Bando nuovo caposezione, il Plr torna alla carica
Speziali e Piezzi: ‘Perplessità, perché un’altra settimana?’
Di Jacopo Scarinci
A distanza di qualche settimana, i malumori in casa Plr sulla questione del concorso per il prossimo direttore della formazione professionale non cessano.
Alessandro Speziali e Aron Piezzi, autori di un’interpellanza che l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha trasformato in interrogazione, attendono ancora una risposta dal governo.
Ma il mal di pancia è ancora lì, nel requisito di avere una laurea per concorrere al posto: «Il bando esclude di fatto molti professionisti che operano nel settore da anni, persone che lo hanno vissuto dall’interno, che oggi ne gestiscono scuole e centri professionali, che guidano équipe di docenti e accompagnano ogni giorno centinaia di apprendisti – rimarcano Speziali e Piezzi a ‘laRegione’ –. Persone che il sistema duale lo conoscono sul campo, non solo sui libri. Che proprio loro rischino di essere esclusi a priori da un requisito formale, è una contraddizione che stentiamo ad accettare. Infatti da un lato si proclama la pari dignità della formazione professionale, se ne esaltano i meriti, se ne invoca il rafforzamento; dall’altro, quando si tratta di scegliere la figura chiamata a dirigerla, si adotta una formulazione che rischia di scoraggiare o escludere proprio chi quel mondo lo conosce dall’interno”.
Per il Plr «non si tratta di abbassare gli standard – sottolineano i due deputati liberali radicali –. Si tratta di chiedersi se il Cantone voglia davvero premiare competenze, esperienza e conoscenza del settore, oppure se continui a considerare pienamente legittimi solo i percorsi che ricalcano un modello accademico tradizionale».
‘Il giorno stesso della scadenza...’
Ma davvero questo bando era così problematico? Nel senso: sono questioni così rilevanti? Ebbene, per il Plr assolutamente sì. «In una fase in cui le procedure di nomina nel Decs sono oggetto di particolare attenzione pubblica, la costruzione dei requisiti di accesso dovrebbe essere non solo formalmente corretta, ma anche inattaccabile sul piano della coerenza istituzionale e della credibilità politica – rispondono in tandem Speziali e Piezzi –. I requisiti sono già di per sé discutibili, ma è la gestione procedurale ad aggiungere perplessità serie». Ma c’è qualcosa che non funziona proprio a livello di concorso, parrebbe. Dal momento che, spiegano i granconsiglieri del Plr, «il concorso è stato aperto per soli 14 giorni, quando sappiamo che per posizioni anche molto meno rilevanti i termini restano aperti almeno tre o quattro settimane. Poi, il giorno stesso della scadenza, il concorso è stato prorogato di 7 giorni senza alcuna comunicazione pubblica, senza un comunicato stampa, e tutto ciò dopo che svariate perplessità, oltre che dalla nostra interpellanza, erano state espresse anche pubblicamente da molte persone e addetti ai lavori, con prese di posizione sui media cantonali. La parità di trattamento e la trasparenza procedurale sono fortemente messe in discussione». Il quesito si pone: «Perché questa proroga all’ultimo minuto? Non lo sappiamo, il che è già di per sé una risposta parziale. Non c’erano candidature sufficienti? Si intendeva rivedere qualcosa? O si attendevano candidature incomplete da parte di qualcuno? Non avanziamo accuse, ma in una procedura così delicata, il silenzio istituzionale non fa che alimentare domande che un’istituzione trasparente avrebbe tutto l’interesse a fugare».
A questo punto il Plr «dopo il colossale pasticcio delle nomine ai vertici della Sezione dell’insegnamento medio superiore si aspetta un cambio di registro, in quanto ne va della credibilità e dell’autorevolezza dei vertici del Decs, già traballanti». Anche se «l’esempio in questione, invece e purtroppo, non sembra riscontrare alcun cambiamento di procedure».
Ma anche guardando oltre, Speziali e Piezzi chiedono che «il Cantone si doti di linee guida chiare per tutti i futuri bandi pubblici, in ogni settore, affinché i diplomi del terziario professionale siano riconosciuti esplicitamente per ciò che sono: titoli di piena dignità, espressione di un percorso specifico e rigoroso. Non sostituti di quelli accademici, ma altrettanto degni di essere considerati, insieme all’esperienza maturata, come requisiti validi per accedere a funzioni dirigenziali. Vogliamo che la formazione professionale sia trattata con la stessa serietà con cui la si celebra».
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