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‘Chiarimenti necessari prima di far pagare i pazienti’

L’Alvad scrive a De Rosa e solleva diverse criticità, soprattutto sulla disparità di trattamento. ‘Se necessario ci assumiamo l’onere del mancato incasso’

di Giacomo Agosta

L’Alvad sospende il prelievo introdotto dal Cantone e scrive a Raffaele De Rosa.

‘Ci sembra di capire che si crea una disparità di trattamento tra servizi, e non va bene’.

Sulla contestata partecipazione degli utenti ai costi delle cure a domicilio, decisa dal Cantone, c’è chi è pronto a mettersi di traverso. L’Associazione locarnese e valmaggese di assistenza e cure a domicilio (Alvad), con una ferma lettera indirizzata direttamente al direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, ha infatti comunicato che non intende chiamare alla cassa i suoi utenti. Non solo, l’Alvad si dice anche pronta ad assumersi l’onere per il mancato incasso. Questo perché, viene ribadito più volte nella missiva, ci sono aspetti che necessitano assolutamente di un chiarimento. A cominciare da una possibile disparità di trattamento tra operatori che svolgono lo stesso lavoro ma hanno, o meno, stipulato un contratto con il Cantone.

“Per ragioni di carattere amministrativo-organizzativo, per dare un tempo di preavviso confacente all’utenza, ma soprattutto in attesa dei necessari chiarimenti che di seguito esponiamo, la informiamo che il nostro Comitato ha deciso di sospendere l’entrata in vigore, almeno fino al 30 settembre 2026”, si legge nella lettera del 24 marzo firmata dal presidente e dal direttore dell’Alvad, rispettivamente Stefano Gilardi e Gabriele Balestra.

Cosa cambia

La misura contestata è stata comunicata il 6 marzo dal governo e dà seguito alla modifica legislativa adottata dal Gran Consiglio con il Preventivo 2026: dal 1° aprile tutti i fornitori di prestazioni di cure a domicilio che operano nel quadro della Legge sull’assistenza e cure a domicilio (Lacd) – servizi di assistenza e cure a domicilio di interesse pubblico, servizi privati e infermieri indipendenti – preleveranno un contributo all’utente calcolato in base alla durata delle cure ricevute. Il contributo è fissato a 50 centesimi ogni 5 minuti di cura per un massimo di 15 franchi al giorno. Le persone beneficiarie di prestazioni complementari dell’Avs/Ai potranno continuare a chiedere il rimborso della spesa secondo le attuali disposizioni. Anche chi non ne beneficia, ha sottolineato il Cantone, può verificare il proprio diritto a ricevere un eventuale rimborso.

Le contestazioni

Tornando alla lettera dell’Alvad, sono diverse le considerazioni e le domande indirizzate a De Rosa. A cominciare da una possibile disparità di trattamento. “Nonostante le sollecitazioni da noi espresse e le rassicurazioni a suo tempo ricevute – scrivono Gilardi e Balestra – ci sembra di capire che questa tassa non sarà obbligatoria per tutti, nel senso che infermieri indipendenti e Spitex privati non contrattualizzati con il Cantone non sarebbero tenuti ad applicarla”. E qui si arriva al punto: “Questo è preoccupante. Oltre a creare un’evidente disparità di concorrenza, in un mercato già fuori controllo, creerebbe un’iniquità ancora più grave nell’utenza”. Il riferimento è tra chi abita in zone periferiche, che non può accedere ai servizi privati esenti da tassa, e chi si trova invece in aree urbane. Insiste ancora l’Associazione: “A essere ‘esentati’ dall’applicazione della tassa sarebbero di fatto quegli attori che maggiormente contribuiscono a far aumentare il fatturato Lamal. È infatti noto che i privati erogano oltre il doppio delle prestazioni sanitarie”. Al Cantone viene quindi chiesto di comunicare se questa situazione di disparità esiste davvero.

L’alternativa proposta

Elencati i problemi, si suggerisce anche una soluzione. “L’opzione più equa – scrive l’Alvad – sarebbe stata quella di incaricare amministrativamente gli assicuratori malattia di prelevare il contributo, analogamente a quanto avviene per il contributo giornaliero ai costi ospedalieri, o procedere direttamente come Cantone all’incasso”.

Al Consiglio di Stato si chiede anche di sapere se il prelievo all’utente è da considerarsi obbligatorio o se, invece, un Servizio può decidere di assumersi il costo grazie a misure di risparmio interne. Sempre a proposito di nuovi oneri, l’Alvad sottolinea come le nuove disposizioni impongano un onere amministrativo superiore, quello appunto di riscuotere la partecipazione ai costi. “Nel contratto di prestazione questo aspetto sarà riconosciuto? In che misura?”, chiede senza giri di parole l’Associazione.

C’è poi l’aspetto legato alla tempistica. E anche qui sono critiche: “Siamo tutt’ora in attesa delle Direttive dipartimentali sull’applicazione della tassa. È una cosa inaccettabile a pochi giorni dall’entrata in vigore”. Altra frecciatina: “Immaginiamo, ancora una volta, che non verrà fatta alcuna consultazione, soprattutto coi Servizi di interesse pubblico che rappresentano i Comuni, principali finanziatori del sistema”.

Per l’Alvad si è arrivati a questa situazione “per l’incapacità del Dipartimento di arginare il fenomeno dell’esplosione dei servizi privati e infermieri indipendenti in atto da alcuni anni. Questa tassa – aggiungono Gilardi e Balestra in conclusione – allontana coloro che potrebbero beneficiare della presenza degli operatori, attenti alle crescenti necessità psicosociali anche per quanto attiene la violenza a domicilio”.

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2026-03-26T07:00:00.0000000Z

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