Ristorni, il Ticino alza la voce
Gobbi: ‘Siamo pronti a congelarli, dall’Italia misure unilaterali. Berna ci ascolti’
Di Jacopo Scarinci
“Avanti tutta amici miei!”. Il Ticino è pronto, nel caso, a congelare almeno parzialmente i ristorni dei frontalieri. «E se Berna è così intenzionata a mantenere buoni rapporti con l’Italia, ci pensi lei a compensare il mancato pagamento», afferma serafico il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi davanti alla stampa, a margine del consueto incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali che precede la sessione primaverile. Perché va bene tutto – tassa sulla salute, Zone economiche speciali, ammortamenti minori sui macchinari rispetto ai Paesi Ue – ma ora basta: «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, cioè che l’inerzia bernese venga pagata dai ticinesi – spara ancora Gobbi –. Non significa essere un Cantone ribelle né cerchiamo di rompere la collegialità confederale, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Svizzera e Italia a Berna e Roma dicono che è tutto ok, ma quando si passa al Ticino le prospettive cambiano non poco». Senza dimenticare che «quando si parla di rapporti Berna-Parigi o Berna-Berlino, si agitano tutti di più sotto la Cupola e in tutta l’Amministrazione federale, e siamo un po’ stanchi: siamo un cantone in forte difficoltà sociale, sono dati evidenziati da ogni statistica ma sui quali dobbiamo continuamente richiamare l’attenzione».
‘Si fa prima a parlare con Giorgetti che con Keller-Sutter’
E, quando gli si chiede se sia più facile parlare con Berna o Roma, la risposta è secca e con un sorriso non guascone, ma molto tirato: «Diciamo che è più facile avere un appuntamento con il ministro dell’Economia italiano Giorgetti che con Karin KellerSutter, che si è attivata solo quando abbiamo cominciato ad alzare un po’ la voce». Conferma questa, per Gobbi, che «per richiamare l’attenzione a volte serve andare sopra le righe istituzionali elvetiche». Meno formalità, più muscoli belli tesi. Perché «le criticità di misure unilaterali prese dall’Italia emergono sempre più, e hanno un impatto forte sulla nostra realtà economica. Sono tanti elementi che vanno a irrigidire i rapporti tra la nostra realtà e quella italiana. Per Berna è importante avere buoni rapporti», concede Gobbi. Ma c’è un limite a tutto. E difatti, il governo cantonale è pronto «a dare seguito alla mozione che ci chiede di intervenire con Berna sulla questione ristorni». Questo perché «se c’è un cambio di approccio fiscale da parte italiana, è un cambio che richiede la revisione di quanto oggi in vigore. Il Ticino – ricorda Gobbi – versa oltre 100 milioni di franchi l’anno di ristorni, cifre importanti perché è importante il numero di frontalieri attivi qui, ma ci sono delle soluzioni ipotizzabili». Che vanno dal più irrealizzabile blocco totale dei ristorni, alla via «più percorribile», quella di un congelamento parziale «per sbloccare la discussione come è già stato fatto in passato per l’Accordo fiscale, anche alla luce del comportamento delle autorità italiane che cercano di sfuggire nel dare una chiara lettura a quanto adottato».
Perequazione, qualcosa si muove
Su un altro dossier pesante, quello della perequazione intercantonale, a velocità pachidermica qualcosa invece si muove. Abbastanza? Si vedrà, intanto «si è conclusa la consultazione promossa per la modifica dell’Ordinanza che accoglie quanto chiedevamo da tempo: adeguare la ponderazione delle entrate fiscali dei frontalieri, una disparità che colpisce il Ticino perché sono persone che guadagnano qui ma non spendono qui e non contribuiscono al benessere del nostro cantone». Una maggioranza di Cantoni favorevoli a questo cambio sembra delinearsi, anche se «c’è una fetta di contrari». Il conto è fatto: «Per il Ticino sarebbero 9 milioni di franchi». Una goccia nell’oceano di un Piano finanziario che fa tremare i polsi, ma sempre meglio una goccia di un pugno di arida sabbia. Perché vada tutto nel migliore dei modi, l’impegno c’è: «Noi abbiamo programmato un incontro con Keller-Sutter, mentre la Deputazione incontrerà Ignazio Cassis».
Sanità e prezzi dei farmaci, niente si muove
Infine, a tema sanità, nella sessione pronta a iniziare a Berna verranno discusse anche le due iniziative cantonali promosse dal direttore del Dss Raffaele De Rosa e dal governo sull’obbligo di sostituzione di farmaci con generici o biosimilari da parte dei farmacisti, salvo prescrizione diversa, e di un abbassamento dei prezzi dei medicamenti che vedono il loro brevetto scaduto. «Il Ticino è spesso un sensore che si attiva prima di tutti nella Confederazione, su problemi di carattere socio-economico – annota Gobbi –. Se siamo stati tra i primi a lanciare l’allarme a livello di costi della salute sempre più insostenibili, piano piano anche da altri Cantoni si vedono bandierine gialle di allarme alzarsi. Dimostrazione che il sistema non è più adeguato». Il consigliere nazionale socialista Bruno Storni, al suo esordio come presidente della Deputazione, dà man forte. Sul tema tassa della salute e querelle con l’Italia conferma l’incontro con Cassis, «dove cercheremo di tematizzare questo delicato problema sperando che il Consiglio federale possa essere più utile di quanto dimostratosi finora, anche se ha qualche remora ad aprire altri cantieri con l’Italia». Mentre, sulla perequazione, Storni sottolinea che «da tempo il Ticino rivendica un cambiamento, bisogna vedere che maggioranze otterremo ma siamo pronti a fare del nostro meglio». Dopo un cicchetto niente male all’industria farmaceutica, Storni conclude sulla strategia ‘Trasporti 45’. Ammettendo ancora una volta che «su 9 miliardi di franchi è difficile pensare che ne vengano dedicati 3 al Ticino per il PoLuMe e l’A2-A13. Bisognerà scegliere e concentrarsi su un progetto solo».
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