‘Concetto fuorviante che dà false aspettative’
Così nel 2019 si esprimeva sul nome Castelli lo studio commissionato alla storica Denise Tonella. Nel 2021 il cambio in Fortezza, ora contestato dai referendisti
di Marino Molinaro
Perché Fortezza e non più Castelli? Trova le risposte nello studio di fattibilità elaborato nel 2019 dalla storica Denise Tonella la domanda che non toglie il sonno ai referendisti, attivatisi solo oggi, ossia cinque anni dopo il cambio di denominazione ufficiale avvenuto nel marzo 2021 quando il Consiglio comunale votò il credito di progettazione della prima fase di valorizzazione turistica e culturale. Un nuovo marchio ufficiale che né allora, né negli anni a seguire, aveva sollevato obiezioni. Fino a oggi. Mentre è in corso la raccolta firme per il referendum promosso da Noce, Partito comunista e ‘Avanti con Ticino & Lavoro’, tutti convinti che il termine Fortezza non rappresenti la storia dei Castelli di Bellinzona, facciamo un salto indietro di sette anni, allo studio di fattibilità da cui è scaturita appunto la nuova denominazione. Un documento di 90 pagine mai divulgato e che ha fatto da base per il progetto di valorizzazione da 19 milioni portato avanti da Città e Cantone.
Triplice, veniva premesso, lo scopo dello studio riguardante gli aspetti storico-divulgativi e di messa in scena: anzitutto “definire i principali contenuti e i passaggi storico-culturali fondamentali per una corretta e completa lettura dei Castelli”; quindi “elaborare un concetto complessivo che preveda un utilizzo degli spazi espositivi disponibili che sia corretto, coerente, complementare ed efficace, nel rispetto delle direttive Unesco e di salvaguardia del bene storico culturale”; infine “individuare le misure necessarie affinché il complesso fortificato e i suoi contenuti storici siano accuratamente messi in scena allo scopo di facilitarne la lettura e la comprensione a un pubblico generalista”.
‘Considera solo uno dei tre elementi’
Quale primo elemento di riflessione veniva indicato proprio il marchio. “Il monumento composto dai tre castelli, dalla murata e dalla cinta muraria – scrive nello studio Denise Tonella, allora curatrice del Museo nazionale svizzero di Zurigo, di cui ha assunto la direzione nel 2021 – viene al momento promosso da Ticino Turismo e dall’Organizzazione turistica regionale sotto il marchio ‘I Castelli di Bellinzona’. Ma il termine ‘castelli’ considera solo uno dei tre elementi dichiarati patrimonio mondiale”. Infatti quello bellinzonese “è un complesso fortificato e non di semplici castelli. Il termine quindi è di fatto fuorviante”. Parlare di castelli “potrebbe inoltre creare false aspettative nei visitatori. Solitamente quando si sente parlare di castelli, ci s’immagina residenze signorili medievali ancora arredate con tanto di sala d’armi, affreschi e mobilio. È il caso ad esempio di Chillon che presenta pitture murali risalenti al XIV secolo e stanze arredate. Tutto ciò è assente a Bellinzona. I castelli sono stati smantellati molto tempo fa e il loro arredo originario è scomparso. È quindi necessario rivalutare la denominazione da dare al complesso fortificato”.
‘Non entità singole ma sistema difensivo’
Al di là dell’aspetto semantico, la storica scriveva che “in origine i castelli non funzionavano come entità singole. Erano parte di un sistema difensivo che comprendeva anche la murata e la cinta muraria, due elementi fondamentali che attualmente sono spiegati al pubblico solo attraverso un breve pannello informativo. Nell’insieme manca un concetto omogeneo che permetta di collegare tra di loro i cinque elementi considerati patrimonio mondiale e di capirne quindi la loro funzione in quanto sistema di fortificazione”. Due pagine dopo, un altro mattoncino: “Per aumentare il numero di visitatori e l’attrattiva turistica di Bellinzona è importante sottolineare il valore specifico del patrimonio, rendere chiaro il motivo per cui vale la pena fermarsi proprio qui e non in qualsiasi altro castello dall’impronta medievale. Occorre conferire al complesso un’immagine chiara e un’impronta riconoscibile”. Fortezza dunque.
Il Comitato Unesco nel 2000...
Ma già nel 2000 era stato il Comitato del patrimonio mondiale Unesco a rafforzare il concetto generale di fortificazione: attribuendo l’ambìto riconoscimento lo intitolava ‘I tre castelli, la murata e la cinta muraria di Bellinzona’. Castelli dunque, punto sul quale insistono i referendisti. Tuttavia, rimarca la storica Tonella nello studio, quale motivo dell’iscrizione vi è la seguente menzione: “L’insieme fortificato di Bellinzona è un esempio straordinario di una struttura difensiva tardo-medievale posta in un punto strategico chiave del passaggio alpino”. E ancora: “Bellinzona costituisce un caso eccezionale tra le più grandi fortificazioni del XV secolo, sia per le dimensioni della sua architettura, influenzata dal sito e dalla topografia, sia per l’ottimo stato di conservazione dell’insieme”. Ciò che porta tutti gli esperti coinvolti a concordare sul fatto che – annota Tonella – si tratta della “testimonianza più importante dell’architettura medievale militare svizzera e di un monumento unico in Europa dell’architettura di difesa di epoca feudale”. Concetti più affini alla difesa che alla residenza. “Un ensemble architettonico con una precisa funzione difensiva”.
‘Focalizzarsi su difesa in zona chiave’
Da qui la convinzione che “la messa in scena futura, se vorrà valorizzare gli elementi di patrimonio mondiale, dovrà focalizzarsi su questi aspetti: struttura difensiva tardo-medievale posta in una zona chiave del passaggio alpino”. E si arriva dunque al punto focale: nel progetto di valorizzazione “sarà necessario prevedere un concetto d’insieme per tutta la fortificazione”. Perciò Tonella d’intesa col secondo consulente coinvolto nello studio (Patrick Cotting, espressosi sul tema della governance), invitava a “rivalutare il marchio: non più ‘I Castelli di Bellinzona’ bensì ‘La Fortezza di Bellinzona’”.
‘Incisività e immediatezza’
Nel corso dello studio di fattibilità il ‘site manager’ Marco Molinari aveva peraltro suggerito di usare piuttosto ‘Il complesso fortificato di Bellinzona’ come nuovo marchio, così da richiamare i vari elementi difensivi e riprendere la denominazione ufficiale all’atto d’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale. Ma lo scambio d’idee avuto con Simonetta Biaggio-Simona, Paola Piffaretti e Davide Caccia, membri della Direzione di progetto, “ha messo in evidenza la loro propensione, per motivi d’incisività e immediatezza del marchio, di mantenere la dicitura inizialmente proposta, cioè ‘La Fortezza di Bellinzona’. La descrizione più estesa del complesso è pensabile eventualmente come sottotitolo”.
Viganò docet
Ma la riflessione non finiva lì, perché in seguito ai vari input ricevuti Denise Tonella ha valutato quali termini sarebbero stati storicamente corretti (fortificazione, fortezza, piazzaforte) e in linea con un uso “ampio e di immediato impatto”. Dopo aver consultato lo storico Marino Viganò, esperto di fortificazioni e fortezze, è giunta alla conclusione che “tutti e tre i termini sono corretti”. Però “Fortezza è più incisivo che Fortificazione e quindi di più forte impatto”. Ecco perché “la proposta di questo studio per un nuovo marchio rimane ‘La Fortezza di Bellinzona’”, che ha poi ricevuto l’adesione dell’Ufficio cantonale beni culturali, secondo cui ‘Castelli di Bellinzona’ risultava generico e poco caratterizzante.
BELLINZONA E VALLI
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2026-03-28T07:00:00.0000000Z
2026-03-28T07:00:00.0000000Z
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