laRegione

Preoccupano i conti pubblici e l’anzianità

Il mondo bancario ticinese guarda al 2026 con fiducia ma pure con qualche “realistica” preoccupazione. Se da un lato la piazza finanziaria ticinese ha saputo resistere alle burrasche internazionali restando la terza più importante a livello svizzero, dall’altro preoccupa la delicata situazione delle finanze cantonali. “Non possiamo ignorare il quadro delle finanze pubbliche cantonali, che solleva interrogativi sulla sostenibilità futura e sull’impatto che un eventuale aumento della pressione fiscale avrebbe sull’attività economica del Ticino”, scrive il presidente dell’Associazione bancaria ticinese (Abt) Alberto Petruzzella nella pubblicazione dell’Abt che traccia le prospettive per l’anno appena cominciato. “Una gestione responsabile della spesa – continua Petruzzella – rappresenta una condizione essenziale per preservare la nostra competitività e garantire prospettive solide alle imprese e ai cittadini”. Mette dal canto suo al centro della sua riflessione la solidità del settore il direttore dell’Associazione bancaria ticinese Franco Citterio: “Dopo un lungo periodo di ristrutturazione seguito alla crisi finanziaria e allo scambio automatico di informazioni con l’estero, la piazza finanziaria ticinese sembra aver imboccato una strada di stabilità”. I numeri sono lì da vedere: una quarantina di istituti di credito (di cui dodici con sede principale nel cantone), un migliaio di società di gestione patrimoniale e circa diecimila addetti. Cifra, quest’ultima, in aumento negli ultimi anni.

Tornando alle finanze cantonali. “Negli ultimi decenni – si legge nella pubblicazione dell’Abt – il Cantone ha assistito a un progressivo deterioramento delle sue finanze pubbliche. Un dato su tutti: nel 2005 il debito pubblico ammontava a un miliardo, entro il 2028 questa cifra supererà abbondantemente i tre miliardi”. La situazione va quindi corretta e, secondo l’Abt, a farlo deve essere la politica. Anche perché “il nostro livello di indebitamento (quello del Ticino, ndr) non è una fatalità, ma il risultato di scelte politiche e amministrative specifiche”.

Tra le grandi sfide che attendono il settore bancario c’è sicuramente quella del ricambio generazionale. Un’indagine dell’Abt ha infatti rivelato che circa il 43 per cento dei collaboratori bancari ha più di 50 anni, con la generazione del baby boom che raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi 10-15 anni. “A ciò – si legge sempre nella pubblicazione – si aggiunge un contesto caratterizzato da rapide trasformazioni tecnologiche e sociali”. Per rispondere a questa sfida l’Abt ha avviato un progetto per analizzare l’attrattività del settore bancario ticinese quale datore di lavoro per le generazioni Z e Y.

CANTONE

it-ch

2026-01-30T08:00:00.0000000Z

2026-01-30T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281586657019988

Regiopress SA