Più lavoro, più reddito? Lo si scoprirà
‘Conviene aumentare la percentuale?’ Lo dirà il governo con l’analisi chiesta dalla mozione di Roncelli (Avanti) passata con il rapporto di Speziali (Plr)
Di Jacopo Scarinci Roberta Soldati,
Conviene davvero aumentare la percentuale di lavoro? Passando dal 60 all’80% una persona, o la sua famiglia, a fronte di un aumento salariale quanto ci rimette in merito di sussidi che si abbassano, meno agevolazioni legate al reddito e retta dell’asilo nido che s’impenna? In altre parole: quanto resta in tasca, se resta qualcosa, di un aumento di percentuale? E ancora: c’è qualcuno che sfrutta questo sistema per lavorare volontariamente di meno e, a carico della collettività, continuare a beneficiare di tutto il resto? A queste domande cerca una risposta la mozione di Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino&Lavoro) che, con l’approvazione a larghissima maggioranza del rapporto di Alessandro Speziali (Plr) da parte del Gran Consiglio, chiede al Consiglio di Stato un’analisi seria di casistiche, statistiche, simulazioni e scenari con esempi concreti che, appunto, diano una risposta a tutte queste domande.
Lo stesso Roncelli spiega in entrata che «non si tratta di dire a nessuno quanto e come deve lavorare, e non c’è nemmeno l’ombra di un giudizio. Ma è legittimo chiedere al governo se esistono queste distorsioni, perché se ci sono è nostro dovere correggerle. Alla domanda “mi conviene lavorare di più?” la risposta dovrebbe essere sempre e solo che sì, conviene».
‘Non è solo una questione fiscale, una famiglia vive di reddito disponibile’
Sulla stessa lunghezza d’onda è Speziali, che nel suo intervento ribadisce che «non è solo una questione fiscale, una famiglia vive di reddito reale e disponibile. Passando, ipoteticamente, dal 60 all’80% va capito cosa succede non solo alle imposte, ma alla Ripam, ai nidi, alle borse di studio, agli assegni. Può anche accadere che lavorando di più si guadagni di più ma solo sulla carta, ed esistono varie forme di ingegneria sociale con situazioni dove viene consapevolmente mantenuta ridotta la percentuale lavorativa per rientrare nei parametri di eventuali sussidi. Queste dinamiche – continua Speziali – esistono, e il nostro rapporto non chiede altro di verificare cosa succeda in questi casi, chiedendo simulazioni, una mappatura complessiva e uno strumento che permetta di conoscere il vero reddito disponibile al variare delle percentuali di lavoro». Per Speziali «se il sistema rende razionale lavorare meno per non perdere prestazioni, il problema non è del singolo ma di un sistema costruito male nel tempo». Insomma, «chi può e vuole lavorare di più deve avere interesse a farlo, e non si può premiare indirettamente chi sceglie di lavorare meno per ottimizzare certi parametri».
‘La realtà è più complessa e con meno malafede’
È ovviamente speculare l’opinione del relatore del rapporto di minoranza Fabrizio Sirica (Ps), che chiedeva di respingere la mozione. Che «è in parte condivisibile, ma dietro una proposta innocua c’è una questione profondamente politica: come Gran Consiglio dobbiamo incentivare il lavoro a tempo pieno o la nostra missione sarebbe permettere che le famiglie trovino un giusto equilibrio tra vita lavorativa e conciliabilità? Per me è la seconda», afferma Sirica. «Per noi – continua il deputato socialista – equilibrio e benessere della cittadinanza sono l’obiettivo, quindi non per forza deve esserci un lavoro a tempo pieno. C’è un’enorme differenza tra rimuovere ostacoli
a chi lavora di più e penalizzare chi lavora meno». Sirica chiede e si chiede: «Dove finisce la necessità e dove comincia la libera scelta? Il retropensiero che ci siano persone che appena nasce un figlio diventano espertissime di Stato sociale e calcolano cosa gli convenga... la realtà è più complessa, e con molta meno malafede». In più, per Sirica «quanto si vede nelle nuove generazioni, cioè la volontà di equilibrio tra vita personale e lavorativa, con riappropriazione di tempo per sé stessi e i propri affetti, è progresso». Ma il sostegno, nei partiti che fanno gruppo, si limita al verde Marco Noi: «Il tema del lavoro è da vedere a tutto tondo, ogni persona deve avere la possibilità di lavorare alla percentuale che conviene di più». Finita lì. Per Claudio Isabella (Centro) «sosteniamo la mozione perché non vogliamo dire alle persone come organizzare la loro vita o il proprio lavoro, ma perché crediamo sia giusto comprendere se esistano meccanismi che finiscono col disincentivare il modello di occupazione». Dritto per dritto Andrea Censi (Lega): «La sinistra come al solito preferisce voli pindarici ideologici, qui c’è da capire perché si lavora per meno soldi, è una trappola e un disincentivo di Stato al lavoro». Secondo Raide Bassi (Udc) la domanda è unica: «Quanto resta in tasca del franco in più che si guadagna aumentando la percentuale?».
Un più che gelido Christian Vitta, direttore del Dfe, nella sua risposta che conferma il messaggio governativo che chiedeva di respingere la mozione – portando già qualche esempio contrario ai favorevoli – non fa cambiare idea: 50 favorevoli, 21 contrari.
Quel che resta del giorno
Lo stesso Vitta è stato sugli scudi, senza leggere interventi e andando a braccio, sul tema perequazione intercantonale. Nella trattanda che ha ritenuto evase due mozioni che chiedevano più incisività, ha infatti ricordato che «ogni tanto qualche strappo ben ragionato con Berna ci sta. Con la decisione di sospendere parte dei ristorni dei frontalieri, ad esempio, almeno qualcuno si siederà al tavolo. Cosa porterà non lo sappiamo, subiremo molte pressioni, ma dire che le cose non vanno spiegando bene i motivi non è fare i Calimero». Sempre ieri, il Gran Consiglio ha dato via libera al contributo di un milione per la Festa federale di ginnastica in Ticino nel 2031 e – con molta battaglia da Lega e Udc – al milione e 200mila franchi per il triennio 2026-2028 per il fondo FilmPlus. Infine, bocciatura all’iniziativa cantonale (di
Udc) che chiedeva di codificare al più presto il reato di stalking nel Codice penale svizzero, ma richiesta al governo di concentrarsi di più sul tema.
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2026-10-06T07:00:00.0000000Z
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