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Niente tassa sulla salute, niente indennità ai sanitari

A conti fatti si stima che in Lombardia annualmente occorra una sessantina di milioni di euro per finanziare l’indennità di confine per arginare la fuga di medici e infermieri in Canton Ticino. Una fuga che continua, nonostante il fatto che ora i nuovi frontalieri debbano pagare (in Italia) più tasse. In Canton Ticino medici e soprattutto infermieri percepiscono un salario fino a tre volte più alto degli stipendi italiani. Soldi che, in Italia, non ci sono.

Ad aprile l’assessore regionale agli Enti locali e ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori aveva confermato, da settembre, l’introduzione dell’atteso bonus di confine, quell’indennità da mettere in busta paga ai medici e agli infermieri che lavorano negli ospedali pubblici, così da convincerli a non lasciare le province più vicine al confine andando a lavorare in Canton Ticino. I soldi però, appunto, non ci sono perchè l’indennità di confine doveva essere finanziata con quanto il Pirellone aveva calcolato di incassare con la ‘tassa sulla salute’, un balzello pagato dai vecchi frontalieri in grado di generare un reddito di 120/130 milioni di euro. I vecchi frontalieri lombardi (quelli in servizio prima del 17 luglio 2024) sono un esercito di oltre 70mila lavoratori. Solo che dell’entrata in vigore della ‘tassa sulla salute’ almeno per quest’anno non se ne parla. All’indennità di confine sarebbero interessati 9mila sanitari di cui oltre 3mila medici e, gli altri, infermieri attualmente occupati negli ospedali pubblici delle province di Como, Varese e Sondrio. Strutture sanitarie localizzate entro 20 chilometri dal confine con Ticino e Grigioni. L’indennità dovrebbe essere 5’400 euro all’anno, questa la cifra calcolata dall’assessore regionale Massimo Sertori. Quanto ai medici l’indennità arriva a 10mila euro. Il bonus, comunque, fa discutere anche perché potrebbe creare disparità con gli stipendi dei sanitari pubblici al lavoro in altre vicine province, oltre che con infermieri e medici del settore privato accreditato. La situazione, comunque, resta delicata. A conferma che dopo quasi tre anni di dibattiti e proposte, senza l’indennità di confine, le fughe verso il Canton Ticino continuano, gli ospedali di frontiera faticano più di altri ad assumere personale, bandi e concorsi non raggiungono gli obiettivi prefissati.

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2026-07-22T07:00:00.0000000Z

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