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Le preoccupazioni estive dell’edilizia

Con il direttore della Ssic Nicola Bagnovini facciamo il punto della situazione tra appalti, materiali dal Medio Oriente, canicola e investimenti da mantenere

Di Jacopo Scarinci

L’edilizia è pronta ad andare in ferie alla fine di questa settimana, e lo fa con molte meno preoccupazioni di inizio anno. Anche se il quadro è ancora abbastanza instabile. Facciamo il punto della situazione con il direttore della sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori Nicola Bagnovini.

Qual è l’umore generale con cui l’edilizia va in vacanza in questo 2026?

Dopo un inizio anno difficile a causa dei pochi appalti pubblicati in particolare nel settore del genio civile, nel secondo trimestre del 2026 la situazione è migliorata proprio per i lavori di sottostruttura. Spero che questa tendenza positiva verrà confermata. Ciò ha ridato fiducia a questo comparto e sono aumentate un po’ le riserve di lavoro, raggiungendo i parametri abbastanza buoni che si riscontrano nella soprastruttura. L’edilizia – e mi riferisco ai lavori di manutenzione dei vecchi edifici e alle nuove costruzioni – continua a beneficiare di alcuni fattori stimolanti per gli investitori: l’affidabilità dell’investimento immobiliare, visto il tasso di sfitto contenuto; i tassi ipotecari interessanti, anche se l’accesso al credito è reso sempre più difficoltoso dalle restrittive norme applicate prima di concedere i crediti; la possibilità di poter ancora dedurre fiscalmente le spese di manutenzione dei propri edifici; il desiderio di assicurarsi la possibilità di costruire sui propri terreni edificabili, vista l’incertezza causata dalla Scheda R6 del Piano direttore cantonale, che obbliga i Comuni a verificare e, se necessario, ridimensionare o “congelare” le rispettive zone edificabili. Maggiori difficoltà si denotano invece nel settore della pavimentazione stradale, dove il numero di appalti pubblicati continua a essere inferiore a quelli degli anni scorsi. Questo aspetto, credo sia da ricondurre alla conclusione di buona parte degli interventi previsti per la posa della pavimentazione fonoassorbente.

Una fonte di preoccupazione è stata, anche in Ticino, il caos in Medio oriente

e la difficoltà di reperire le materie ai prezzi previsti dai preventivi. È un’emergenza rientrata o si sta ripercuotendo ancora sul settore?

Dai recenti riscontri avuti da alcuni rivenditori di materiali per l’edilizia, ho preso atto di una certa stabilizzazione della situazione. La reperibilità dei prodotti è migliorata e si nota una minor variabilità dei prezzi. Nei mesi scorsi abbiamo però assistito a situazioni assurde con continui e repentini aumenti di prezzo per vari elementi. Per le aziende, ciò ha reso molto difficoltoso l’elaborazione di offerte attendibili. I rivenditori davano i loro prezzi con una validità temporale di pochi giorni. Ricordo che un’offerta pubblica ha di solito la validità di sei mesi! In questi casi, il rischio imprenditoriale sulle spalle delle imprese è enorme e inoltre la forte concorrenza non permette di inglobare delle riserve nell’offerta, in quanto ne pregiudicherebbe l’economicità. L’incertezza è il peggior nemico dell’imprenditore e la storia recente ha dimostrato l’impossibilità di prevedere l’evoluzione della situazione geopolitica internazionale, tra guerre e rappresaglie varie sul commercio di prodotti, materie prime e carburanti. Gli imprenditori locali sono costretti a subire le regole della globalizzazione e purtroppo non riescono a farsi riconoscere dai committenti i maggiori costi effettivamente subiti, dato che i contratti d’appalto si basano sulle offerte e non sulle fatture emesse al momento dell’acquisto dei prodotti.

Finora l’estate 2026 ha battuto ogni record di caldo. Dal vostro osservatorio come è stata gestita la canicola a livello di turni, orari e gestione del personale che soprattutto lavora all’aperto?

Le imprese hanno riscontrato una riduzione di produttività e hanno perso molte ore di lavoro, specialmente nella pavimentazione stradale dove già con l’allerta canicola di livello 3 i cantieri vanno chiusi alle ore 14 (nell’edilizia principale tale imposizione vale solo con l’allerta di grado 4). Si spera di poter recuperare le ore perse nei prossimi mesi, quando le condizioni meteo dovrebbero migliorare. Il vero problema del fermo cantieri, oltre al rispetto dei termini di consegna, consiste nel determinare chi si assume il costo della mancata attività: i lavoratori, le imprese o la comunità? Dal mio osservatorio, posso comunque affermare che la maggior parte delle imprese ha risposto positivamente dimostrando, ancora una volta, pragmatismo e buon senso nell’attuare le misure organizzative e comportamentali di prevenzione delle malattie e degli infortuni professionali legati alla canicola. A livello di comunicazione dei cambiamenti del grado di allerta da parte delle autorità è necessario un miglioramento della tempistica per poter dare un minimo di preavviso alle aziende per organizzarsi sui cantieri. Almeno il giorno precedente il cambiamento, visto che le allerte si basano su previsioni meteorologiche.

Le finanze cantonali sono molto fragili e si affaccia un preventivo 2027 che si vocifera sarà attorno ai 200 milioni di deficit: quanto temete che vengano toccati gli investimenti, anche nell’edilizia o per la manutenzione?

Il rischio è purtroppo reale in quanto è sempre presente la tentazione di attuare i cosiddetti “falsi risparmi” tagliando gli investimenti, che incidono poi sulle spese correnti per i relativi ammortamenti. Sul fronte della manutenzione del patrimonio immobiliare esistente (penso a strade, autostrade, ponti, viadotti, gallerie, linee ferroviarie, ciclopiste, edifici amministrativi, ospedali, scuole, case per anziani e i numerosi altri edifici pubblici), le criticità sono ancora peggiori in quanto i lavori non fatti oggi costeranno molto di più fra qualche anno quando assumeranno il carattere d’urgenza. Spero che i politici dimostrino lungimiranza quando saranno chiamati a decidere su tali aspetti.

Al netto dei problemi economici del Cantone, quali temi caldi vi aspetteranno alla ripresa e in autunno?

Il prossimo autunno non sarà toccato da trattative nazionali con i sindacati visto che l’attuale Contratto nazionale mantello sarà valido fino alla fine del 2031. Lo stesso vale anche per il Contratto collettivo di lavoro del Ticino, anche se dovremo trovarci nuovamente con i sindacati per cercare di affrontare alcuni punti rimasti aperti durante l’ultima trattativa. I prossimi mesi saranno pure importanti per stabilire con la Commissione paritetica cantonale i dettagli operativi per l’applicazione di alcune novità contrattuali. Per la Ssic Sezione Ticino – terminati da poco gli importanti lavori di risanamento energetico di due vecchi edifici del nostro Centro di Gordola, con la realizzazione di pareti composte da pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica – si tratterà di continuare i lavori di costruzione di un nuovo e moderno fabbricato. L’obiettivo è di offrire infrastrutture di qualità a supporto della formazione professionale dei nostri giovani nelle belle e ricercate professioni dell’edilizia e dell’artigianato edile. A settembre, speriamo di poter contare su un buon numero di nuovi apprendisti muratori, ai quali le imprese possono offrire posti di lavoro sicuri, buone condizioni lavorative e salariali oltre a interessanti sbocchi professionali per il futuro.

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2026-07-28T07:00:00.0000000Z

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