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‘Nessun piano B se passa il no alle urne’

Il comitato interpartitico difende il credito di 19 milioni in votazione il 27 settembre e ribadisce che in caso di sconfitta il progetto sfumerà

MA.MO.

«Un aspetto dev ’essere chiaro ai bellinzonesi votanti: non c’è alcun piano B. Se il 27 settembre alle urne passa il ‘no’, il progetto di rilancio culturale e turistico della Fortezza decade completamente. Nonostante quanto sostengano a torto taluni referendisti, il progetto non potrà essere ripreso, modificato, limato. Questo perché il referendum è chiaro nell’indicare che messi in discussione non sono alcuni aspetti puntuali, bensì lo stanziamento del credito totale di 19 milioni. Senza quello, niente rilancio e fine del progetto maturato negli ultimi 12 anni investendo importanti energie e risorse finanziarie. Ci ritroveremo con un patrimonio Unesco come lo è oggi da 30 anni a questa parte, poco attrattivo nei contenuti, poco interessante per i visitatori, le famiglie e le scolaresche, non in grado di convogliare a Bellinzona un nuovo pubblico che lascia sul territorio un indotto sicuro, che è importante non solo per la capitale ma per l’intero Ticino impegnato nella destagionalizzazione dell’offerta». Va sul concreto, senza mezzi termini, il comitato interpartitico formatosi a sostegno della valorizzazione della Fortezza e presentatosi ieri durante una conferenza stampa convocata al castello di Sasso Corbaro. Plr, Ps, Centro, Lega e Verdi liberali schierati in modo compatto nel difendere il messaggio municipale votato in marzo a larga maggioranza dal Consiglio comunale, poi impugnato da un gruppo di politici locali che esporranno nuovamente giovedì mattina le loro motivazioni, dopo che il comitato civico per il ‘sì’ ha esposto le sue il 24 agosto.

‘Cosa si farebbe altrove con questa perla...’

Al centro un ammodernamento sostanziale dell’offerta che mira a fare dei tre castelli e della murata un efficace veicolo di promozione socioeconomica. «Un no alle urne – ha premesso l’ex vicesindaco Simone Gianini, oggi consigliere nazionale Plr, introducendo la conferenza – significherebbe rinunciare per anni a sfruttare il potenziale ancora inespresso del patrimonio Unesco, come invece nel resto del mondo si farebbe con una simile perla in casa». Un gioiello «che è quanto di più distintivo ci sia per posizionarci sul piano culturale e turistico». Quanto alle cifre, il castello di Chillon, sul Lago Lemano, attira ogni anno 400mila visitatori paganti, «ma è privo del substrato storico che la nostra Fortezza invece ha. Peccato che attualmente registri solo 80mila visitatori, di cui la metà pagante: una potenzialità di autofinanziamento non sfruttata e che va a scapito dell’attrattività».

‘Disfattismo che zavorra l’intero progetto’

«Le critiche disfattiste dei referendisti, che si ergono a esperti in tutto, non aiutano Bellinzona a crescere. E si palesano solo adesso, al culmine di un lungo percorso durato 12 anni, finendo per zavorrare l’intero progetto», sottolinea il coordinatore della sezione leghista Sacha Gobbi, capogruppo Lega/Udc in Consiglio comunale, nel quale la parte democentrista si è schierata a favore del referendum. «Eppure il progetto vuole valorizzare in modo concreto ciò che ci caratterizza e differenzia, posizionandoci in modo complementare al Luganese e al Locarnese, in linea con lo sforzo di destagionalizzare l’offerta turistica ticinese cui tutti siamo chiamati a contribuire, coinvolgendo partner ufficiali e riconosciuti sul territorio come l’Organizzazione turistica, l’Ente per lo sviluppo, i commercianti, le attività ricettive. A beneficiarne non saranno solo i turisti, ma noi tutti. Siamo chiamati a rendere il nostro patrimonio accattivante e la città più accogliente. L’azione dei referendisti è votata invece solo all’immobilismo».

Cos’è previsto fra murata e castelli

Nel concreto la presidente della sezione socialista Martina Malacrida Nembrini elenca i vari interventi previsti nella prima fase per rendere i castelli «più accoglienti, vivi, fruibili e accessibili, che sappiano parlare in modo comprensibile a tutti i visitatori e non solo agli esperti di storia e archeologia. Di sicuro dietro ai 19 milioni non c’è una semplice operazione di immagine». Per la murata e i percorsi fra i castelli «ci sarà un fil rouge con segnaletica unitaria, colonne interattive, personaggi parlanti di accompagnamento, cannocchiali a realtà aumentata, materiale didattico, esplicativo e divulgativo in quattro lingue», il tutto partendo da un nuovo accesso fissato al posteggio Tatti e un avvicinamento al Castel Grande sia sopra, sia dentro la murata: «Nella galleria è prevista una messa in scena con supporti digitali per un’esperienza immersiva; inoltre saranno sistemati gli accessi e messi in sicurezza i camminamenti». Nella hall di Castel Grande sarà posato un modello in scala, affiancato da inserti a realtà aumentata sulle fortificazioni. L’ala ovest – dettaglia Malacrida Nembrini – sarà predisposta per mostre, convegni e congressi; l’ala sud ospiterà la mostra permanente dedicata alla Fortezza. La Cà Bianca (del custode) sarà trasformata in un grande spazio espositivo dotato di accesso facilitato con ascensore, con tanto di mostra permanente “da Turner ad Aurelio Galfetti”. La Torre bianca vedrà migliorata l’accessibilità e sul retro sarà ricavato un nuovo spazio per eventi. Nella corte interna sarà presente una struttura mobile di ristorazione e un impianto di ombreggiamento, mentre nell’atrio dell’ascensore (livello Piazza del Sole) vi sarà una messa in scena digitale. Focus anche sul castello di Montebello, con la creazione di spazi ludici e interattivi per famiglie e il rinnovo del controllo degli accessi con biglietteria e bibite. Sasso Corbaro confluirebbe in una tappa successiva.

Effetto leva da 4,5 a 19 milioni Alessandra Alberti

Ad (presidente del Centro) il compito di dettagliare la questione finanziaria, evidenziando da una parte i nuovi spazi a pagamento (rispetto a oggi sarebbero aggiunte la galleria della murata e la corte interna del Castel Grande, quest’ultima gratis per residenti e scolaresche) e dall’altro l’effetto leva: «Il Cantone, proprietario del complesso medievale, partecipa con 8 milioni, di cui 4 attinti dal fondo Swisslos. Il contributo della Confederazione, insieme a quello di fondazioni private, si attesta attorno ai 3 milioni. Quello della Città ammonta pure a 8 milioni, di cui 3,5 tramite il fondo aggregativo costituito a favore di progetti strategici. Così facendo, partendo da 4,5 milioni a carico delle casse comunali si arriva a un progetto di 19 che richiede una scelta di fiducia, responsabilità e controllo». E, in soldoni, «un impatto annuo sulle finanze pari a 178mila franchi, quindi perfettamente sostenibile». L’obiettivo dichiarato «è infatti l’autofinanziamento, e qui ci siamo. Poi, se pensiamo all’investimento complessivo, dobbiamo considerarlo non solo per il suo peso che avrà sui conti di ogni attore coinvolto, ma soprattutto per il valore che saprà generare nel tempo».

‘Marchio inclusivo, unico, chiaro’

Altri temi sollevati dai referendisti, il nome Fortezza e la governance. Silvia Gada (presidente Plr) ribadisce che il termine Fortezza «rappresenta il patrimonio Unesco nel suo complesso, quale sistema difensivo fortificato. Un marchio inclusivo, unico, chiaro, storicamente corretto e che ci rende riconoscibili sul piano nazionale e internazionale». Quanto al modello di fondazione gestionale, «si vuole costituire un ente giuridico unico, a scopo pubblico, in cui siano rappresentati la Città, il Cantone e l’ambito turistico. E dove operino persone competenti». In definitiva, i cinque partiti invitano i bellinzonesi ad approfondire il tema, evitando così un voto di pancia: «Se prevalesse il ‘no’ sarebbe un enorme autogol, che darebbe ragione a chi sostiene che “a Bellinzona non c’è nulla e non si fa mai nulla”».

BELLINZONA E VALLI

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2026-09-02T07:00:00.0000000Z

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