Il Pd: ‘Il Pirellone ne chieda l’abrogazione’
C’era attesa per l’audizione prevista ieri pomeriggio in ‘Commissione speciale per i rapporti tra Lombardia e Confederazione svizzera’. Audizione con l’assessore Massimo Sertori e il direttore generale al welfare Mario Melazzini: all’ordine del giorno un tema caldissimo che sembra aver ‘avvelenato’ i rapporti tra Lombardia e Canton Ticino. In breve si sarebbe dovuto fare il punto sul “contributo sanitario obbligatorio dei lavoratori frontalieri”, ovverosia la ‘tassa sulla salute’ che il Pirellone intende applicare, ma che continua a restare alla casella di partenza, in quanto la Regione Lombardia (come ammette il Pirellone) “è ancora impegnata nella definizione delle modalità attuative della misura” (decreti attuativi che lo Stato ha delegato alle Regioni confinanti con la Svizzera) “a conferma che c’è ancora poca chiarezza su come applicare il balzello”. Insomma, le criticità di cui si è parlato a lungo non sembrano essere state superate, a partire dall’autocertificazione dei redditi netti percepiti che i ‘vecchi frontalieri’ sarebbero chiamati a presentare. L’audizione chiesta a più riprese dal gruppo regionale del Partito democratico avrebbe dovuto diradare la nebbia che circonda la ‘tassa sulla salute’. Ma l’audizione è stata annullata. Il perché non è dato sapere. “Anche se l’audizione è saltata, noi andiamo avanti e martedì, in Consiglio regionale, si discuterà la nostra mozione sulla ‘tassa sulla salute’ – dicono Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Pd –. Chiediamo senza tanti giri di parole alcuni precisi impegni: la Giunta deve sollecitare il governo al rispetto di quanto previsto dall’accordo italo-svizzero del 2020; deve richiedere l’abrogazione delle norme che prevedono l’introduzione della ‘tassa sulla salute’; non deve dare corso alla normativa nazionale; deve sollecitare un confronto tra Italia e Svizzera per la continuità e la stabilità, nei termini previsti dall’accordo fiscale del 2020, del pagamento dei ristorni per tutto il periodo transitorio indicato dallo stesso accordo”. Nella mozione firmata da tutti i consiglieri regionali del Pd, a conferma che l’abrogazione del balzello (per nulla digerito anche in Svizzera, Ticino in primis) è una battaglia dei dem, viene ribadito un concetto basilare: “L’articolo 9, comma 1, dell’Accordo tra la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana, relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, stabilisce in modo chiaro e vincolante che i lavoratori frontalieri rientranti nel regime transitorio, quelli che noi definiamo ‘vecchi frontalieri’, sono assoggettati a imposizione fiscale solo nello Stato dove esercitano l’attività lavorativa, cioè in Svizzera. Pertanto, l’introduzione da parte del governo italiano di un’imposta ulteriore sul reddito di questi lavoratori costituisce una violazione diretta e sostanziale di questo passaggio dell’accordo. C’è poi il serio rischio che Canton Ticino e Svizzera possano decurtare l’importo dei ristorni da versare all’Italia in misura equivalente all’imposta sanitaria prelevata illegittimamente ai frontalieri. Un intervento potenzialmente legittimo e motivabile sulla base del diritto internazionale. Ma la sospensione del versamento all’Italia, parziale o totale, con la decurtazione dei ristorni, comprometterebbe la tenuta dei bilanci dei Comuni di frontiera, mettendo gravemente a rischio l’erogazione di servizi essenziali per le comunità locali”.
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2026-04-10T07:00:00.0000000Z
2026-04-10T07:00:00.0000000Z
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