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‘Da uso ad abuso, c’è rischio dipendenza’

“Sara (nome di fantasia), 19 anni, è appassionata di comunicazione digitale e nel tempo libero crea contenuti per i social con grande entusiasmo. Sa tutto dei trend virali, editing video e strategie per catturare like e condivisioni”. Parte da un esempio concreto il comunicato dell’associazione Ingrado che vuole sensibilizzare sui rischi di dipendenza che può provocare l’intelligenza artificiale. “Quando Sara ha provato per la prima volta un chatbot di intelligenza artificiale – riprende il testo di Ingrado – ha pensato: ‘non mi ruba la creatività, mi dà solo una mano a essere più veloce e originale’ e così, da un’idea per un post generata in pochi secondi, a un paragrafo da correggere prima di una scadenza, le consultazioni si sono moltiplicate: un suggerimento mattutino per l’outfit della giornata, un aiuto a pranzo per organizzare i pasti e lo studio, serate intere a “chiacchierare” col bot per scaricare stress. Ogni scelta passa prima per un prompt”. Casi estremi come quello di Sara mostrano pericoli importanti: persone che si sono sposate con chatbot personalizzati, come la giapponese Yurina Noguchi che, con tanto di abito elegante e una tiara in testa, si è commossa ascoltando le parole del suo futuro marito: un personaggio generato dall’intelligenza artificiale che la guardava dallo schermo di uno smartphone. Risvolti ancora più tragici hanno avuto vicende in cui degli adolescenti influenzati fatalmente, come quella di Sewell Setzer III, il quattordicenne che aveva più volte confidato a un personaggio creato con l’intelligenza artificiale di volersi togliere la vita e morto dopo che il chatbot Character.AI lo aveva incoraggiato romanticamente a “tornare a casa”.

Ecco quindi che, come accade per molte dipendenze, è riconoscere il problema. Il secondo, ricorda Ingrado, è invece quello di chiedere aiuto senza vergogna e senza paura. Per maggiori informazioni o per richiedere un supporto professionale, anche in forma anonima e gratuita, è quindi possibile rivolgersi a Ingrado – Servizi per le dipendenze, Settore Disturbi comportamentali GAT-P, www.ingrado.ch e a enti svizzeri per la promozione della salute digitale. Anche perché, ricorda sempre l’associazione che si occupa di prevenzione, quello di Sewell Setzer III non è un caso unico. Sono sempre di più le persone che, come Sara, si lasciano attrarre dall’IA per la sua promessa di efficienza immediata e soluzioni geniali, convinti di amplificare i propri talenti digitali senza rischi.

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2026-01-20T08:00:00.0000000Z

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