‘Nessuna riforma, è uno smantellamento’
Così la presidente Masoni Brenni all’assemblea Corsi. Presente pure Timbal: ‘Facciamo errori? Sì. Ma siamo un riferimento sociale per la comunità’
Di Jacopo Scarinci
È stato comprensibilmente dedicato integralmente all’iniziativa popolare ‘200 franchi bastano’ l’intervento della presidente della Corsi Giovanna Masoni
Brenni all’Assemblea generale straordinaria della cooperativa. Un intervento nel quale pone l’accento su un fatto: «In queste settimane il cosiddetto prezzo nascosto del taglio del canone è emerso con chiarezza. Ed è un prezzo molto alto. Guardiamolo, e facciamoci qualche domanda». Ed eccole, le domande. In serie: «Che ne sarebbe del plurilinguismo svizzero? Che ne sarebbe della lingua e della cultura italiana in Svizzera? Che ne sarebbe della Rsi come la conosciamo oggi? Degli studi decentrati nelle regioni? Dei posti di lavoro, diretti e indiretti? Delle competenze, della formazione, di un intero tessuto professionale che oggi vive anche grazie al servizio pubblico?».
‘Non è terrorismo psicologico’
Tantissime questioni aperte che, per Masoni Brenni, hanno un’unica risposta: «Subirebbero colpi durissimi. E non è terrorismo psicologico, sono dati. Sono cifre confermate anche da uno studio indipendente». E non è tutto, perché la presidente della Corsi insiste: «Qui non è in gioco un’azienda, ma la nostra voce. Che ne sarebbe della narrazione della Svizzera, raccontata da noi svizzeri? Che ne sarebbe della nostra storia comune, della nostra identità se a parlare non fossimo più noi?». Insomma, «senza una voce nostra, indipendente da interessi economici o ideologici, saremmo più fragili e più esposti. In pericolo – rincara Masoni Brenni – sarebbe anche la sicurezza interna del Paese. Lo ha detto chiaramente chi è responsabile della difesa nazionale. E infine diciamolo: che senso avrebbe la nostra neutralità, senza una nostra voce credibile?».
Eccolo quello che per la presidente della Corsi è «il prezzo nascosto del taglio del canone». Per Masoni Brenni passare dai 300 franchi di canone comunque previsti dall’ordinanza del Consiglio federale a partire dal 2029 ai 200 dell’iniziativa popolare significa «distruggere. Non riformare, ma smantellare». Per questo, afferma, «oggi l’opposizione è larghissima». Ma non basta, per la presidente della Corsi. Perché «la campagna a favore dell’iniziativa è forte. Ha mezzi. Ha disponibilità. Ha visibilità. Qui da noi è presenza settimanale, se non quotidiana, da anni, anzi ormai decenni». Ma occorre andare avanti, e quindi per Masoni Brenni «la Ssr e la Rsi non sono perfette, come tutte le opere degli umani. Ma questa iniziativa non vuole migliorarle, vuole colpirle e distruggerle».
Timbal: ‘Ssr e Rsi fatte di professionalità straordinarie’
A poco meno di un mese dal voto, il direttore della Rsi
Mario Timbal rilancia: «Questa è una votazione che si giocherà soprattutto sulla partecipazione. In una democrazia diretta, la differenza non la fanno solo le opinioni: la fanno le persone che votano davvero, che scelgono di informarsi, di parlare con altri, di dedicare tempo a una decisione che riguarda il futuro del Paese». Per Timbal, oggi, siamo «in un contesto mediatico sempre più frammentato, veloce e polarizzato, in cui la pressione sulla velocità spesso supera quella sulla verifica». Un mondo «in cui grandi piattaforme globali distribuiscono contenuti senza responsabilità verso i territori e le comunità linguistiche, per una regione come la Svizzera italiana il tema non è teorico: è un tema di presenza, di visibilità, di rappresentazione».
Ma è anche un contesto dove, prosegue Timbal, «la Rsi e più in generale la Ssr sono fatte di professionalità straordinarie: tecniche, editoriali, produttive, digitali. Competenze che ogni giorno garantiscono continuità, qualità e affidabilità». E ricorda quanto successo venerdì scorso, quando «a causa di un problema legato a un fornitore esterno, si è verificata una panne tecnica senza precedenti». Ebbene, «tutti i sistemi produttivi principali erano bloccati. In poche ore, tutta l’azienda si è mobilitata: team tecnici, editoriali e operativi. È stata progettata e messa in funzione una catena di produzione alternativa, mai utilizzata prima. Il servizio è stato garantito. Non è stato un caso: è stato il risultato di competenza, collaborazione e senso di responsabilità».
Nel suo discorso, il direttore della Rsi contesta anche uno dei cavalli di battaglia dei favorevoli all’iniziativa: la fruizione sempre meno frequente del servizio pubblico da parte dei giovani. Timbal infatti afferma che i giovani «in realtà il servizio pubblico lo utilizzano in modo diverso: attraverso i canali digitali, le piattaforme online, i contenuti on demand. Oggi circa l’80% di loro entra in contatto con i contenuti del servizio pubblico almeno una volta alla settimana». Più in generale, conclude Timbal, certo: «La Rsi ha commesso errori e ne commetterà ancora. Come direttore me ne assumo la responsabilità». Ma, ribadisce, «questa azienda ha anche un valore profondo: non solo per ciò che produce, ma per ciò che rappresenta. Per generazioni di ticinesi e di svizzeri italiani è stata un luogo di lavoro, di crescita e di possibilità, un punto di riferimento per una comunità che condivide valori e storie, non algoritmi».
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