Benzina, in Italia accise tagliate fino al 22 maggio
In Italia è stato prorogato fino al prossimo 22 maggio l’attuale tasso delle accise sui carburanti che era in scadenza alla mezzanotte di sabato 9 maggio. A prevederlo è il decreto ministeriale firmato da Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia italiano. Da ricordare, che dal 19 marzo scorso il governo Meloni ha introdotto il taglio delle accise sia sulla benzina sia sul diesel di 20 centesimi al litro (che sale a 24,4 centesimi con il contingente taglio dell’Iva), per raffreddare i prezzi dei carburanti cresciuti a vista d’occhio a seguito della crisi in Medioriente.
Dal 2 maggio, la contrazione è scesa di 5 centesimi al litro (6,1 Iva compresa), mentre è rimasta la stessa per il gasolio il cui costo in quaranta giorni è cresciuto del 26%, mentre molto più contenuto è l’aumento della benzina. Il costo derivante dal taglio delle accise per lo Stato italiano non è di poco conto: un miliardo di euro in un mese, tanto che – si sostiene nei palazzi romani della politica – difficilmente dopo il 22 maggio ci sarà un provvedimento analogo.
Sul tema, è intervenuto il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti: “Il taglio delle accise diventa importante se hai spazi fiscali, perché allora puoi decidere di farlo: ahimè oggi l’Italia ha spazi più limitati rispetto alla media dei Paesi europei, soprattutto di Paesi come la Germania e la Francia. A questo punto il vero tema è diminuire il costo del prodotto”. C’è chi ha letto le considerazioni del ministro Foti come un segnale mandato alle autorità europee contrarie al taglio delle accise: quello deciso dal ministro Giorgetti, una volta scaduto, non avrà un seguito.
A questo punto, è da segnalare che nel fine settimana scorso molti benzinai della fascia di confine hanno esaurito le scorte perché si è impennato il numero degli automobilisti che hanno fatto il pieno (riempite anche le taniche). C’è stato poi il tradizionale assalto del weekend a supermercati e centri commerciali. Lo shopping della spesa non conosce soste, anche se il carrello della spesa costa sempre di più. L’inflazione dei generi alimentari a Como è salita al 3%, tanto che il capoluogo lariano è in cima alla classifica delle città italiane. Aumenti poco o nulla avvertiti per la clientela ticinese, sempre più numerosa, che può far leva sulla forza del franco e della Tax Free che – ricordiamo – per i cittadini extraeuropei (e gli svizzeri lo sono) significa non pagare l’Iva. Ciò si traduce in uno sconto compreso in una forbice abbastanza ampia, in quanto va da un minimo del 10% a un massimo del 22%. E, cosa ormai scontata, a Como (e dintorni) per lo shopping della spesa, i ticinesi fanno il pieno di benzina (insignificanti le vendite di gasolio). Anche se dallo scorso 2 maggio la benzina è aumentata di quasi 20 centesimi al litro, il pieno di verde continua a essere conveniente.
A Como, sempre nello scorso fine settimana, un litro di benzina costava 1,93/1,95 euro. A Chiasso, sempre sabato, la benzina costava 1,84/1,95 franchi al litro. Con questi prezzi gli automobilisti ticinesi riempiendo i serbatoi a Como hanno la possibilità di risparmiare sino a 19 centesimi di euro al litro. Un risparmio che (e non potrebbe essere diversamente) non si lasciano perdere i frontalieri, un esercito di oltre 70mila lavoratori, che il pieno lo fanno al distributore del comune in cui abitano. Nonostante il pendolarismo alla rovescia e i frontalieri le vendite dei benzinai della fascia di confine sono in continuo calo. Negli ultimi due mesi le vendite sono calate del 15%.
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