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Iniziative popolari ferme, una proposta per sbloccarle

Accelerarne la trattazione, la norma proposta dai centristi Claudio Isabella e Giuseppe Cotti: 18 mesi, poi in aula con o senza rapporto commissionale

Di Andrea Manna

Accelerare la trattazione in Gran Consiglio, i deputati del Centro Isabella e Cotti suggeriscono una modifica legislativa: diciotto mesi, poi in aula con o senza rapporto commissionale.

Iniziative popolari che raccolgono migliaia di firme, magari ben oltre il numero (minimo) necessario alla loro riuscita. Ma che quando approdano a Palazzo delle Orsoline, il Palazzo della politica cantonale, registrano tempi di evasione biblici da parte delle commissioni parlamentari, e di conseguenza da parte del plenum del Gran Consiglio, o finiscono di fatto su un binario morto. Gli esempi non mancano. I deputati del Centro Claudio Isabella e Giuseppe Cotti intendono interrompere il trend.

Con un’iniziativa, questa parlamentare, chiedono di fissare nella Legge sull’esercizio dei diritti politici un termine: diciotto mesi per andare nel plenum. “Stabilire che ogni iniziativa popolare debba essere portata in aula entro diciotto mesi dal deposito risponde a precise esigenze di tutela della democrazia e di rispetto della volontà popolare”, scrivono. E per essere ancora più chiari, precisano: “Analogamente a quanto previsto per le iniziative parlamentari, si propone che, trascorsi 18 mesi dal deposito, i promotori di un’iniziativa popolare abbiano il diritto di richiederne la discussione in aula”. La parola quindi al plenum del Gran Consiglio anche se la commissione parlamentare preposta all’esame dell’iniziativa non ha fatto i compiti entro il temine indicato, non ha cioè stilato il relativo rapporto entro diciotto mesi.

Riguardo a quest’ultimo vincolo, i due centristi si ispirano alla Legge sul Gran Consiglio, al suo articolo 102, quello sull’iniziativa parlamentare nella forma elaborata. Il quarto capoverso del 102 afferma che ‘Il Gran Consiglio in ogni caso deve decidere al più tardi entro 18 mesi dalla presentazione dell’iniziativa’. Il quinto – ed è il capoverso richiamato da Isabella e Cotti – sostiene che ‘Se la commissione non riferisce al Gran Consiglio con un rapporto in tempo utile per una decisione entro il termine indicato al capoverso precedente, l’iniziativa viene direttamente discussa dal plenum’ del parlamento.

‘Una questione di efficacia e credibilità’

I diritti popolari, sottolineano i due parlamentari, “rappresentano uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia”. Strumenti come l’iniziativa popolare “permettono ai cittadini di partecipare attivamente al processo legislativo, dando voce diretta alle esigenze e alle aspettative della società”. Tuttavia, affinché questi strumenti “mantengano la loro efficacia e credibilità”, Cotti e Isabella ritengono “essenziale che le iniziative popolari vengano discusse e decise in tempi ragionevoli”. Questo per rispondere “a precise esigenze di tutela della democrazia e di rispetto della volontà popolare”. Ovvero: “Efficacia e credibilità dei diritti popolari, rispetto della volontà popolare, prevenzione dell’abuso procedurale, rafforzamento della partecipazione”.

‘Una garanzia di rispetto della nostra democrazia’

Efficacia e credibilità dei diritti popolari: “Tempi certi garantiscono che le proposte dei cittadini non rimangano bloccate per anni nelle commissioni o negli iter parlamentari, svuotando di fatto il senso della partecipazione diretta”. Rispetto della volontà popolare: “Un termine massimo assicura che la voce dei cittadini sia ascoltata e presa in considerazione dal parlamento, rafforzando la fiducia nelle istituzioni”. Prevenzione dell’abuso procedurale: “L’assenza di scadenze favorisce il rischio che le iniziative vengano ‘messe in fondo al cassetto’ per ragioni politiche, privando i promotori e i firmatari di una risposta chiara e trasparente”. Rafforzamento della partecipazione: “Sapere che la propria iniziativa sarà effettivamente discussa in tempi certi incentiva la partecipazione civica e la fiducia nel sistema”. Per queste ragioni, scrivono i due deputati del Centro, “fissare un termine massimo di 18 mesi per la discussione in aula delle iniziative popolari non è solo una questione di efficienza amministrativa, ma è anche una garanzia di rispetto della sovranità popolare e di rispetto della nostra democrazia”.

I capoversi prospettati

Concretamente, Isabella e Cotti propongono di inserire nella Legge sull’esercizio dei diritti politici “un capoverso che permette di andare in aula dopo 18 mesi dalla presentazione dell’iniziativa”. Iniziativa popolare costituzionale: “Se l’iniziativa è presentata in forma elaborata e il Gran Consiglio aderisce al progetto, esso viene sottoposto alla votazione popolare per l’accettazione o il rifiuto. Se non vi aderisce, il Gran Consiglio può elaborare un proprio progetto sulla stessa materia, da sottoporre alla votazione popolare contemporaneamente a quello dei promotori dell’iniziativa. Il Gran Consiglio

in ogni caso deve decidere al più tardi entro 18 mesi dall’assegnazione dell’iniziativa a una commissione del Gran Consiglio. Se la commissione non riferisce al Gran Consiglio con un rapporto in tempo utile per una decisione entro il termine di 18 mesi, l’iniziativa viene direttamente discussa dal plenum. L’articolo 102 capoverso 5 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato si applica per analogia”. Iniziativa popolare legislativa: “In ogni caso, il Gran Consiglio deve pronunciarsi entro diciotto mesi dalla pubblicazione nel Foglio ufficiale del risultato della domanda di iniziativa. Se l’iniziativa è presentata in forma elaborata l’articolo 102 capoverso 5 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato si applica per analogia”.

‘Ferme da anni in questa o quella commissione, inammissibile!’

Isabella, da noi contattato, rileva: «Ci sono iniziative popolari ferme da anni in questa o quella commissione parlamentare, il che non è francamente ammissibile». Avverte a sua volta Cotti: «Se in Gran Consiglio la loro trattazione va a rilento, le iniziative finiscono per perdere di attualità, per essere superate dagli eventi. E tanti saluti alla volontà popolare».

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2026-04-17T07:00:00.0000000Z

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