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‘Il turismo non deve essere schiavo dei numeri’

Per Claudio Visentin (Usi) in Ticino il settore ha raggiunto livelli soddisfacenti e stabili. E mette in guardia: ‘Non si cada nella schiavitù dei numeri’

Di Vittoria De Feo

Secondo il professore dell’Università della Svizzera italiana Claudio Visentin ‘in Ticino il settore sta bene così com’è. Non c’è bisogno che cresca ulteriormente’.

«In Ticino il turismo va bene così com’è. Ha raggiunto numeri importanti e stabili negli anni, rappresentando un settore rilevante per il Cantone senza tuttavia essere decisivo. Non c’è dunque il bisogno che cresca ulteriormente». Osservando le cifre di bilancio relative al 2025 presentate nelle scorse settimane da Ticino Turismo – che descrivono una situazione solida con il numero di arrivi più alto dal 2008 per un totale di 1,2 milioni di persone e discreti aumenti dei pernottamenti registrati negli alberghi e nei camping –, il docente al master in Turismo internazionale all’Università della Svizzera italiana (Usi) Claudio

Visentin mette in guardia: non bisogna cadere nella «schiavitù dei numeri, una postura sostanzialmente sbagliata». E spiega: «L’idea secondo cui bisogna sempre crescere, che se i numeri sono positivi è un trionfo e se sono negativi un disastro, è pericolosa. In Ticino abbiamo un quadro di sostanziale stabilità e la situazione è profondamente soddisfacente, nel senso che i turisti sono tanti e non credo che ne possiamo, o vogliamo, accogliere di più».

‘Il Lago di Como ci protegge per ora dall’overtourism’

Negli anni, rievoca quindi Visentin, «il Ticino ha vissuto una buona crescita che si inserisce in una crescita complessiva a livello mondiale molto vigorosa. In altri termini, se il turismo globale sta decollando, quello ticinese sta crescendo». I dati ticinesi, osserva il professore, «sono sostanzialmente all’insegna della stabilità di un turismo che aumenta piuttosto che calare. Le notti in hotel, per esempio, sono al livello del 2010, il che – tiene a sottolineare – non è negativo». Anzi. «Il turismo del nostro cantone – prosegue – beneficia dunque di questa stagione generale di crescita». E aggiunge: «Il dato forse più emblematico è che dopo un’ottima stagione durante la pandemia in totale controtendenza rispetto al resto del mondo, una volta finita questa fase straordinaria il Ticino non ha perso rilevanza tanto quanto si temeva. Quando le persone hanno potuto ricominciare ad andare in altri posti, il calo non è stato significativo». Di positivo, indica ancora il docente in Turismo internazionale, «c’è che in Ticino non subiamo per ora il pericoloso fenomeno dell’overtourism». A proteggerci, secondo Visentin, «il franco forte e il Lago di Como, area che sta cavalcando entusiasticamente e spensieratamente questa stagione di forte turismo». Il Ticino «è un’esperienza simile a quella del Lago di Como, ma meno famosa e più cara. Mentre Como è presa d’assalto da orde di turisti internazionali, noi abbiamo un turismo ben inserito nel tessuto economico», ulteriore ragione per cui non bisognerebbe strafare. Esatto, perché, illustra il professore dell’Usi, «un turismo esagerato ha conseguenze molto pesanti sui territori». Fondamentale in tal senso ricordare che non ogni turista è uguale: «Quando si parla di numeri c’è un problema di fondo, e cioè che non ci dicono nulla sul tipo di turista. Alcuni visitatori pesano tantissimo, altri molto poco». Per esempio? «Un turista di ritorno, che va a vedere le cose che non ha visto la prima volta, che non si reca quindi più nelle principali attrazioni, è un turista leggero come una piuma», dice Visentin. Al contrario, «un turista di giornata, che magari arriva in macchina o con un pullman, è una iattura, è pesantissimo».

‘Come prima industria schiaccerebbe tutto il resto’

Per spiegare le ragioni secondo cui il turismo in Ticino va bene così com’è, la rilevanza del settore per una determinata realtà. «La logica alla base del turismo – rimarca Visentin – è che si sceglie di recarsi in un luogo per vedere come si vive e cosa c’è in una certa destinazione. Ma se le persone di quel posto vivono di turismo che cosa andiamo a vedere? Gli alberghi? In quel caso si perde il senso stesso del turismo, motivo per cui è importante che il turismo non diventi mai la prima industria, perché andrebbe a schiacciare tutto il resto». Problematico, quindi, «continuare a guardare il turismo solo come attività economica, aspetto indubbiamente importante, ma non l’unico». Il turismo, in effetti, è anche altro: cultura, incontro, scambi. «A tutti piacciono i guadagni del turismo, non devono tuttavia essere la priorità. Ora come ora in Ticino c’è una ragionevole apertura al turismo, anche da parte dei residenti». Ed è proprio per questo che la domanda centrale da porsi quando si parla di turismo è non solo quanto ospitale sia un luogo, ma anche quanto piacere abbia quel luogo nell’ospitare turisti. «Nel nostro cantone – ribadisce il docente dell’Usi – abbiamo i turisti che ci serve avere: aiutano l’economia e si incontrano con altre persone, il tutto senza sovraccaricare il territorio».

Margini di miglioramento, mette in luce Visentin, sono da ricercare in «un aumento del piacere dell’incontro tra turisti e residenti, aspetto di cui si parla poco ma che invece è una bella dimensione umana», e soprattutto nella destagionalizzazione. «Assistiamo non di rado a campagne per ‘conquistare’ turisti di altri Paesi, quando però il dato di fondo è che il resto della Svizzera e la Germania rappresentano quasi il 70% degli arrivi». Concretamente, poi, «pensare di riuscire a controllare il turismo è illusorio: si tratta di un fenomeno molto spontaneo che in larga misura segue logiche proprie». Ciò detto, riuscire a rompere le tradizionali stagioni turistiche, come peraltro sta cercando di fare anche Ticino Turismo con il progetto lanciato lo scorso autunno Ticino 365, ha un suo perché. «Il nostro cantone – sottolinea Visentin – è molto adatto ad avere un turismo tutto l’anno, in particolare per via del suo particolare microclima».

‘Per un Paese ricco avere una visione solo economica è controproducente’

Altro tema sul tavolo di Ticino Turismo, gli affitti brevi (airB&B), aumentati del 57,3% rispetto al 2019, e le residenze secondarie. «Se troppi – afferma il professore –, entrambi possono diventare un problema per i residenti, aumentando i prezzi o limitando la disponibilità di alloggi». Essendo il Ticino contraddistinto da un territorio molto diversificato, «gli affitti temporanei possono però avere un interesse in alcune zone. In ogni caso, negli ultimi tempi c’è stata una stretta positiva per regolamentarli meglio». Per quanto concerne le residenze secondarie, Visentin non ha dubbi: «Sulle seconde case, in Ticino come nel resto della Svizzera, c’è una forte pressione, visto che molti clienti ricchi del pianeta vorrebbero volentieri avere una casa nel nostro Paese. Trattandosi però spesso di letti freddi, è bene che non diventino troppe». Persone abbienti e di una certa età, che – in un cantone già anziano, con i salari mediamente più bassi della Svizzera e con i premi di cassa malati più elevati – non rischiano di portare con sé tutta una serie di controindicazioni? «È vero, in Ticino il turismo della terza età ha un potenziale economico notevole: il clima è favorevole, gli alloggi sono piacevoli, ci sono attività culturali e c’è un ottimo sistema sanitario. È però altrettanto vero che dal punto di vista sociale, in un cantone che invecchia e dal quale i giovani tendono ad andarsene, si rischia di trovarsi con una gigantesca casa di riposo molto redditizia».

In definitiva la lezione da trarre dalle considerazioni di Visentin è che «un Paese ricco, come lo è la Svizzera, non può avere una visione solo economica del turismo. Mi spiego: se è comprensibile che un Paese povero faccia qualunque cosa per attirare il turismo e i relativi guadagni, al contempo per un Paese come la Svizzera appiattirsi su un discorso prettamente economico è controproducente».

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