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Lite sull’A2, ‘è tentato omicidio’ Sconfessata la tesi difensiva

37enne condannato a 4 anni: ‘Ha agito per futili motivi’

Quattro anni da scontare. È questa la pena alla quale è stato condannato un 37enne italiano colpevole di tentato omicidio per aver più volte colpito al capo, con una chiave metallica telescopica di quasi un chilo, un automobilista nel corso di una rissa sulla corsia d’emergenza dell’autostrada A2, lo scorso 10 giugno. La Corte delle assise criminali, presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi (giudici a latere Giovanna Canepa Meuli e Luca Zorzi), non ha accolto la tesi della legittima difesa “non sussistendo elementi oggettivi da giustificare una diversa realtà fattuale” rispetto a quella proposta dalla pubblica accusa, sostenuta dal procuratore Roberto Ruggeri. Tutto quanto è avvenuto, dal sorpasso azzardato all’origine del dissidio, fino alla colluttazione, “è ascrivibile all’imputato e ha trovato riscontro puntuale nell’istruttoria”.

E se non ha creduto alla versione dell’uomo alla sbarra, la Corte ha sposato in pieno la “credibilità della vittima, confermata dalle dichiarazioni dei veri testimoni che in quel momento stavano transitando a bassa velocità lungo l’autostrada”. Per la Corte è pacifico che i primi colpi sono stati sferrati al capo della vittima con la chiave metallica. L’occhio nero dell’imputato non è che il frutto della reazione della vittima, reazione avvenuta dopo essere stato aggredito. Peraltro la Corte non esclude che la vittima possa aver stretto l’avambraccio al collo dell’imputato (questa era la tesi dell’avvocato difensore Giuseppe Gianella, ndr), ma se ciò è avvenuto è stato soltanto dopo i colpi alla testa.

Secondo la Corte, dunque, quanto si è potuto appurare configura il reato di tentato omicidio per dolo eventuale. “L’imputato ha agito per futili motivi e avrebbe avuto la possibilità di desistere dal suo intento. La colpa è grave per le modalità – l’uso di un attrezzo metallico idoneo a provocare lesioni importanti, fino alla morte –, per il luogo e per il susseguirsi dei colpi, tanto da sfiorare il dolo diretto”. La Corte è dunque partita da una pena di 13 anni, ridotta della metà in quanto “tentato” omicidio e non “consumato”, con un’ulteriore deduzione di un terzo per dolo eventuale e non diretto (totale, 4 anni e 4 mesi). Sono poi state tenute in considerazione le condizioni di salute della moglie dell’imputato, in lotta contro un tumore, per fissare la pena in 4 anni. Per quanto riguarda le imputazioni minori, l’imputato è stato prosciolto da quella di minaccia ripetuta e condannato a un totale di 70 aliquote da 100 franchi per l’infrazione grave alle norme della circolazione e per ingiurie ripetute. In considerazione dello stato di salute della moglie, si è deciso di riconoscere il caso di rigore e soprassedere all’espulsione dalla Svizzera.

BELLINZONA E VALLI

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2026-05-23T07:00:00.0000000Z

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