‘Uniti ma diversi, al centro le persone’
Ps, Verdi ed Mps presentano gli obiettivi dell’alleanza: ‘Il Ticino ha bisogno di un’alternativa concreta alle politiche della maggioranza di destra’
Di Vittoria De Feo
«Il Ticino ha bisogno di un’alternativa concreta alle politiche della maggioranza di destra». È da questa convinzione che è nata la lista «unitaria, ma pluralista» che vedrà correre insieme Partito socialista, Verdi e Movimento per il socialismo alle prossime Elezioni cantonali. I cinque nomi in lizza per il governo sono stati resi noti nelle ultime settimane: l’uscente consigliera di Stato Marina Carobbio e la municipale di Locarno Nancy Lunghi per il Ps, la consigliera nazionale Greta Gysin e il presidente del gruppo operativo Rocco Vitale per i Verdi, nonché il granconsigliere Matteo Pronzini per l’Mps. Ieri mattina a Bellinzona sono stati presentanti obiettivi e ragioni di questa scelta comune.
‘Siamo diversi, ma è una ricchezza’
«Negli ultimi anni – esordisce la copresidente del Ps Laura Riget – abbiamo visto affermarsi e rafforzarsi politiche di destra che hanno avuto conseguenze importanti sulla vita quotidiana dei cittadini». Un modello, evidenzia, che «produce disuguaglianze, precarietà, inquinamento e che allo stesso tempo ha indebolito servizio pubblico, coesione sociale e protezione dell’ambiente». Ed è per questo che Ps, Verdi ed Mps credono che sia importante e urgente cambiare drasticamente direzione: «Vogliamo un Ticino in cui ci sia uno Stato sociale forte, una difesa dei servizi pubblici, un lavoro che garantisca dignità e sicurezza e dove salute e formazione siano diritti e non merci. Un Ticino capace di affrontare la crisi climatica con coraggio, proteggere il territorio, garantire il diritto all’alloggio e difendere diritti e democrazia. E soprattutto una politica che metta al centro le persone e i loro bisogni, e non interessi e profitti di pochi», chiosa. L’obiettivo, indica il co-coordinatore dei Verdi Marco Noi, «è rafforzare la presenza delle forze progressiste a tutti i livelli istituzionali: Esecutivi e Legislativi comunali, cantonali e federali». E aggiunge: «Abbiamo creato una lista forte, rappresentativa del nostro cantone per quanto concerne i centri urbani e le zone periferiche, ma anche l’elettorato femminile e maschile. Insomma, profili differenti e trasversali. Lo scopo è anche di andare a mobilitare le forze progressiste interne ad altri schieramenti, cioè coloro che pur simpatizzando per Centro, Lega e Plr hanno una sensibilità sociale».
Un’alleanza che non è però una cancellazione delle differenze. «Come Ps, Verdi ed Mps – riprende Riget – abbiamo storie, culture politiche, sensibilità e approcci diversi, anche nell’interpretazione del ruolo delle istituzioni. Differenze che non abbiamo intenzione di nascondere e che possono anzi essere una ricchezza se sapremo, così come vogliamo, metterle al servizio di questo obiettivo comune». A cementare quest’unione, i tempi che cambiano, come rimarca il coordinatore dell’Mps Giuseppe Sergi: «A un nuovo periodo devono corrispondere nuove alleanze. La sinistra, nel suo complesso, è sulla difensiva».
Dal programma al raddoppio
Ed è a partire da queste premesse che è stata costruita la ‘bussola tematica’ che guiderà la campagna elettorale dell’alleanza di sinistra. Tra gli assi principali, presentati da Sergi, la politica fiscale: «È necessaria una fiscalità realmente e radicalmente progressiva, nella quale i grandi patrimoni e i redditi elevati contribuiscano in misura maggiore, eliminando privilegi e applicando il principio della capacità contributiva». Con un occhio alle finanze cantonali: «Rifiutiamo l’idea che il pareggio di bilancio e la riduzione del debito siano dei dogmi assoluti». Ma anche la sanità: «Vogliamo un sistema sanitario pubblico, universale e capillare, finanziato in modo equo e solidale». Nel mirino anche la lotta alle discriminazioni, alla violenza di genere e per i diritti delle persone migranti. Venendo al capitolo incognite, nelle ultime settimane si è parecchio discusso dell’ipotesi raddoppio. Scenario auspicato dai Verdi e più relativizzato in casa socialista. Per Noi c’è poco da girarci intorno: «Come Verdi era importante stabilire un obiettivo e nominarlo, ben sapendo che è difficile da raggiungere. La competizione elettorale sarà inevitabilmente dura». Riget fa dal canto suo qualche passo indietro: «L’idea iniziale è sempre stata di fare una lista forte con cinque persone, ognuna con il proprio percorso e le proprie sfumature, che potessero assumere il ruolo di consigliere di Stato. È chiaro – prosegue – che Greta Gysin, come le altre persone in lista, rispecchi assolutamente questi criteri. Come Ps crediamo dunque che sia una ricchezza averla in lista». Sia come sia, non nasconde, «per noi socialisti l’obiettivo è riconfermare Marina Carobbio, perché pensiamo che in questi anni abbia saputo lavorare con grande competenza e determinazione in un contesto molto difficile. Siamo quindi fiduciosi che riusciremo a rieleggerla. Se poi questa lista forte riuscirà a ottenere il raddoppio, tanto meglio», sancisce. Ancora Noi: «Il sistema elettorale è questo, in fin dei conti si tratta di una competizione. È evidente che Greta Gysin non corre per arrivare seconda, come gli altri partiti». Altro nodo, la posizione dell’altro copresidente del Ps Fabrizio Sirica, che aveva ritirato la disponibilità a candidarsi per il Consiglio di Stato dopo essere stato pizzicato in moto a 104 chilometri orari sul 50. Può avere influenze sulla corsa alle elezioni? «Continuerà a fare politica e come ora a essere un volto importante del Ps, non come candidato, ma come copresidente e deputato – dice Riget –. Era tra l’altro solo una delle persone che aveva dato la propria disponibilità. Penso che quella di Nancy Lunghi sia una candidatura importante: come municipale di Locarno porta già un’esperienza di Esecutivo». E il ruolo di Carobbio in un Consiglio di Stato in mezzo alla tempesta, che si è peraltro trovata a presiedere dopo le annunciate dimissioni di Claudio Zali, è fonte di preoccupazione? «È vero, siamo nel pieno di un’importante crisi istituzionale. Credo – puntualizza Riget – che sarebbe però semplicistico ridurre il problema alle persone, quando a esserlo sono le politiche portate avanti da questo governo. Non basta cambiare le persone per sperare che in Ticino ci sia all’improvviso un’attenzione diversa ai problemi della cittadinanza».
CANTONE
it-ch
2026-09-18T07:00:00.0000000Z
2026-09-18T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281582362532223
Regiopress SA