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La visione del governo non piace a nessuno

Il Consiglio di Stato assicura per dopo Pasqua un messaggio sull’implementazione del voto di settembre, ma vuole legarla al suo finanziamento

Di Vittoria De Feo

Tempistiche più chiare sulla presentazione dell’atteso messaggio del governo, una vaga indicazione su un’implementazione a tappe a partire da gennaio 2027 e una discussa ‘clausola ghigliottina’ che ancorerebbe l’entrata in vigore alla garanzia di avere le coperture finanziarie. Sono questi i tre punti dirimenti emersi dall’audizione in corpore del Consiglio di Stato che, davanti alla commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’, ha chiarito alcuni aspetti sull’applicazione delle due iniziative approvate lo scorso 28 settembre: quella socialista per limitare i premi di cassa malati al 10% del reddito disponibile e quella leghista per la deducibilità integrale dei premi dalla dichiarazione d’imposta.

I tre punti dirimenti

Ma riavvolgiamo il nastro. Il messaggio del Consiglio di Stato riguardante l’attuazione delle due iniziative era atteso per lo scorso 1° febbraio, termine assegnatogli dal parlamento durante i dibattimenti sul Preventivo cantonale 2026. Non essendo stato presentato alcunché, il 3 febbraio la ‘Gestione’ aveva sollecitato con una lettera il governo affinché indicasse “nel modo più preciso possibile” la data entro cui intendesse presentare il suddetto messaggio. Tale richiesta non aveva finora ricevuto nessuna risposta. Durante l’audizione di ieri, ci spiega il presidente della commissione Fabrizio

Sirica, il Consiglio di Stato ha però infine assicurato che il messaggio sarà presentato dopo la settimana delle vacanze di Pasqua.

Nei contenuti, illustra ancora Sirica, «stando a quanto indicato dal governo, il messaggio prevederà una visione organica, cioè complessiva, dell’implementazione delle due iniziative che saranno messe in vigore in maniera proporzionata». Ovvero? «Significa che se si implementerà per esempio il 15% del costo dell’iniziativa socialista, sarà attuato anche il 15% dell’iniziativa leghista». Tradotto: le due iniziative andrebbero avanti su due binari paralleli secondo il principio che, quando l’implementazione sarà a tetto, lo sarà per entrambe. Il tutto, come detto, seguendo delle tappe, di cui la prima è prevista per gennaio 2027. «Nel messaggio – riprende il presidente della ‘Gestione’ – verrà spiegato che, dopo gennaio 2027, ci saranno delle tappe successive in termini di orizzonti e visione, ma non ancora di implementazione». Insomma, sulle fasi dell’entrata in vigore vera e propria non c’è ancora chiarezza.

Non da ultimo, ed è l’aspetto più controverso, c’è l’ipotesi di inserire una ‘clausola ghigliottina’ che leghi l’implementazione al suo finanziamento. Dice Sirica: «C’è l’intenzione da parte del governo che ci sia una garanzia sul finanziamento dell’entrata in vigore delle iniziative. Non si tratterebbe solo dell’implementazione, bensì dell’implementazione a condizione che ci sia la sostenibilità finanziaria». Su questo punto, come riferito nelle scorse settimane, la ‘Gestione’ conferirà un mandato esterno a un costituzionalista per capire se il Consiglio di Stato possa effettivamente legare l’implementazione delle due iniziative a specifiche fonti di finanziamento.

Bignasca (Lega): ‘Peggio di un controprogetto’

La posizione del governo uscita dall’audizione di ieri non va giù al capogruppo della Lega Boris

Bignasca: «Quanto fatto negli ultimi sei mesi dal Consiglio di Stato è assolutamente inaccettabile. È inaccettabile – ribadisce – che delle iniziative popolari approvate dai cittadini con circa il 60% dei voti siano ancora ostaggio del governo». Per Bignasca, «il Consiglio di Stato sta facendo finta di non capire come funziona la democrazia diretta. Il discorso è molto semplice: a oggi il popolo ha votato e, malgrado basti una firmetta del Consiglio di Stato, ciò non viene implementato, ma anzi rimandato e condizionato da altre misure. Credo che anche il governo si renda conto che non è il modo di gestire la democrazia diretta». Addirittura: «I controprogetti alle iniziative popolari, da quel che so, si fanno prima del voto e non dopo. Questo è ancora peggio di un controprogetto, è un controprogetto condizionato ad altre misure, zoppo e tardivo», deplora il leghista.

Durisch (Ps): ‘Un vincolo anticostituzionale’

A non essere per niente soddisfatto è anche il capogruppo del Ps Ivo Durisch. «Vincolare l’implementazione delle due iniziative al loro finanziamento non va bene», sancisce. «I cittadini – prosegue – hanno votato e si aspettano che quanto deciso entri in vigore. Il governo non ha altra scelta». Non solo. «Anche se la questione dei finanziamenti si pone visto che lo prevede anche la legge sulla gestione finanziaria del Cantone, tuttavia non si scappa: le due iniziative vanno applicate». Per il Ps è però necessario affrontare il tema in particolare nell’ambito del Preventivo. Aggiunge Durisch: «Certo, il governo dice che da gennaio 2027 inizierà l’implementazione, ma resta da vedere anche se nel frattempo ci sarà un referendum vista l’ipotizzata ‘clausola ghigliottina’ o se la commissione, in maniera più democratica, dividerà i due tronconi del finanziamento e della messa in vigore». Esatto perché, stando al socialista, «legare il finanziamento all’entrata in vigore è anticostituzionale, è una forzatura. Altre soluzioni in passato sono sempre state trovate». Anche per Durisch siamo di fronte a «una sorta di controprogetto indiretto. A meno che nel messaggio del governo venga chiarito in modo limpido da quando e come verranno applicate integralmente le iniziative, è come se venissero parcheggiate, il che, dal punto di vista democratico, non è l’ideale».

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2026-03-25T07:00:00.0000000Z

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