Vita grama per molti anziani: ‘Urge soluzione’
Il Laboratorio di ingegneria dello sviluppo sociale traccia un quadro allarmante fra isolamento e mancanza di luoghi d’aggregazione. Dieci raccomandazioni
È un quadro tendente al cupo quello che emerge dallo studio sull’anzianità svolto in Calanca dal Laboratorio di ingegneria dello sviluppo sociale (Liss). Scopo, radiografare le condizioni di vita e individuare gli strumenti per attenuare il rischio di emarginazione psicologica e sociale in un territorio periferico complesso qual è quello della valle laterale della Mesolcina abitata da meno di 600 persone, di cui il 37% anziane. Luogo in cui convivono due componenti linguistiche e culturali: quella locale e quella d’Oltralpe stabilitasi dagli anni 60 la cui minoranza “non ha mai voluto imparare la lingua della valle e tende a condurre una propria vita”. Mirante a stabilire un dialogo di reciproco sostegno con Spitex e analizzare possibili scenari futuri, il progetto Liss porta alla luce, nel rapporto intermedio presentato ieri sera ad Arvigo, una condizione di vita bifronte divisa fra chi si ritiene generalmente soddisfatto e chi per scelta o costrizione campa isolato, talvolta in condizioni estreme e di povertà, al limite della sopravvivenza, malfidente verso la comunità, le autorità e la società in generale. Il tutto considerando l’ambiente in rapida trasformazione e i cambiamenti in atto nella società globale. Un centinaio le persone incontrate e sentite l’anno scorso, per tre quarti over 65, e dieci le raccomandazioni finali rivolte ai Comuni e al Cantone, con misure ritenute “poco procrastinabili”.
‘Diffidenza, chiusura, ombre’
“In tutti e cinque i comuni – si legge nel rapporto – la partecipazione è stata soddisfacente”, ma il progetto “incontra diffidenza, a volte chiusura, verso qualcosa che si teme possa destabilizzare, o mutare, un certo equilibrio”. Sin dai contatti iniziali il Liss ha notato l’esistenza di una doppia modalità comunicativa: da una parte chi sostiene di stare bene così, di non necessitare di nulla e di essere contento di vivere lì; dall’altra sono emersi messaggi “nascosti, sussurrati e che altre persone non avrebbero dovuto conoscere”. Accanto a segnali positivi su quanto si sta facendo in Calanca, “abbiamo avuto anche ripetutamente conferma di ‘ombre’ che percorrono l’insieme del territorio. Sottili spaccature”. Non di rado “sono emersi sentimenti di paura di fronte alle possibili conseguenze che una certa esternazione critica avrebbe potuto comportare”. Qualcuno – dettaglia il rapporto di 29 pagine – ha detto che “così non si può continuare” e che “è molto duro e difficile vivere in Calanca”, dove vi è “totale chiusura” e“non è possibile prendere iniziative senza subire prima o poi le conseguenze”. Diversi gli aspetti critici elencati dagli anziani: “Luoghi d’incontro e negozi che chiudono, trasporto e collegamenti vieppiù difficili e complicati, case nuove che contengono sovente letti freddi”. In definitiva una “valle dormitorio senza prospettiva di sviluppo”, sebbene posta al beneficio di importanti finanziamenti esterni che premiano il lavoro di alcuni attori. Col rischio però di sviluppare una forma di dipendenza esclusiva da questi aiuti.
Accuse reciproche
Quanto ai confederati che in Calanca hanno trovato uno scopo di vita, “sono quasi sempre – specifica il Liss – giovani in cerca di un luogo incontaminato dal profilo ambientale e sociale dove poter realizzare il sogno di una vita nella quale il benessere è strettamente legato al rapporto con la natura. Per questa generazione l’abbandono in Calanca di alcune fattorie e nuclei abitativi ricchi di storia ha rappresentato una straordinaria opportunità. In parte, ciò che accomuna questa generazione è la voglia di liberazione dalle catene di un certo autoritarismo per far prevalere nuovi valori di giustizia ed eguaglianza”, lontano dalla società del consumo. In larga parte questa generazione è riuscita a insediarsi “ma sussistono sottili spaccature che attraversano l’insieme del vivere sociale. Da ambo le parti riecheggiano frasi come ‘Stanno per conto loro e non vogliono avere contatti con noi’, oppure ‘È molto difficile superare dei veri muri’, o ancora ‘È meglio stare per conto proprio’. Frasi talvolta all’origine di chiusure”.
‘Cerotto su una ferita molto più profonda’
Per ridurre il rischio di cadere nel vortice della solitudine, la Calanca offre numerose occasioni e iniziative. Ma sono anche in corso “cambiamenti che rischiano di penalizzare la fascia più anziana”. Il Liss osserva una tendenza alla chiusura di luoghi che in passato svolgevano un ruolo importante nell’attivare la componente sociale della comunità, come negozi, ristoranti, uffici postali, spazi d’incontro: “Raccomandare di mantenerli aperti affinché poche persone, in particolare anziane, possano accedervi si scontra con una chiara mancanza di un’analisi approfondita del fenomeno in atto. Sarebbe come applicare un cerotto a una ferita molto più profonda e complessa”. È in atto un cambiamento socioeconomico “che rischia di esporre una parte fragile della popolazione alla perdita di condizioni ambientali essenziali per una vita dignitosa sotto ogni punto di vista”.
Frantumazione e disagio
Le persone in età che lavorano nell’agricoltura di montagna avvertono, più di altre, che la mancanza di una piattaforma comune in cui discutere e promuovere il presente e il futuro minaccia la loro sopravvivenza: “Le numerose iniziative rischiano di operare ciascuna per contro proprio. Tale frantumazione provoca un disagio poco dichiarato ed effetti collaterali”. Vengono citati il bisogno di risorse che non riescono mai a rispondere al vero problema delle persone a cui sono destinate; singoli eventi di richiamo che essendo privi di continuità appaiono come “fuochi d’artificio che quando finiscono lasciano il vuoto e ti senti più solo di prima”; l’assenza di coinvolgimento della scuola nel processo di trasformazione in atto della valle. Pure segnalati problemi di comunicazione correlati alle nuove tecnologie, in parte ripudiate, in parte usate con difficoltà e in parte utilizzate in modo proficuo. Pure emersa la preoccupazione di non poter raggiungere alcuni punti d’incontro perché vengono progressivamente a mancare i mezzi di trasporto, in particolare l’autopostale. Inoltre alcune persone segnalano difficoltà a raggiungere le fermate del bus: “Posare panchine, installare corrimano e rimuovere barriere lungo il percorso sarebbero interventi concreti”. Di fronte alle numerose iniziative sviluppate nei cinque comuni, il Liss rileva l’assenza di una comunicazione capace di oltrepassare le barriere dei singoli territori: “Alcune iniziative meritano di essere conosciute dall’intera popolazione. Anche in questo caso si auspica il consolidamento dei rapporti intercomunali per garantire una circolazione dell’informazione più trasparente e dinamica”.
Cosa fare
Dieci le raccomandazioni: sviluppare luoghi d’incontro multifunzionali coinvolgendo anche i volontari; avviare microprogetti e pratiche innovative per favorire la presenza di nuove famiglie; costituire un gruppo che faciliti la comunicazione intergenerazionale; meglio circoscrivere situazioni di fragilità; prevedere momenti di incontro e sostegno per favorire l’accesso al mondo digitale; coordinare le attività delle organizzazioni e associazioni; valorizzare l’immagine di Braggio come ambiente rigenerativo; consolidare il ponte tra il profilo socio-ambientale e culturale della valle e gli obiettivi e l’attività del Parco Calanca; gettare le basi per una conferenza intercomunale per tracciare alcune linee di sviluppo sociale ed economico; dotare l’amministrazione comunale di strumenti per una gestione moderna della cosa pubblica alla portata delle varie fasce di età.
BELLINZONA E VALLI
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2026-01-17T08:00:00.0000000Z
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