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Per la ‘verde’ la differenza di prezzo è ormai minima

Per gli automobilisti ticinesi è meno conveniente fare il pieno di benzina nei distributori della fascia di confine, dove il costo della ‘verde’ nelle ultime ore è mediamente aumentato di venti centesimi di euro al litro. Un prezzo che si avvicina a quello praticato in Canton Ticino.

A Como la benzina è mediamente salita sopra 1,95 euro al litro, mentre in Ticino la ‘verde’ costa fra 1,90 e 1,99 franchi al litro, per cui la differenza si situa attorno a una decina di centesimi. Un risparmio ridotto all’osso, che visivamente si traduce in una colonna sempre più corta di autovetture targate Ticino ai distributori della fascia di confine. Tutto questo lo si deve al fatto che il governo Meloni ha rialzato le accise sulla benzina e confermato il taglio sul diesel. I nuovi prezzi saranno in vigore fino al 22 maggio. Lo prevede il decreto pubblicato sabato 2 maggio sulla Gazzetta ufficiate che inizialmente fissa la nuova riduzione solo sino a domenica 10 maggio. Per l’intervento è previsto un costo pari a 146,5 milioni di euro. Lo sconto fiscale si estenderà sino al 22 maggio, dato che è già pronto un nuovo decreto ministeriale. Per il gasolio resta lo sconto di 25 centesimi, mentre per la benzina è di soli 6,1 centesimi. Una scelta che ha tenuto conto del fatto che nell’ultimo mese il gasolio è cresciuto del 26%, mentre la benzina del 6%.

C’è anche da aggiungere che il governo Meloni non ha più soldi per finanziare una misura costosissima che, dal 18 marzo a oggi, quindi in meno di un mese e mezzo, ha bruciato oltre un miliardo di euro. Se dopo il taglio delle accise il prezzo medio della benzina nella fascia di confine ora è di 1,95 euro al litro, il prezzo medio del gasolio è a 2,052 euro al litro. Ma è noto che il gasolio per gli automobilisti ticinesi è carburante meno attrattivo.

Alla luce dei nuovi prezzi della benzina non è però detto che il pendolarismo alla rovescia del pieno sia destinato a scomparire, soprattutto perché spesso il rifornimento è effettuato da chi a Como (e dintorni) si trova già per altri motivi. O meglio per un motivo che nonostante tutto (leggi aumento dei prezzi) per i ticinesi continua a essere attrattivo: il carrello della spesa, trainato dal Tax Free, ovvero lo sconto dell’Iva. Il tasso di inflazione per i prodotti alimentari a Como (la città più cara d’Italia) ha raggiunto il 3%. Sulla carta poi anche i frontalieri (un esercito di automobilisti) dovrebbero continuare a fare il pieno nel distributore del comune di residenza. Perché il governo Meloni ha deciso di ridurre il taglio delle accise? Moltissimi esperti – e anche enti come il Fondo monetario internazionale – avevano già lanciato l’allarme sul rinnovo del taglio. Ridurre le accise ha due controindicazioni. La prima è che, non alzando il prezzo, non si spinge la gente a usare meno carburante. E invece il problema è proprio che ce n’è poco a disposizione. Insomma, si tratta di rinviare il problema e potenzialmente renderlo anche più grave in futuro, nella speranza che nel frattempo i negoziati tra Iran e Stati Uniti si sblocchino e lo stretto di Hormuz torni aperto. L’altra controindicazione è che il taglio delle accise, in proporzione, aiuta di più le famiglie benestanti. Il motivo è semplice: si tratta delle famiglie che usano più benzina, in media. Quindi, su un miliardo di euro speso, la buona parte va a persone che potrebbero anche permettersi di pagare il carburante più caro. Al contrario, se gli stessi soldi vengono usati per misure mirate a chi ha un reddito basso, si ottiene un effetto più equo. È quanto spera di ottenere il governo Meloni con le nuove accise sui carburanti. A questo punto non va dimenticato l’allarme che arriva dai gestori della fascia di confine: nonostante l’afflusso di automobilisti ticinesi, le vendite nell’ultimo mese sono calate del 20%. È quanto sostiene la comasca Daniela Maroni, vicepresidente nazionale della Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti (Figisc): «La proroga dello sconto di 25 centesimi sul gasolio è vista positivamente dalla categoria – dice –. Tuttavia registriamo un crollo delle vendite: si stima una diminuzione del 20% dell’erogato, con inevitabili perdite di incassi. I prezzi aumentano, ma gli stipendi restano immobili. Per molti muoversi in auto è diventato un lusso che non ci si può più permettere». C’è grande preoccupazione per la categoria e si temono chiusure di numerosi distributori di carburanti.

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