appunto, al Consiglio federale quale fosse l’orientamento di Berna. Pochi giorni fa è arrivato il parere del governo, nel quale, come premessa, viene riportato che “nell’ambito della consultazione concernente la nuova legge federale sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca, che si è conclusa il 16 febbraio 2026, è stato chiesto se e quali misure di protezione per i giovani debbano essere integrate nella legge. La valutazione della consultazione è tuttora in corso. Il Consiglio federale intende aspettarne l’esito, la protezione dei giovani sarà tuttavia inclusa nel progetto di legge”. E fin qui...

La risposta continua ricordando anche altro, vale a dire che “la nuova legge federale sulla protezione dei minori nel settore del cinema e dei videogiochi contiene già obblighi per i servizi di piattaforma che rendono accessibili video o videogiochi. Se sul servizio di piattaforma sono disponibili contenuti non adatti ai minori – spiega il Consiglio federale – è possibile accedervi solo una volta verificata la maggiore età dell’utente”. In questo contesto, “sono considerati inadatti ai minori soprattutto i contenuti che presentano una violenza eccessiva o atti sessuali espliciti”. La previsione è che l’entrata in vigore di questa nuova legge sia “nella seconda metà del 2027”, con i regolamenti per i servizi di piattaforma che non sono ancora in vigore.

Ma arrivando alla parte di domande relative alla salute mentale dei giovani collegata ai social network e alla protezione dei bambini, il Consiglio federale informa che rispondendo a due postulati “mostrerà come l’utilizzo dei social network influisce sulla salute mentale dei giovani”. E, sempre in questa valutazione, si diceva, verrà analizzato in che misura siano opportuni limiti di età per l’accesso ai social network.

‘Riconosciuto, finalmente, questo problema’

Insomma, è un passo avanti che Fonio, da noi interpellato, commenta così: «La cosa positiva di questa risposta è che il Consiglio federale riconosce, finalmente, che i social network sono un problema per i bambini e i giovani. Adesso, sarà interessante vedere, come dice la risposta alla mia interpellanza, quali saranno i rapporti ai postulati, se anche gli esperti riconoscendo queste preoccupazioni andranno nella direzione di seguire quanto sta avvenendo nel resto dell’Europa». Non si arretra, quindi: «Serve agire: i social network per i ragazzi sono un problema davvero grave, nulla ci fa dire che portino un bene o qualcosa di positivo, ed è necessario mettere dei paletti anche dal punto di vista della legge».

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2026-08-29T07:00:00.0000000Z

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