‘Prioritario restaurare la Torre di Atto’
L’edificio storico è attorniato da impalcature da decenni. Il sindaco Stefano Imelli: ‘Entro l’estate un preventivo per la progettazione degli interventi’
Di Fabio Barenco
‘Impacchettata’ da decenni, la Torre di Atto a Giornico vuole diventare un regalo da scartare per residenti e visitatori. «È una delle torri più famose del Ticino e verosimilmente anche della Svizzera», afferma a ‘laRegione’ il sindaco Stefano Imelli. «Ma continuare a vederla circondata da impalcature, mi fa provare tristezza e delusione». Il Municipio ritiene dunque «prioritario intervenire per consolidare, mettere in sicurezza, restaurare e ridare dignità a questa torre d’importanza storica unica, risalente a prima dell’anno Mille». Essendo un bene protetto a livello cantonale, l’obiettivo è ora quello di elaborare un progetto in tal senso in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali.
Credito per i lavori nel 2027
In ogni caso ci si trova ancora in una fase iniziale: «Al momento stiamo costituendo un gruppo di lavoro comprendente rappresentanti del Municipio, del Cantone ma anche di altri partner come architetti, ingegneri, restauratori, storici», precisa Imelli. Gruppo di lavoro che ha «l’obiettivo di presentare entro l’estate un preventivo per la progettazione degli interventi», così da presentare poi un messaggio con relativo credito al Consiglio comunale. I passi successivi sono di «riuscire a presentare un credito per l’esecuzione dei lavori nel 2027».
‘Non una buona pubblicità per il comune’
Ma cosa è immaginabile a livello di contenuti? «Come detto si tratta di un bene culturale protetto a livello cantonale», sottolinea il sindaco. «Di conseguenza le ipotesi di inserire nella torre contenuti diversi rispetto all’attuale destinazione di torre storica (ad esempio ostello, museo...), può risultare complicato e forse non del tutto opportuno». Al momento, quindi, «l’intenzione è quella di ‘solamente’ risanare e mettere in sicurezza questo edificio storico». Infatti, «con il passare del tempo e senza interventi, potrebbero emergere anche criticità dal punto di vista strutturale». A ciò va poi aggiunto che «nello stato attuale, la Torre di Atto non rappresenta una buona pubblicità per un comune che vuole puntare anche sul turismo». E, in questo contesto, «in futuro valuteremo in ogni caso se valorizzarla ulteriormente».
Proposte di risanamento sfumate
Resta il fatto che non è la prima volta che si evoca un risanamento della Torre di Atto. Torre che è attorniata da impalcature almeno dal 2004, verosimilmente per metterla in sicurezza, in attesa di un restauro. E un primo progetto di restauro fu infatti concepito nel 2007. Non se ne fece nulla. Restauro che sembrava in dirittura di arrivo nel 2015, quando l’allora Consiglio comunale approvò un relativo credito di 1,5 milioni di franchi. Ma anche in questo caso il progetto sfumò, in particolare a causa dell’inoltro di ricorsi. Ricorsi, in seguito respinti, che allungarono i tempi a tal punto da far decadere il credito perché inutilizzato. In tempi più recenti, invece, le priorità dell’ormai ex Comune erano altre. Comune che si è poi aggregato nel 2025 con Bodio. Una fusione che potrebbe quindi portare benefici anche alla storica torre.
Sicuramente antecedente all’anno Mille
Torre il cui nome è legato a quello del nobile prelato Atto o Attone da Giornico, divenuto vescovo di Vercelli, la cui famiglia discendeva dall’ultimo re dei Longobardi ed era feudataria delle Tre Valli. Secondo la tradizione il vescovo Atto, a metà del 900, lasciò per testamento le Tre Valli Ambrosiane al Capitolo del Duomo di Milano. L’edificio storico è di conseguenza sicuramente antecedente al Mille e costituisce quindi il più vetusto monumento delle Valli Lepontiche. Va però detto che la prima notizia certa della sua esistenza è contenuta in una pergamena del 18 ottobre 1311. La prima citazione della torre con il nome di Atto si trova invece nella cartina geografica annessa allo Scandaglio Historico del prete Giovanni Rigolo di Anzonico (1640-1711). In ogni caso la Torre di Atto ebbe un ruolo importante nei secoli, quando vi si riuniva il Consiglio Generale della Valle (i delegati di ogni vicinanza) e il Podestà vi teneva le sedute. Inoltre era probabilmente collegata a un sistema di torri di segnalazione e avvistamento presenti lungo tutta la Valle (Chironico, Chiggiogna, Faido, Prato Leventina). Infatti il gruppo di costruzioni sorte attorno alla base del torrione segnala l’esistenza di un complesso abitativo fortificato. Passando a un’epoca più recente, nel 1889 lo storico dell’arte zurighese Rudolf Rahn descrisse accuratamente l’edificio, segnalando il crollo del piano superiore avvenuto nel 1846. Pochi anni dopo la torre venne quindi ristrutturata, senza ripristinare il piano mancante (si presenta quindi a sei piani) e adibita dai proprietari ad abitazione.
BELLINZONA E VALLI
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2026-04-10T07:00:00.0000000Z
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