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La ‘tassa sulla salute’ è stata congelata

È stata congelata la ‘tassa sulla salute’, il balzello previsto dalla Finanziaria 2024 (e sin qui non applicato) che dovrebbero pagare i ‘vecchi frontalieri’, ovvero un esercito di quasi 80mila lavoratori. Stando a quanto risulta a ‘laRegione’ per quest’anno niente ‘tassa sulla salute’. È l’indiscrezione che rimbalza dal Mef, il Ministero dell’economia e delle finanze, guidato da Giancarlo Giorgetti, ministro leghista, considerato il padre della tassa. In tutte le occasioni Giorgetti ha ribadito che il balzello deve essere pagato: “O lo pagano i frontalieri o i Comuni che ricevono i ristorni”. Non è dato sapere se il ministro italiano, alla luce del blocco dei ristorni deciso dal Consiglio di Stato ticinese, abbia cambiato idea. A chiedere chiarimenti al Mef è stato l’assessore regionale lombardo ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori. Chiarimenti circa le modalità applicative e le scadenze temporali. Nel maggio scorso Sertori, che ha sempre mantenuto una linea intransigente, aveva indicato il prossimo mese di settembre quale scadenza temporale per l’avvio operativo della tassa (il 3% sullo stipendio netto mensile). La Regione Lombardia, a differenza del Piemonte che non intende applicare il balzello, si aspettava risposte definitive dall’incontro di fine giugno a Roma fra Giorgetti e la sua collega, la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile del Dipartimento federale delle finanze. È trapelato che a seguito dell’incontro fra Keller-Sutter e Giorgetti sia stato deciso il congelamento sino a fine anno della ‘tassa sulla salute’. E di conseguenza il rinvio al 2027 della (eventuale) applicazione del balzello.

Per quanto è dato sapere il Mef dovrebbe aver incaricato dei costituzionalisti chiamati a valutare se la ‘tassa sulla salute’ sia anticostituzionale, come da sempre vanno sostenendo le Organizzazioni sindacali di categoria che anche di recente hanno ribadito di voler ricorrere alla Corte costituzionale. Il Mef, attraverso l’asse diplomatico fra Berna e Roma, dispone anche della perizia giuridica commissionata dal governo ticinese che ha tracciato la strada che ha portato al blocco dei ristorni dei frontalieri. Una decisione che, ricordiamo, rischia di avere pesanti conseguenze per centinai di Comuni, perlopiù lombardi, della fascia di frontiera. Secondo la perizia svizzera, l’imposta viola gli accordi fra Italia e Svizzera che, in breve, prevedono che i ‘vecchi frontalieri’ paghino le tasse solo nel Cantone in cui lavorano. Il blocco dei ristorni a Roma è visto come una violazione dell’accordo (transitorio, cioè sino al 2033) italo-svizzero sulla nuova fiscalità dei frontalieri.

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2026-08-03T07:00:00.0000000Z

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