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Docente, tra le vittime anche un’ex allieva

Questo indica che l’agire del 37enne sarebbe andato avanti per diverso tempo. Caso emerso grazie a una confidenza della ragazza di quarta fatta a un’amica

Di Marino Molinaro e Andrea Manna

Nel comunicare giovedì l’arresto del docente della Scuola media di Giubiasco per il reato di “atti sessuali con fanciulli”, cosa intendeva dire esattamente il Ministero pubblico indicando “presunti reati legati alla sfera intima di alcune minorenni”? Quanto è ampio – dal profilo numerico e temporale – il concetto “alcune”? Oltre all’allieva di quarta con la quale l’uomo avrebbe intrattenuto una relazione e sulla cui testimonianza si sono concentrate le prime verifiche di polizia, emerge ora – stando a nostre informazioni – la posizione di un’ex allieva dell’istituto. Una sedicenne che oggi frequenta la prima alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. Giovane pure sentita nelle scorse settimane dagli inquirenti in merito alle attenzioni subite dall’insegnante 37enne quando frequentava, fino all’anno scorso, le Medie giubiaschesi; non è dato sapere se le attenzioni siano proseguite successivamente.

Convocato dalla Direzione avrebbe negato

Gli inquirenti sono risaliti a lei grazie al cellulare sequestrato all’insegnante indagato. Sequestrato quando, il 17 marzo, è stato fermato, interrogato e infine posto in stato d’arresto. Una miniera di informazioni utile a capire quali fossero i suoi rapporti con le allieve, tra incontri in classe durante le ricreazioni (quindi più o meno alla luce del sole), incontri a bordo della sua vettura (in questo caso clandestini) e lezioni private offerte a domicilio, essendo peraltro docente di sostegno. Come nel caso della ragazza di quarta, che vistasi coinvolta in una ‘relazione’ caratterizzata da atti sessuali si sarebbe confidata con un’amica, riferendole quanto accaduto in un’occasione nell’auto del docente. L’amica avrebbe riferito l’episodio a una maestra attiva in un’altra scuola, la quale a sua volta si sarebbe subito attivata segnalando il caso al Dipartimento educazione, cultura e sport. Decs – come da protocollo – rivoltosi quindi alla Polizia cantonale “appena ricevuta una segnalazione di possibili comportamenti di rilevanza penale da parte di un docente nei confronti di una persona minorenne”, ha specificato giovedì il governo in una nota stampa. Ma anche la Direzione dell’istituto, sempre stando a nostre informazioni, si sarebbe mossa convocando il docente, il quale sulle prime avrebbe negato ogni fattispecie minacciando querele. Ma ben presto sono scattate per lui le manette.

Secondo i compagni ‘i due si amavano’

L’inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni mira, fra le altre cose, a ricostruire con esattezza il numero di potenziali vittime e i periodi in cui i fatti sono stati commessi. Quanto da noi appurato indica che l’agire del docente sarebbe andato avanti per qualche tempo. Mesi o anni? Testimonianze giunte in redazione, prive di conferme ufficiali, indicano anni. Un caso che, per usare le parole della Direzione scolastica, “sconcerta, addolora e suscita legittimi interrogativi”. Come quelli che più genitori hanno posto nelle ultime settimane alla Direzione di sede, costretta al silenzio per motivi d’inchiesta. Ufficialmente infatti l’assenza del docente è stata motivata con problemi di salute. Ma molti compagni erano perfettamente al corrente della fattispecie, tanto che alcuni hanno raccontato ai genitori che “i due si amavano”. Testimonianze da noi raccolte dicono che lui si atteggiava come un docente molto attento alle questioni personali degli allievi: in particolare quando intravedeva qualche innamoramento fra coetanei non mancava di rivolgere al ragazzino di turno la battuta un po’ paternalistica “trattala bene”, come a voler marcare il territorio o per allontanare da sé eventuali sospetti. Situazioni ambigue non riguarderebbero invece l’ambito sportivo da lui frequentato in passato, quando aveva assunto la presidenza di un sodalizio della regione.

‘Così si rischia di minimizzare’

Un’altra interrogazione, dopo quella dei Verdi liberali, solleva dubbi sul corretto agire del Decs. In un’interpellanza urgente le granconsigliere di ‘Più Donne’ Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini sottolineano che “questo evento s’inserisce in un contesto in cui il Consiglio di Stato, rispondendo a precedenti atti parlamentari sugli abusi sessuali ai danni di minorenni, ha rassicurato sulla solidità dei protocolli di prevenzione e sulla prontezza delle antenne scolastiche”. Tuttavia, sostengono le due deputate, “i fatti dimostrano che quanto messo in atto dal governo non ha impedito il ripetersi di situazioni drammatiche, con nuove giovanissime vittime”. Ciò che le preoccupa è anche il dopo, ossia “il silenzio o l’incompletezza delle informazioni fornite agli allievi”. Infatti “se ai giovani viene spiegato con chiarezza che l’uso di droghe è un reato, sembra mancare la stessa fermezza e chiarezza nel comunicare che determinati atti compiuti da un adulto su un minore non sono solo ‘comportamenti inappropriati’, ma reati gravi puniti con la detenzione”. E difatti “la scuola è solerte nel parlare di ‘legalità’ quando si tratta di bullismo o droghe, ma è spesso reticente quando il colpevole è un membro del corpo insegnante”. Da qui la richiesta “affinché si passi dal protezionismo (nascondere le cose per non turbare) all’empowerment (dare ai giovani le parole e i concetti giuridici per difendersi). Da ciò una serie di domande volte a chiarire qual è il protocollo in vigore, quale accompagnamento viene assicurato, cos’è previsto per comunicare l’arresto di un docente agli allievi della sede interessata.

Spazi di segnalazione esterni e indipendenti

Anche ErreDiPi (Rete di difesa delle pensioni) prende posizione contro “i protocolli che diventano strumenti fragili, inefficaci e talvolta inutilizzabili. È necessario che ci siano spazi di segnalazione esterni e indipendenti, non subordinati alla gerarchia scolastica, organismi che garantiscano imparzialità, protezione e trasparenza. È necessario potenziare la formazione e la prevenzione. La cultura del rispetto la si costruisce con strutture che funzionino, con responsabilità chiare e con la certezza che chi segnala non sarà lasciato solo”.

BELLINZONA E VALLI

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2026-04-04T07:00:00.0000000Z

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