Ccl o salari minimi cantonali? Parola alle urne
Spetterà al popolo decidere se i Contratti collettivi di lavoro (Ccl) debbano prevalere sui salari minimi cantonali. Un comitato formato da sindacati, spalleggiato dal Ps e dai Verdi, ha depositato oltre 100mila firme per il referendum contro la riforma approvata dal parlamento federale.
I Ccl di applicazione generale regolano oggi, oltre ai salari, anche le ferie, le condizioni di lavoro o il mantenimento della retribuzione in caso di malattia. Attualmente, i Ccl possono essere dichiarati di applicazione generale se non sono in contrasto con le leggi federali e cantonali. In futuro, i salari minimi negoziati dalle parti sociali nei Ccl di applicazione generale potranno invece prevalere anche sui salari minimi cantonali. Sia il Consiglio nazionale sia quello degli Stati hanno infatti approvato le relative modifiche legislative. In aula i voti contrari erano stati espressi dai rappresentanti del Ps, dei Verdi e del Centro. Le due grandi confederazioni sindacali Unione sindacale svizzera e Travailsuisse, il Ps e i Verdi hanno quindi raccolto negli ultimi tre mesi le firme contro il progetto. Il fronte contrario alla riforma parla di un “attacco a tutti i lavoratori con salari bassi”. Nei Cantoni e nelle Città in cui i salari minimi sono già stati approvati, ma non ancora introdotti, decine di migliaia di persone potrebbero non beneficiarne. Ciò colpirebbe soprattutto i lavoratori del settore alberghiero e della ristorazione, delle pulizie, dei saloni di parrucchiere, del lavoro interinale, delle panetterie e delle macellerie. In molti casi sarebbero le donne a subirne le conseguenze, ha affermato ieri la presidente di Unia Vania Alleva in occasione della consegna delle firme. “Due terzi delle persone che beneficiano dei salari minimi sono donne. Chi indebolisce i salari minimi indebolisce anche la parità di genere”, ha tuonato. I salari minimi vanno intesi come una misura contro la povertà, ha proseguito Alleva. Impediscono che i contribuenti sovvenzionino indirettamente, per il tramite dell’assistenza sociale, i datori di lavoro che pagano salari troppo bassi. Non solo. Secondo gli oppositori, la riforma è discutibile anche dal punto di vista politico-istituzionale. Le votazioni popolari cantonali e comunali verrebbero vanificate. “La maggioranza del parlamento non ha digerito le decisioni democratiche prese nei Cantoni e nei Comuni”, ha affermato la consigliera nazionale socialista di Zurigo Jacqueline Badran, che ha parlato di un attacco alla democrazia diretta. Attualmente esistono salari minimi cantonali a Ginevra, Neuchâtel, Basilea Città, nel Giura e in Ticino. Gli ultimi tre Cantoni non sarebbero tuttavia interessati dal progetto di legge, poiché in essi vige già una riserva per i Ccl di applicazione generale. In futuro, però, questi non dovrebbero più essere adeguati al rincaro, critica il comitato referendario. Negli altri Cantoni, invece, potrebbero non essere mai introdotti salari minimi cantonali o comunali per i lavoratori coperti da Ccl. Si tratterebbe, secondo la sinistra, di una beffa. L’indebolimento dei salari minimi aumenterebbe la pressione su tutti i salari. Le aziende con remunerazioni eque sarebbero messe sotto pressione da quelle che praticano salari di dumping.
Dal canto loro, i sostenitori della modifica legislativa approvata dalle Camere federali scrivono in una nota diffusa ieri che “ciò che lavoratori e datori di lavoro negoziano insieme deve avere carattere vincolante”. A loro avviso non si assisterà a riduzioni di salario.
Nel corso della campagna referendaria, il Consiglio federale rappresenterà l’opinione maggioritaria del parlamento. Durante il dibattito, il governo si era però opposto al progetto. Esso sarebbe in conflitto con la competenza dei Cantoni, sancita dalla Costituzione, di fissare i salari minimi, aveva più volte affermato in aula il ‘ministro’ dell’economia Guy Parmelin.
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2026-10-08T07:00:00.0000000Z
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