Ue d’acciaio, Svizzera costretta a piegarsi
Dimezzate da oggi nell’Unione le quote importate esenti da tariffe doganali. Berna non ha ottenuto la deroga in cui sperava. Swissmem preoccupata
A metà maggio, ai microfoni di radio Srf, il presidente della Confederazione Guy Parmelin non aveva usato mezzi termini, qualificando di «inaccettabili» i dazi sull’acciaio approvati un paio di settimane prima dai 27 Paesi membri dell’Ue. Da allora la Svizzera si è adoperata per ottenere una deroga analoga a quella concessa ai Paesi dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein), ma non l’ha ottenuta. E così a partire da oggi le aziende elvetiche potranno esportare nell’Ue una quantità minore di acciaio in esenzione dai dazi doganali rispetto al passato. A stabilirlo è l’accordo concluso al riguardo tra Berna e Bruxelles.
Le quantità di merci esenti da dazi importate dai Paesi che hanno un accordo di libero scambio con Bruxelles – tra cui la Svizzera – sono state ridotte di circa il 33% rispetto a prima, ha precisato martedì in un incontro con la stampa una funzionaria della Commissione europea. Conformemente al relativo regolamento di applicazione, a tali Stati vengono assegnati contingenti, ripartiti per categorie di prodotti. Per le sei categorie di prodotti più importanti per la Svizzera sono stati assegnati contingenti specifici per questo Paese, come hanno comunicato la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) e il Dipartimento federale dell’economia (Dfe).
Questi rappresentavano complessivamente circa il 65% del volume medio delle importazioni dell’Ue per gli anni dal 2022 al 2024 relative ai prodotti provenienti dalla Svizzera.
Da oggi l’Ue attua misure di protezione più severe nel settore dell’acciaio. In questo contesto, riduce i volumi delle importazioni esenti da dazi del 47%, portandoli a 18,3 milioni di tonnellate all’anno. Inoltre, le importazioni saranno soggette a un dazio doganale del 50%. Finora, tale dazio era pari al 25%.
Stretti fra Cina e Usa
Bruxelles si è vista costretta ad agire a causa delle “sovraccapacità globali”. La Cina è considerata la principale responsabile dell’eccesso di acciaio. Gli Stati Uniti hanno quindi eretto barriere commerciali, ha dichiarato un funzionario dell’Ue. Infatti, sul mercato europeo sta arrivando una quantità maggiore di acciaio, mettendo a rischio l’industria dell’Ue. L’Unione europea ha dovuto reagire riducendo i volumi delle importazioni esenti da dazi.
Le nuove norme sull’acciaio, spiega un alto funzionario Ue, sono in linea con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e arrivano dopo approfonditi colloqui con i partner extra-europei. Si è tenuto conto delle preoccupazioni dei partner commerciali «più vicini e affidabili», ha precisato. Tra questi figurano i Paesi che hanno concluso un accordo di libero scambio con l’Ue. La Svizzera dispone di un accordo di questo tipo con l’Ue dal 1972.
Contingenti ‘sensibilmente inferiori’
«I contingenti assegnati alla Svizzera per le diverse categorie di prodotti siderurgici sono sensibilmente inferiori a quelli del passato», ha dichiarato a Keystone-Ats Jean-Philippe Kohl, vicedirettore e responsabile della politica economica di Swissmem, l’associazione dell’industria delle macchine, elettrotecnica e metallurgica.
A suo avviso questa decisione non tiene in alcun modo conto dello stretto partenariato economico e politico che lega l’Unione europea e la Svizzera.
Inoltre, non solo le acciaierie svizzere vedranno limitate le proprie esportazioni verso l’Ue, ma anche i loro clienti all’interno dell’Unione subiranno le conseguenze. Per sostituire l’acciaio elvetico con prodotti provenienti dall’Ue, i clienti europei dovranno infatti trovare nuovi fornitori, un processo che richiederà tempo e comporterà costi aggiuntivi, ha aggiunto Kohl. La Seco e il Dfe hanno ribadito dal canto loro che la Svizzera continuerà a impegnarsi affinché le misure riguardanti l’acciaio “non limitino, o limitino il meno possibile, gli scambi commerciali bilaterali”.
L’articolo 28 dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (Gatt) consente a un membro dell’Omc di modificare o revocare le proprie aliquote tariffarie consolidate. Per farlo in modo legittimo, il Paese deve avviare negoziati con i partner commerciali interessati al fine di offrire adeguamenti compensativi che mantengano l’equilibrio complessivo delle concessioni commerciali.
SVIZZERA
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