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Rabadan-minorenni ‘quadro inaccettabile’

Con una mozione due consigliere comunali invitano la Città a reimpostare il divertimento notturno per proteggere gli adolescenti dall’abuso di alcol e droghe

Valutare criticamente l’attuale modello organizzativo del Rabadan verificando se sia ancora compatibile con gli obiettivi sociali e culturali della città; introdurre misure concrete di tutela dei minorenni tra cui il divieto di permanenza dopo le 23 se non accompagnati; implementare sistemi chiari di distinzione tra maggiorenni e minorenni ad esempio attraverso braccialetti e bicchieri differenziati; rivedere la gestione degli spazi pubblici evitando soluzioni degradanti e non decorose per il centro cittadino; definire in modo trasparente le responsabilità del Comune nell’uso del demanio pubblico durante la manifestazione e le condizioni per la sua concessione; aprire una riflessione pubblica sul futuro del Carnevale coinvolgendo cittadini, famiglie, associazioni giovanili e operatori culturali. Dalle consigliere comunali

Maura Mossi Nembrini (Più Donne) e Lorenza Giorla-Röhrenbach (Forum alternativo/Verdi) parte quella che a chi ama lo ‘sbrago facile’ potrà sembrare una crociata contro il principale Carnevale del Ticino. Ufficialmente è invece una mozione che invita il Legislativo cittadino, la politica di Bellinzona, a riflettere su come il Rabadan è impostato e se necessiti di un cambiamento nell’ottica di una maggiore attenzione nei confronti degli adolescenti. Perché le mozionanti non hanno dubbi: il Rabadan notturno è diventato “un contenitore di consumo e abuso di alcol, e non solo, con una commistione problematica tra minorenni e maggiorenni”. Una situazione che “non sarebbe tollerata in alcuna struttura privata”.

‘Problemi evidenti e ricorrenti’

Il titolo della mozione è eloquente: “Per una revisione della gestione del Rabadan, in particolare per le serate/nottate e i minorenni”. Secondo le due consigliere infatti il successo della manifestazione viene celebrato unicamente attraverso numeri record di affluenza: “Una narrazione che rischia di oscurare problematiche evidenti e ormai ricorrenti, generate da un modello organizzativo che sembra privilegiare sempre più gli aspetti economici rispetto alla qualità sociale e culturale dell’evento. È invece legittimo chiedersi se la gestione attuale del Carnevale sia ancora coerente con gli obiettivi di una Città che afferma di voler essere vicina alle famiglie, promuoversi quale capitale culturale della Svizzera e valorizzare il proprio patrimonio Unesco”.

Il quadro – sottolineano le mozionanti – è lì da vedere: “Giovanissimi in stato di ebrezza e/o sotto l’effetto di stupefacenti, minorenni non accompagnati nelle ore notturne, pestaggi che solo per miracolo non hanno esiti letali, comportamenti inadeguati e la necessità di allestire un pronto soccorso direttamente all’interno dell’area della festa, con un continuo via vai di ambulanze”. Tutto questo “pone un interrogativo serio: che immagine della città stiamo offrendo e quale modello di divertimento stiamo legittimando?”.

‘L’ente pubblico ha precise responsabilità’

Da qui appunto il ruolo della politica turrita, perché “non è accettabile limitarsi ad attribuire la responsabilità all’associazione organizzatrice che persegue lo scopo di mantenere viva la tradizione. Quando un evento occupa il demanio e viene autorizzato e sostenuto dalle istituzioni, anche l’ente pubblico ha precise responsabilità sulla sua proprietà in termini di prevenzione, sicurezza e tutela dei minorenni”. Viene poi citata la legislazione vigente, che “è chiara”. Ossia la Legge cantonale sugli esercizi pubblici e la normativa in materia di tutela dei minorenni. Entrambe stabiliscono principi precisi: i giovani sotto i 16 anni devono essere accompagnati; in caso di dubbi sull’età il gerente e/o il personale di servizio deve esigere la presentazione di un documento ufficiale di legittimazione; è vietata la vendita e la somministrazione di alcol ai minori di 18 anni; è proibito servire alcolici a persone in evidente stato di ebrietà; tale divieto riguarda non solo i gestori ma anche gli avventori che dovessero fornire bevande alcoliche.

‘Vogliamo un modello più coerente con l’identità di Bellinzona’

“Alla luce di queste disposizioni – proseguono le mozionanti – diventa legittimo chiedersi se durante il Carnevale tali principi vengano realmente rispettati e controllati con sufficiente rigore. Non è credibile né responsabile scaricare l’intera responsabilità sui genitori e sui giovani quando l’evento occupa suolo pubblico recintato e dotato di entrate a pagamento, autorizzato dalle autorità e svolto sotto l’egida della Città”. Infatti agli ingressi “non vengono effettuati controlli dei documenti d’identità, né verifiche sulla presenza di bottiglie di vetro e di armi bianche. È evidente che il dispositivo di sicurezza è limitato rispetto alle oltre 30’000 presenze annunciate ogni serata”. In definitiva, conclude la mozione, il Municipio è “chiamato a scegliere se continuare a misurare il successo solo in termini di numeri eclatanti da esporre o se orientare il Carnevale verso un modello più sicuro, più culturale e realmente coerente con l’identità di Bellinzona”.

BELLINZONA E VALLI

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2026-02-17T08:00:00.0000000Z

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