Ex funzionario Dss, una nuova denuncia
È stata sporta, sempre per reati sessuali, da una presunta vittima. I fatti sarebbero accaduti prima del processo, e della condanna, del 2019
Di Andrea Manna
Nuova grana giudiziaria per l’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità condannato negli anni scorsi per coazione sessuale in primo grado e in secondo anche per violenza carnale. E pure stavolta si parla di reati contro l’integrità sessuale. Di recente è stata presentata nei confronti dell’uomo una denuncia da parte di una presunta vittima. I fatti al vaglio del Ministero pubblico – l’inchiesta è coordinata dal procuratore Luca Losa – sarebbero avvenuti precedentemente al 2019, ovvero prima del processo tenutosi nel gennaio di quell’anno davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano che aveva riconosciuto l’allora 59enne colpevole di coazione sessuale e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. Reati confermati dalla Corte di appello e revisione penale, che nella sentenza emessa nell’aprile del 2021 – e divenuta definitiva – ha condannato il già collaboratore del Dss anche per violenza carnale.
Accertamenti della Procura in corso
Ora c’è questa nuova denuncia. Gli accertamenti degli inquirenti sono in corso e come sempre vale al momento la presunzione di innocenza dell’imputato. Da nostre informazioni, quanto segnalato dalla presunta vittima sarebbe accaduto al di fuori del contesto professionale nel quale lavorava l’ex funzionario. Interpellato dalla ‘Regione’, il Ministero pubblico non si esprime. Le indagini procedono nel massimo riserbo.
I verdetti di primo e secondo grado
Titolare dell’inchiesta sfociata nel processo di primo grado svoltosi nel 2019 era la procuratrice pubblica e attuale sostituta pg Chiara Borelli. Tre le vittime costituitesi accusatrici private. Tre giovani donne. Delle quali una all’epoca dei fatti, una quindicina di anni prima, era appena maggiorenne. Due, l’allora operatore del Dipartimento sanità e socialità, che per conto dello Stato si occupava di politiche giovanili, le aveva conosciute nell’ambito dei lavori di una piattaforma, aperta ai giovani. Ossia il ‘Forum cantonale dei giovani’, di cui era coordinatore/segretario. La terza presunta vittima era stagista nello stesso ufficio del Dss alle cui dipendenze si trovava l’uomo. La pp Borelli lo aveva rinviato a giudizio per violenza carnale e coazione sessuale e chiesto in aula, al termine della requisitoria, quattro anni da espiare. La Corte, presieduta dal giudice Marco Villa, aveva riconosciuto la coazione (ai danni solo di una delle vittime e per un solo episodio), non però la violenza carnale. Considerato anche il lungo tempo trascorso dai fatti, aveva inflitto all’imputato una pena pecuniaria di centoventi aliquote, ciascuna da 60 franchi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e una multa. Dopo la lettura del verdetto, avevano annunciato appello, riservandosi così il diritto di ricorrere alla Carp dopo aver letto e vagliato le motivazioni scritte della sentenza, l’ex funzionario che, difeso dall’avvocato Niccolò Giovanettina, respingeva gli addebiti, la pp Borelli e due delle tre accusatrici private patrocinate dall’avvocato Carlo Borradori.
Nel 2021 il verdetto della Corte di appello e di revisione penale, pronunciato in quell’occasione dai giudici Giovanna Roggero-Will (presidente), Rosa Item e Chiarella Rei-Ferrari. In secondo grado l’ex collaboratore del Dss era stato riconosciuto colpevole non solo di coazione sessuale, ma anche di violenza carnale. Reato di cui era stata vittima, in un giorno del marzo 2004 a Lugano, una diciottenne studentessa, aveva stabilito la Carp. Era la ragazza, assistita anche in appello dall’avvocato Borradori, che nel processo alle Assise criminali era stata riconosciuta vittima soltanto di coazione sessuale. La Corte aveva giudicato molto grave la colpa del già funzionario “sia a causa della natura degli atti sessuali – che, se imposti, causano alla parte più intima e delicata della personalità della vittima un danno considerevole – sia perché questi atti sono stati imposti a una ragazza poco più che diciottenne da un autore che, non solo aveva già superato la quarantina, ma, soprattutto – ciò che ne aumenta esponenzialmente la colpa – che, grazie alla mansione pubblica che gli era stata affidata dallo Stato, rivestiva ai suoi occhi una funzione di riferimento e di guida”. Anche sulla commisurazione della pena di secondo grado aveva inciso il lungo tempo trascorso dai fatti. Di diciotto mesi la pena detentiva irrogata, posta al beneficio della condizionale per un periodo di prova di due anni. Nessun ricorso al Tribunale federale. Sentenza, pertanto, cresciuta in giudicato.
I risvolti amministrativi
Il caso dell’ex funzionario del Dss aveva avuto anche dei risvolti politici e amministrativi importanti. Per fare piena luce la commissione parlamentare della Gestione, in particolare su impulso del deputato e presidente del Centro Fiorenzo Dadò, aveva deciso per un audit esterno: ne aveva affidato l’esecuzione allo studio legale di Ginevra ‘Troillet Meier Raetzo’. L’esito degli approfondimenti, iniziati nell’agosto del 2022, venivano illustrati in una conferenza stampa tenutasi nella sala del Gran Consiglio nel marzo 2023. Presente in veste di relatrice l’avvocata Anne Meier. “Da una parte errori e carenze nella gestione del caso individuale, dall’altra problemi generali dell’Amministrazione cantonale riguardo alla gestione del personale”, avevano tra l’altro evidenziato le specialiste ginevrine. Conclusioni radicalmente diverse da quelle degli accertamenti demandati dal Consiglio di Stato al proprio consulente giuridico e al Cancelliere dello Stato. Secondo le indagini disposte dal governo, l’operato dell’Amministrazione era stato corretto. Di tutt’altro tenore l’impietoso rapporto, in cui si parlava anche di documentazione e informazioni lacunose, stilato dalle esperte di fuori cantone.
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