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Medici pensionati in corsia e specializzandi senza tutor

La carenza di personale continua a preoccupare

M.M.

Alla fuga di medici e infermieri che non si arresta l’Asst Lariana risponde non solo con continui bandi di assunzione, ma anche con misure (chiamiamole così) straordinarie. Tra queste richiamare in servizio i camici bianchi pensionati, ma anche assegnare interventi chirurgici a medici specializzandi. In questi ultimi giorni si è tornati a scrivere di misure economiche (i finanziamenti dovrebbero arrivare dalla ‘tassa sulla salute’) per arginare il fuggi-fuggi di personale sanitario verso ospedali e studi professionali del Canton Ticino, dove oltre un quarto degli addetti del settore (poco meno di un migliaio di frontalieri) proviene dalle province di Como e di Varese. Un numero in continua crescita, come testimoniano i permessi G: il fuggi-fuggi, contrariamente a quanto si pensava, non ha risentito della nuova fiscalità dei frontalieri che, per coloro che sono stati assunti dopo il 17 luglio 2023, prevede tasse molte più alte rispetto ai vecchi frontalieri. Alla sede dell’Asst Lariana c’è un lungo elenco di medici pensionati (circa un’ottantina) disponibili a coprire i turni vacanti a cui si aggiunge una seconda lista con i nominativi di una trentina di infermieri in pensione.

Nel frattempo a Como continua a far discutere la notizia che negli ospedali Sant’Anna di San Fermo della Battaglia e Sant’Antonio Abate di Cantù giovani medici specializzandi in ortopedia abbiano eseguito tra l’autunno 2024 e la primavera dello scorso anno una dozzina di interventi senza la presenza di medici tutor, già titolati e specializzati, ovverosia con la dovuta esperienza. A segnalare quanto si è verificato nei due più importanti ospedali pubblici lariani è stata l’associazione ‘Liberi specializzandi’, che difende i diritti dei medici in formazione. Dopo che la notizia era stata pubblicata dal quotidiano comasco, l’Asst Lariana aveva commentato: “In relazione agli episodi segnalati l’azienda ha avviato una verifica interna”. Insomma, poche righe, il minimo sindacale, tra cui si può leggere che quanto segnalato corrisponde al vero. Non è dato sapere se la verifica si sia conclusa e a quale conclusione sia arrivata. Comunque sia, siamo in presenza di una vicenda che, casomai fosse necessario, conferma la carenza di camici bianchi nelle strutture ospedaliere pubbliche lariane. Gli ultimi dati dicono che mancano un centinaio di medici e oltre cinquecento infermieri. Tornando a quanto accaduto al Sant’Anna e al Sant’Antonio Abate, il primo operatore (quello che ha materialmente effettuato l’intervento operatorio), uno specializzando, nella maggior parte dei casi è stato assistito da un secondo chirurgo, pure lui medico in formazione. Con loro un anestesista, uno strumentista, infermieri e operatori sanitari. In un caso specifico una giovane specializzanda, così risulta dai documenti, ha eseguito l’operazione da sola, senza un altro aiuto medico, contrariamente a quanto previsto dalla norma secondo cui “la sala operatoria è attivata solo in presenza di un medico anestesista, due chirurghi e due infermieri professionali”. Stando a ‘Liberi specializzandi’ nessuno dei nominativi dei medici impiegati nelle sale operatorie di Como e Cantù poteva avere già acquisito il diploma quinquennale di specializzazione al momento delle operazioni, come risulta dalle verifiche effettuate tramite l’albo nazionale dell’Ordine dei medici. Alcuni di loro stanno frequentando i primi anni di specializzazione. La stessa associazione ribadisce che “in sala operatoria gli specializzandi possono essere impiegati per aiutare e imparare, ma da legge in presenza di un tutor, un medico chirurgo riconosciuto e titolato”. A tal proposito vengono citati il decreto presidenziale del 14 gennaio del 1997 e il decreto legislativo del 17 agosto del 1999.

A Como già un anno fa i giovani ortopedici in forze al Sant’Anna, di nuovo attraverso l’associazione ‘Liberi specializzandi’, si erano lamentati per i turni forzati senza l’inserimento dei dovuti giorni di riposo, accuse mai smentite dall’ospedale e dall’ateneo. Il reparto di Ortopedia è diretto dall’estate del 2024 dal primario Michele Francesco Surace, proveniente da Varese per tramite dell’Università dell’Insubria, dove è professore e responsabile della scuola di specializzazione in Ortopedia. Quando un anno e mezzo fa il Sant’Anna era rimasto orfano del precedente primario e della maggioranza degli specialisti fuoriusciti dall’Asst Lariana in blocco, di fatto l’Ortopedia aveva rischiato di chiudere. La stessa situazione aveva investito il Sant’Antonio Abate di Cantù.

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2026-01-09T08:00:00.0000000Z

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