Provato il tentato omicidio, la condanna è di 4 anni e 9 mesi
Per un 26enne reo dell’accoltellamento di un anno fa
Di Sebastiano Storelli
Non c’è stato alcun eccesso di legittima difesa. Il 26enne marocchino a processo davanti alla Corte delle assise criminali per tentato omicidio (e svariati altri reati “minori”), fatto avvenuto il 3 aprile 2025, è stato condannato dal giudice Curzio Guscetti (giudici a latere Emilie Mordasini e Giovanna Canepa Meuli) alla pena detentiva di 4 anni e 9 mesi, al netto delle attenuanti generiche che hanno portato a una deduzione di sei mesi. Inoltre, una volta scontata la pena, l’uomo verrà espulso dal territorio svizzero per sette anni.
La Corte ha in tal modo accolto la tesi portata in aula dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli (4 anni e 6 mesi): l’imputato si è reso colpevole di un atto grave, a maggior ragione in quanto spinto da futili motivi. E quando lungo la scalinata Visconti ha inferto una coltellata a uno dei tre individui con i quali stava trattando l’acquisto di un grammo di cocaina, era conscio delle conseguenze che il suo gesto avrebbe potuto comportare.
I fatti, come detto, risalgono esattamente a un anno fa. Tra l’1.30 e le 5 del mattino l’imputato era stato protagonista di due accoltellamenti ai danni di altrettanti balordi dai quali intendeva acquistare cocaina. Il primo episodio, al parcheggio Cervia, il secondo, ben più grave, alla scalinata Visconti, quando, sempre nell’ambito di una compravendita di droga e a seguito di un alterco, aveva pugnalato al torace uno dei tre uomini, procurandogli una ferita profonda 13 centimetri, ma fortunatamente non in grado di metterne in pericolo la vita. Cosa sia effettivamente successo lungo quella scalinata – ha affermato l’avvocato Donato Filippi nella sua arringa difensiva tenuta in mattinata – «non è dato sapere con certezza, in quanto il mio cliente è stato attirato in una zona buia e priva di videocamere di sorveglianza. Di certo ci sono soltanto le deposizioni rilasciate dalle vittime, deposizioni che in molti punti sono smentite dalle immagini video in possesso degli inquirenti, dal posteggio Cervia fino alla scalinata».
Ciò nonostante, la Corte ha rilevato come «la credibilità dell’imputato sia crollata non soltanto in sede dibattimentale, ma già a partire dai primi interrogatori, quando aveva fornito nazionalità ed età false. Inoltre, l’arma bianca da lui utilizzata non poteva essere un coltellino svizzero e la lama doveva misurare almeno il doppio rispetto ai 5 cm da lui dichiarati. E non è nemmeno plausibile che lo tenesse in tasca semi aperto, mentre è certo che le immagini delle telecamere di sorveglianza del Cervia mostrano il gesto con cui ha aperto il coltello in occasione della prima aggressione, un gesto tipico per un’arma a scatto».
Secondo la difesa, agli atti non vi è alcuna prova «della volontà di uccidere e nemmeno di arrecare grave danno alla vittima», ragion per cui ha chiesto l’assoluzione dall’imputazione principale, o in subordine il riconoscimento della scemata imputabilità o l’eccesso di legittima difesa. Per la Corte, tuttavia, la reazione del 26enne dopo aver ricevuto un pugno in faccia, è stata aggressiva ed eccessiva e «soltanto il caso ha fatto sì che la vittima non subisse danni più gravi, ma questo certamente non per merito dell’imputato. Il quale era conscio – e lo ha ammesso in sede dibattimentale – della pericolosità insita nel colpire un uomo al torace. E ciò nonostante si era assunto tale rischio». Un agire, quello dell’imputato, che configura il dolo eventuale, in quanto «pur volendo colpire il braccio, ha accettato la possibilità di ferire mortalmente un uomo. Ed è ciò che sarebbe potuto accadere perché, come si legge nel referto medico, se il colpo fosse stato inferto in maniera più perpendicolare avrebbe lesionato i polmoni con la possibilità di raggiungere il cuore».
È vero, il 26enne ha reagito a un pugno sferratogli dalla vittima, il cui agire è senza dubbio da biasimare, «ma questo non giustifica in alcun modo un’inammissibile reazione di tale violenza», ha concluso il giudice Guscetti, augurandosi che il periodo di detenzione serva al 26enne per riprendere in mano la sua vita, disintossicarsi e tornare in Marocco con la voglia di ricostruire un’esistenza degna di tale nome.
BELLINZONA E VALLI
it-ch
2026-04-04T07:00:00.0000000Z
2026-04-04T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281590952116441
Regiopress SA