Curia, Andrea Arcidiacono nuovo addetto stampa
Da Berna a Lugano. Da Palazzo federale – dove è stato dapprima corrispondente per il CdT e la Rsi e poi, soprattutto, vicecancelliere e portavoce del governo – alla Curia vescovile, quale responsabile, a breve, dei rapporti con i media. Andrea Arcidiacono sarà dal 1° giugno il nuovo addetto stampa della Diocesi di Lugano. Lo ha nominato l’amministratore apostolico Alain de Raemy. Il suo tasso d’occupazione, indica la Curia in una nota, sarà del 60 per cento. Arcidiacono succede a Luca Montagner, addetto stampa dal 2018 al 2025. Nutrito il numero di partecipanti al concorso pubblico indetto dalla Curia vescovile: tra candidati e candidate erano infatti in un’ottantina.
Classe 1966, nato e cresciuto a Bellinzona, Andrea Arcidiacono vanta un’esperienza pluriennale nella comunicazione istituzionale, nelle relazioni pubbliche e nel giornalismo. Ha ricoperto vari ruoli a Berna. È stato fra l’altro portavoce dei consiglieri federali Ruth Dreifuss e Pascal Couchepin e tra il 2024 e il 2025 è stato vicecancelliere e portavoce del Consiglio federale, per riprendere in seguito l’attività di responsabile della propria agenzia di relazioni pubbliche. Per assumere l’attività principale di addetto stampa della Diocesi, Arcidiacono si trasferirà da Berna a Lugano. Nella sua funzione di addetto stampa, spiega la Curia, Arcidiacono sarà “responsabile dei contatti e delle relazioni con i media, della gestione del sito e dei media social, della creazione dei contenuti e dello sviluppo di strategie comunicative in situazioni ordinarie e di crisi”. medio e le famiglie vengono letteralmente spennati da premi di cassa malati che crescono a ritmi insostenibili, la politica dei ‘buonisti’ continua a guardare dall’altra parte. Ma la soluzione – scrive ancora la Lega – è sotto gli occhi di tutti, ed è ora di avere il coraggio di applicarla”. Di conseguenza, “la Lega dei Ticinesi chiede ufficialmente il blocco immediato del versamento dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Non è più tollerabile che decine di milioni di franchi escano dalle nostre casse per andare a rimpinguare i comuni della fascia di confine, mentre i ticinesi devono scegliere se pagare l’affitto o le bollette dell’assicurazione malattia”. Quei soldi, si legge ancora nel testo, “sono generati sul nostro territorio e devono restare in Ticino per dare ossigeno ai nostri cittadini”.
Ma nella pratica? Ebbene, la Lega formula una proposta definita “chiara e pragmatica”. Vale a dire che “i fondi derivanti dal blocco dei ristorni devono essere convogliati in un fondo straordinario destinato a finanziare, per almeno un anno, l’applicazione delle due iniziative approvate in votazione popolare, fondamentali per il portafoglio dei ticinesi: l’iniziativa per tetti massimi ai premi (del Ps), per garantire che nessun cittadino debba pagare più del 10% del proprio reddito disponibile per l’assicurazione sanitaria; l’iniziativa della Lega per la deduzione integrale dei premi, per permettere finalmente ai contribuenti di sottrarre l’intero costo della cassa malati dalle tasse, senza tetti o limitazioni ridicole”. Insomma, arrivati a questo punto “basta chiacchiere, servono i fatti! Se Berna e il Consiglio di Stato non sono in grado di fermare l’esplosione dei costi della salute, allora dobbiamo farlo noi con le risorse che abbiamo. Il nuovo accordo fiscale sui frontalieri non può essere a senso unico: se i ticinesi soffrono, l’Italia non può continuare a incassare come se nulla fosse”.
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2026-05-12T07:00:00.0000000Z
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