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Divieto ‘nucleare’ e divieto di ricevere istruzioni

Il Consiglio nazionale ribalta la sua posizione e promuove il controprogetto all’iniziativa ‘Stop al blackout’. Scene fuori dal comune durante il dibattito

Di Stefano Guerra da Palazzo federale

“I membri del Parlamento esercitano il loro mandato in piena libertà. Nessuno può istruirli su come devono esprimersi o votare. (...) Il divieto di ricevere istruzioni sancito nell’articolo 161 capoverso 1 della Costituzione federale tutela i parlamentari da istruzioni vincolanti. Tuttavia, non vieta loro né di attenersi volontariamente ad accordi né di rappresentare interessi. Questo cosiddetto ‘libero mandato’ consente ai parlamentari di accettare compromessi e favorisce la capacità di decidere, ossia il buon funzionamento del Parlamento”. parlament.ch

Chissà se il povero Daniel Sormanni l’aveva presente, questo articolo della Costituzione, mentre giovedì mattina nella sala del Consiglio nazionale una mezza dozzina di deputati si recava in processione da lui, seduto davanti, nei posti assegnati agli scrutatori, a tirarlo per la giacchetta?

Il flemmatico ginevrino si era astenuto lunedì nella tiratissima votazione sul rinvio al Consiglio federale del controprogetto all’iniziativa popolare ‘Stop al blackout’ (vedi box), deciso in prima battuta dalla Camera del popolo con tre soli voti di scarto. Il 76enne deputato del Mouvement Citoyens Genevois (Mcg), accasatosi nel gruppo Udc, dove la disciplina di partito non è presa alla leggera, era dunque sotto stretta osservazione. Come lui, la liberale radicale vodese Jacqueline de Quattro (anch’essa astenutasi lunedì) e una manciata di ‘centristi’ suscettibili di raggiungere quei sei colleghi di partito già acquisiti alla causa del controprogetto e quindi contrari a rinviarlo al Governo.

Nello spazio di un’ora e mezza, a Sormanni hanno reso visita (elenco non esaustivo) le conterranee Estelle Revaz (Ps) e Céline Amaudruz

(Udc), seguiti dai colleghi di gruppo JeanLuc Addor (Vs), Thomas Aeschi (Zg, capogruppo) e Magdalena Martullo-Blocher (Gr). Non sappiamo cosa si siano detti, né quale apparente intesa abbia suggellato a un certo punto la stretta di mano tra Aeschi e il nostro. Di certo il suo peso l’ha avuta anche la decisione del Consiglio degli Stati di commissionare al dipartimento di Albert Rösti un rapporto nel quale dettagliare entro fine anno le conseguenze finanziarie della costruzione di nuove centrali nucleari.

Sta di fatto che, in extremis, il ginevrino è rientrato pienamente nei ranghi, respingendo la proposta di rinvio presentata da Priska Wismer-Felder (Centro/Lu). Come lui hanno fatto tutti gli altri 65 deputati dell’Udc e i 27 del Plr, così come sette esponenti del Centro (qui, rispetto a inizio settimana, ha cambiato idea il ginevrino Vincent Maître, mentre il turgoviese Christian Lohr era assente per ragioni mediche). Quanto basta – unitamente al rientro nei ranghi di Jacqueline de Quattro e dello stesso Sormanni – per ribaltare la decisione presa appena pochi giorni prima.

Sul filo di lana

Se ne sono viste un po’ di tutti i colori. Il corpulento Roger Golay (Mcg), non ancora in sala quando tutti ormai stanno votando, che dopo una corsa da centometrista – fra gli strali dei suoi e le gufate degli avversari – riesce a pigiare il tasto verde all’ultimo secondo, appena prima che i tabelloni luminosi fissassero il risultato della votazione clou. La mozione d’ordine dell’Udc, che chiede (e ottiene) di rivotare dopo che il plenum – anche grazie all’astensione di Sormanni – ha accolto con un solo voto di scarto una proposta di Stefan Müller-Altermatt per introdurre una moratoria sul divieto di costruire centrali nucleari. Votazione rifatta, Sormanni riallineato: votazione vinta. Con tanto di complimenti al collega dell’Mcg da parte di Magdalena Martullo-Blocher: un’altra stretta di mano, come quella precedente con Aeschi, che la capogruppo del Centro Yvonne Bürgin – nonostante un discreto scatto dall’ultima fila – non riesce per un soffio a immortalare col suo smartphone. E una Priska Wismer-Felder che, al termine del dibattito, lascia la sala fra le lacrime, accompagnata da alcune colleghe di partito che sanno quanto si sia spesa nelle ultime settimane per far passare la sua proposta di minoranza per un rinvio del controprogetto al Consiglio federale.

‘Un circo’

Pressioni indebite sui parlamentari? Al ‘Tg’ della Rsi, il consigliere nazionale Franz Grüter (Udc/Lu) ha dichiarato che un partito ha il diritto di fare in modo che le sue posizioni vengano difese in modo compatto. Dal canto suo, Marie-France Roth Pasquier (Centro/Fr), in Parlamento dal 2019, dice a ‘laRegione’ di non aver mai visto «tanta tensione» in un dibattito a Palazzo federale. Quello a cui ha assistito è «un circo, qualcosa di abbastanza scandaloso». «Certi partiti esercitano molta pressione sui loro deputati. Noi non siamo così: la libertà d’opinione è tenuta in gran conto», afferma la friburghese. «Su temi molto importanti, come questo, cerchiamo di parlare con tutti, di convincere chi è reticente. Ma non abbiamo mai obbligato nessuno a votare in un modo o in un altro. La prova l’abbiamo avuta stamattina: la differenza l’abbiamo fatta noi, non gli altri».

Greta Gysin si dice «molto scioccata» per ciò che ha visto. «È stata fatta una pressione enorme su due o tre persone che lunedì si erano astenute o avevano votato a favore del rinvio», spiega la capogruppo dei Verdi. In particolare, «la scena di Sormanni è stata vergognosa: ormai non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere» un certo modo di fare. «La Costituzione sancisce il divieto di ricevere istruzioni, e vale per tutte le persone elette qui. Ma è obiettivamente difficile provarlo. Possiamo però indignarci e far sapere all’opinione pubblica quali metodi usa l’Udc, che dimostra di avere poco rispetto per la democrazia».

‘Pressione molto forte’

Sono quasi le 11, il dibattito è finito. Sormanni viene scortato fuori dalla sala dal suo collega di partito Pierre-André Page. I due tirano dritto, dribblando i giornalisti che li aspettano al varco. Il friburghese e il ginevrino si chiudono dentro la sala del presidente del Consiglio nazionale (è Page quest’anno che assume la carica). Sormanni ne esce una decina di minuti più tardi. Nella Sala dei passi perduti, un gruppetto di giornalisti lo attende. Lui accetta di buon grado di sottoporsi all’interrogatorio mediatico. «La pressione è stata molto forte, più che d’abitudine. Dapprima durante la settimana, poi la sfilata durante la votazione. Così è esagerato. Sono stato un po’ scosso. Ma sopravviverò». «Ho ceduto ai desideri dell’Udc», ammetterà poi all’emissione ‘Forum’. A proposito: anche il democentrista Albert Rösti ha parlato con lui in questi giorni, ha fatto sapere Sormanni.

SVIZZERA

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2026-06-19T07:00:00.0000000Z

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