‘Sospendere e poi cancellare la partecipazione ai costi’
Una petizione contro la partecipazione degli utenti alle spese raccoglie migliaia di firme in poche ore. ‘Il governo sospenda e il parlamento cancelli la misura’
Di Giacomo Agosta
Già migliaia di firme contro la misura introdotta dal Cantone che chiamerà alla cassa i pazienti. ‘Così si colpiscono i più fragili e si incentiva la rinuncia ai trattamenti’.
Prima la sospensione, attuata dal Consiglio di Stato, poi la definitiva cancellazione per mano del Gran Consiglio. Nel mezzo una petizione e, soprattutto, la voce di tutti gli utenti che con la nuova partecipazione ai costi delle cure a domicilio avranno serie difficoltà economiche. Ha bene in chiaro il percorso da seguire il comitato ‘Non è colpa dei pazienti’ – un’alleanza composta da partiti, associazioni, sindacati, operatori del settore e utenti – per contrastare la nuova spesa che saranno presto chiamati a pagare anziani, malati e tutti coloro che hanno bisogno di un aiuto regolare a casa propria. Una partecipazione ai costi che il Cantone ha presentato lo scorso 6 marzo e che sarà in vigore (in teoria, perché ci sono già Servizi che non intendono effettuare il prelievo) dal 1° aprile: 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. «Il fronte contrario si è formato in pochi giorni e si sta allargando sempre di più, c’è grande preoccupazione», sostiene la deputata socialista in Gran Consiglio Lisa Boscolo.
«Chi beneficia delle prestazioni complementari potrà chiedere un rimborso per questa nuova spesa», riconosce il capogruppo in Gran Consiglio del Partito socialista Ivo Durisch. «Le persone appena sopra la soglia delle Pc, invece, potrebbero trovarsi confrontate con un’ulteriore spesa mensile di 300 o 450 franchi. Non è facile assorbirla, specialmente per gli anziani che vivono nella propria casa. Senza dimenticare che si tratta di un prelievo lineare, uguale per tutti. Ci sarà chi potrà sostenere questa spesa senza problemi e chi, invece, penserà a rinunciare a qualche cura. Non va bene, si spinge la gente a non curarsi o farsi ricoverare e questo è in palese contrapposizione con la strategia di favorire le cure ambulatoriali». Motivo per cui Durisch ha depositato una mozione che chiede di annullare la modifica della Legge sulle cure a domicilio decisa dal parlamento con l’approvazione del Preventivo 2026. «I tempi per evadere una mozione sono in genere lunghi. Ecco perché il Consiglio di Stato deve sospendere subito la misura ascoltando la voce di tanti cittadini in difficoltà». Voce rappresentata dalle oltre 5mila firme raccolte in poche ore dalla petizione online.
La testimonianza
Dai tempi della politica alle difficoltà immediate dei pazienti. «Quasi un anno fa ho preso un ictus e da lì mi è cambiata la vita» racconta Riccardo Lazzarotto. «Vivo da solo e l’assistenza a casa è per me necessaria. Non potrei farne a meno visto che anche per gesti semplici, come radermi la barba, ho delle difficoltà. La mia giornata è scandita da visite di infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti e logopedisti. Arrivano al mattino, mi assistono al pomeriggio e poi tornano alla sera». Una presenza costante, tante cure. «Questa novità è stato un duro colpo. Ci penso spesso perché per me vorrebbe dire arrivare sempre al massimo dei 15 franchi giornalieri. Una spesa che si va a sommare alle altre. Ho già dovuto rinunciare ai pasti a domicilio perché risultavano troppo cari, questo sarebbe un altro duro colpo».
Dietro a ogni utente c’è anche una famiglia che si affida alle cure a domicilio per permettere a un caro di restare a casa. «Negli ultimi anni la salute fisica di mio nonno è peggiorata. Dopo l’ultimo ricovero ha espresso il forte desiderio di poter tornare a casa. Non ce la siamo sentita di dirgli no, anche se sarebbe stato più semplice a livello economico e organizzativo», afferma Rachele Titocci, infermiera e caregiver. «Mio nonno riceve già degli aiuti economici dal Cantone, ma ci è capitato di dover anticipare dei soldi per far fronte a sue spese improvvise. Ci chiediamo cosa capiterà adesso, con questa nuova spesa sulle spalle ogni mese. C’è una tremenda incertezza per la mia famiglia e per tutti quelli nella nostra situazione».
‘Una scelta contraddittoria’
A incontrare ogni giorno anziani, persone con demenze o difficoltà motorie è Zorelis Santiago, infermiera indipendente. «Seguo una signora di 79 anni da diverso tempo. Ormai ci conosciamo bene e mi sono accorta recentemente che aveva qualcosa di diverso. Dopo la segnalazione al medico abbiamo fatto gli esami a casa riscontrando un’infezione polmonare. Ora la paziente sta ricevendo gli antibiotici in vena, nella tranquillità di casa sua, e senza la necessità di un ricovero che sarebbe costato molto di più». Questo esempio, per Santiago, dimostra i benefici di un rapporto costante con il paziente. «Con la tassa si rischia di spingere gli utenti a ridurre se non addirittura escludere certe visite». Tornando all’introduzione della partecipazione ai costi, «è arrivata all’improvviso. I pazienti ci fanno tante domande e noi siamo spiazzati, non sappiamo cosa rispondere e come comportarci».
Dello stesso avviso Matteo Dell’Era, medico di famiglia attivo ad Airolo. «Gli operatori a domicilio sono gli occhi e le braccia dei medici. Il loro lavoro è fondamentale per monitorare i pazienti e anticipare l’insorgere di problemi gravi successivamente. Problemi gravi che, se non curati per tempo, generano molti più costi per tutto il sistema sanitario tra cure specialistiche e ricoveri in ospedale». Per Dell’Era, inoltre, «questa mossa del Cantone è contraria alla volontà ripetuta più volte di spostare la medicina verso l’ambulatoriale».
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