Ps, quarta legislatura in vista per Durisch (se rieletto deputato)
Riget: ‘La Direzione propone al Congresso la deroga’
Di Andrea Manna
Lo statuto del Partito socialista prevede al massimo tre legislature. Di regola. È l’articolo 18, primo capoverso: “La durata dei mandati politici degli/delle eletti/e socialisti/e è limitata a 12 anni effettivi (144 mesi), anche discontinui, per singolo organo cantonale (Gran Consiglio e Consiglio di Stato) e federale (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati), fatto salvo il diritto di concludere la legislatura in corso alla scadenza del limite”. C’è però il secondo capoverso: “Su richiesta esplicita e motivata, il Congresso può concedere deroghe al principio del cpv. 1”. Una deroga di cui potrebbe beneficiare il deputato e capogruppo in Gran Consiglio Ivo Durisch. Ingegnere informatico, 59 anni, già municipale di Riva San Vitale, dove vive, Durisch è stato eletto nel parlamento cantonale nel 2015. Con la fine di questo quadriennio raggiungerà quindi le tre legislature. La Direzione del Ps vorrebbe tuttavia dare l’opportunità a Durisch di farne ancora una: in caso di sua rielezione il prossimo aprile, sarebbe quindi la quarta (e ultima).
«Ivo non ci ha chiesto nulla, è il resto della Direzione che ha deciso di proporre la deroga, e lui ha dato la propria disponibilità, al Congresso del partito, quello agendato per il 17 gennaio per l’approvazione della lista dei candidati al Gran Consiglio per le elezioni 2027», conferma la copresidente del Ps Laura Riget, contattata dalla ‘Regione’. «In questi dodici anni – aggiunge la granconsigliera – Ivo ha ampiamente dimostrato di lavorare con enorme competenza e serietà, soprattutto sui dossier fiscali, tema sempre di attualità in Ticino, ma anche su quelli legati alla socialità e alla protezione del territorio. Accordargli la deroga, permettendogli, se rieletto, di restare nel legislativo cantonale per ulteriori quattro anni, sarebbe una grande ricchezza per il gruppo parlamentare e per tutto il partito». Un gruppo, rileva Riget, «ancora piuttosto giovane politicamente parlando: in occasione delle ‘cantonali’ del 2023, oltre la metà dei granconsiglieri è stata infatti eletta per la prima volta. La presenza di Ivo, come ci auguriamo, per un’ulteriore legislatura, consoliderebbe l’azione politica di questi nostri deputati. L’ultima parola spetta comunque al Congresso del Ps». Sarà ancora capogruppo? «La deroga – precisa Riget – riguarda solo il mandato di parlamentare. Sarà il gruppo di deputati eletti ad aprile a designare la persona che lo condurrà».
Per Durisch si sta intanto concludendo il terzo mandato: «Dodici anni piuttosto intensi, ma la politica continua a essere una parte importante della mia vita e credo di poter dare ancora qualcosa». Ha declinato l’invito a correre ad aprile per il Consiglio di Stato, ma non quello di rimettersi in gioco come deputato. «Certo, l’attività di granconsigliere non è una passeggiata – evidenzia Durisch –. I temi sono sempre più complessi. Quello di parlamentare è un ruolo – se lo si vuole svolgere bene, con la consapevolezza di essere stato eletto per occuparsi della cosa pubblica e fare quindi gli interessi generali – molto impegnativo, tenuto conto che siamo tutti deputati di milizia. E non sempre è facile conciliare lavoro e politica. Eppure ho ancora voglia di contribuire politicamente alla crescita di questo cantone». Un sistema, quello di milizia, che sta mostrando dei limiti? «Ha comunque un pregio: consente al parlamentare, grazie alla sua professione, di cogliere meglio esigenze e umori della società civile – osserva il capogruppo socialista –. Per velocizzare i lavori del Gran Consiglio si potrebbero adeguare ancor più alle nuove tecnologie i servizi di supporto del parlamento. Ma è importante che nel legislativo cantonale si torni a un confronto più sui temi e decisamente meno di pancia».
Membro di più commissioni del Gran Consiglio, fra cui quella della ‘Gestione’, Durisch correda spesso i suoi rapporti di non poche tabelle e grafici… «Aiutano a leggere la realtà: prima della discussione e delle conclusioni politiche, occorre essere in chiaro sui dati», puntualizza. E ricorda: «Ho cominciato come capogruppo nel 2016 e il primo dossier del quale ho stilato un rapporto – con l’aiuto di un grande amico che mi ha dato i rudimenti per leggere i conti cantonali – è stata la manovra di 180 milioni che il Consiglio di Stato aveva approvato, compreso il ministro socialista. Il rapporto era ovviamente contrario a quella manovra soprattutto di tagli». Ovviamente.
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