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‘Si è votato, ma la situazione non è ancora migliorata’

Crüzer (Acsi): ‘In tanti aspettano l’arrivo di queste misure’

Di Vittoria De Feo

In Ticino il 40% della popolazione non ha alcuna difficoltà a pagare i propri premi delle casse malati. Ne consegue che per il restante 60% la situazione sia più complessa e che spesso sia anzi difficile trovare i soldi. È quanto emerge da un sondaggio rappresentativo condotto nel dicembre scorso dall’istituto di ricerche di mercato Innofact, su incarico di Comparis, che ha coinvolto 1’039 persone in tutte le regioni della Svizzera.

Antonella Crüzer, segretaria generale dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (Acsi), non si dice però particolarmente sorpresa: «Si sa, e la votazione dello scorso 28 settembre (quando la maggioranza dei ticinesi ha approvato sia l’iniziativa socialista per fissare il tetto massimo dei premi al 10% del reddito disponibile e la proposta leghista per la deduzione integrale dei premi di cassa malati dalle imposte, ndr) lo dimostra, il tema è sentito, in quanto la cassa malati erode una parte importante del reddito».

Svizzera italiana e Romandia fanalini di coda

“L’aumento dei premi dell’assicurazione di base – scrive Comparis in una nota – è un pomo della discordia a livello politico”. Stando al sondaggio rappresentativo per una quota importante delle famiglie svizzere sono però tutto sommato sostenibili. Le variazioni e i casi specifici non sono però da trascurare. “Chi riceve riduzioni sui premi e chi è benestante – osserva citato nel comunicato Felix Schneuwly, esperto Comparis in assicurazione malattia – non risente dell’onere dei premi”. Ma c’è un ma: “Nella Svizzera romanda e in Ticino, invece, sono più numerosi gli assicurati a risentire dei premi elevati, perché lì i premi sono più alti e meno assicurati risparmiano sui premi con il modello medico di famiglia e altri modelli assicurativi alternativi”, indica ancora Schneuwly. Le differenze a livello regionale sono infatti importanti: nella Svizzera tedesca ben il 63% degli intervistati ha inserito i premi nel proprio budget e non ha problemi a pagare. Nella Svizzera romanda la percentuale è solo del 51% e nella Svizzera italiana, come detto, solo del 40%.

‘Non sarà risolutivo, ma è un passo fondamentale’

«Nonostante la recente e chiara votazione – riprende Crüzer –, la situazione per i cittadini per ora non è ancora migliorata, proprio perché l’iniziativa per il 10%, sostenuta anche dall’Acsi, non è ancora stata implementata». Come noto, il messaggio del Consiglio di Stato riguardante l’attuazione in Ticino delle due iniziative era atteso per lo scorso 1° febbraio, termine assegnatogli dal parlamento durante i dibattimenti sul Preventivo cantonale 2026. Ma per ora non si è visto. Al governo è però stata recentemente sollecitata dalla commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’ una data precisa entro cui intende presentare il suddetto messaggio. «Sono in tanti oggi ad aspettare che si concretizzino queste misure di aiuto e intervento, anche se non saranno risolutive per la situazione ticinese, visto che non si tratta di riforme che rimettono in discussione la sanità», commenta Crüzer. E rimarca: «Servono interventi più coraggiosi. Ma è comunque un primo passo».

Tra cambi di assicuratore e difficoltà a orientarsi

Stando inoltre a quanto rilevato dall’Acsi, «di recente molti assicurati hanno infine fatto il passo di cambiare cassa malati, proprio sulla spinta delle difficoltà riscontrate nel pagare i premi». Persone, illustra Crüzer, «che hanno vissuto questo cambiamento come una fatica, essendo anche molto legate al proprio assicuratore, talvolta anche da una relazione di fiducia». Aspetto, deplora la segretaria generale dell’Acsi, che «le casse malati non hanno minimamente tenuto in considerazione». E spiega: «Penso ad assicurati da 40-50 anni presso la stessa cassa malati e che hanno sempre pagato le fatture, ma che non sono stati considerati clienti storici». Ragione per cui, «hanno infine deciso di cambiare cassa, malgrado si tratti di un processo difficile da gestire». Proprio il tema della sanità, aggiunge ancora Crüzer, «è ormai diventato un argomento che va insegnato. Tra aumento dei premi, modelli assicurativi, franchigia, e tenendo anche conto del tempo impiegato, non è scontato sapersi orientare». Fondamentale, infine, «non paragonare la salute al consumo. Si tratta – evidenzia – di una necessità dove la questione finanziaria non è in prima linea come quando si fa la spesa. Al contrario cambia completamente la prospettiva». Ed è su questo che l’Acsi insiste da anni: «Non si può parlare di consumo di prestazioni, ma di accesso alle prestazioni e della loro qualità».

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2026-02-13T08:00:00.0000000Z

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