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‘Sempre alle urne sopra i 10 milioni’

Con una mozione si chiede d’introdurre il referendum finanziario obbligatorio per la Città, già in vigore sul piano cantonale (filtrato) per le decisioni parlamentari

Di Marino Molinaro

“A Bellinzona s’introduca nel Regolamento comunale il ‘referendum finanziario obbligatorio’ per le spese e investimenti superiori ai 10 milioni di franchi, ciò che in caso di avallo del Consiglio comunale farebbe scattare automaticamente la chiamata alle urne dei cittadini con diritto di voto, così da facilitare il coinvolgimento diretto della popolazione sui temi di maggior peso economico per le casse cittadine”. Il tutto completato, in vista della votazione, da un’informazione pubblica analogamente a quanto si fa già normalmente, “con la facoltà per partiti o movimenti direttamente interessati di esprimere parere favorevole o contrario secondo modalità definite dal Municipio, ad esempio mediante un opuscolo informativo destinato alla cittadinanza”. Sarebbe una prima per il Ticino, sulla scia di quanto già avviene in alcuni centri d’Oltralpe, Zurigo in primis. Ma non una novità sul piano cantonale, visto che nel 2021 la popolazione ha avallato l’inserimento del principio nella Costituzione e l’applicazione di un sistema filtrato che non prevede un automatismo, bensì la chiamata alle urne solo se lo decide un terzo dei granconsiglieri presenti o in ogni caso un minimo di 25 deputati.

I dubbi su Fortezza ed ex Lati

A proporre un’analoga soluzione per la Città di Bellinzona, tramite una mozione depositata ieri, è il consigliere comunale Brenno Grisetti (Lega/Udc) prendendo spunto – spiega alla ‘Regione’ – da due temi che dividono. Da una parte il credito di 19,5 milioni per la prima fase (più progettazione della seconda) del rilancio turistico e culturale della Fortezza; dall’altra il credito di 14,7 milioni per l’acquisto dell’ex Lati di Sant’Antonino e la progettazione della sua trasformazione in nuova centrale dei Pompieri e della Protezione civile, credito cui ne seguirebbe un secondo da 19,3 milioni per i lavori necessari; totale 34 milioni. Nel primo caso, ricordiamo, è stato lanciato un referendum sul quale si voterà il 27 settembre; nel secondo il Legislativo è diviso e il messaggio municipale dovrebbe essere messo all’ordine del giorno nella seduta di settembre.

Coinvolgimento della popolazione da migliorare

Con l’obiettivo di “migliorare il coinvolgimento di tutta la popolazione nelle decisioni importanti”, la mozione parte da una premessa: “La democrazia moderna si fonda sul consenso dei cittadini e sulla loro partecipazione alle decisioni pubbliche. Quando tale partecipazione diminuisce, soprattutto nelle votazioni che incidono in modo rilevante sulla vita collettiva e sulle finanze pubbliche, diventa necessario rafforzare gli strumenti che permettono alla popolazione di esprimersi direttamente”. Secondo Grisetti il consenso popolare rappresenta “un elemento essenziale del sistema democratico. Per essere effettivo, tuttavia, esso deve potersi esprimere anche quando l’autorità pubblica assume decisioni di particolare importanza, soprattutto se comportano impegni finanziari rilevanti per la collettività”.

In definitiva il mozionante è convinto che la proposta potrebbe migliorare la partecipazione al voto. Infatti “negli ultimi decenni anche nel nostro Paese la partecipazione alla democrazia diretta ha mostrato segnali di indebolimento: in alcune votazioni più della metà degli aventi diritto non esprime il proprio voto. Se si considera anche il peso delle schede senza intestazione di partito, la rappresentatività effettiva dei movimenti politici appare limitata rispetto all’intero corpo elettorale. Ne risulta una partecipazione democratica meno incisiva di quanto sarebbe auspicabile, col rischio che decisioni importanti vengano percepite come lontane dalla popolazione”.

Se le decisioni non producono benefici

Un problema noto, quello della disaffezione, in costante ricerca di risposte e soluzioni. “Tutti i partiti affermano la necessità di rafforzare la partecipazione democratica e di investire in misure capaci di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. In Ticino – rammenta Grisetti – sono già stati promossi diversi tentativi di coinvolgere maggiormente la popolazione nella vita politica, anche attraverso consessi o sessioni ad hoc rivolti a giovani, anziani, persone con disabilità e altri gruppi della cittadinanza”. Incerto purtroppo l’esito: “Tali strumenti, pur avendo un valore consultivo e simbolico, non producono effetti costituzionali o giuridici vincolanti”. Anche attraverso partiti, iniziative private e associazioni di categoria si cerca di contrastare la crescente distanza tra cittadini e vita democratica: “Distanza alimentata anche dalla percezione che molte decisioni politiche non producano benefici concreti, nella convinzione che comportino invece nuovi oneri finanziari in grado di incidere sul ceto medio e sulle famiglie”.

In vigore dal 2022 e usato una sola volta

Sul piano cantonale, ricordiamo, il nuovo articolo 42a della Costituzione, in vigore dal 2022, corrisponde all’applicazione del controprogetto all’iniziativa popolare ‘Referendum finanziario obbligatorio’ lanciata dall’Udc nel 2017, sostenuta da molti esponenti di altri partiti e riuscita con oltre 12mila firme. Contrario il Consiglio di Stato all’iniziativa, il controprogetto era stato elaborato dalla Commissione parlamentare Costituzione e leggi riuscendo così a convincere la maggioranza del plenum grazie a una soluzione filtrata. La quale evita la chiamata automatica alle urne e al suo posto prevede che in Gran Consiglio vi sia un terzo favorevole dei presenti al referendum, e in ogni caso un minimo di 25 deputati. Referendum previsto per le spese uniche superiori a 30 milioni di franchi e le spese annue superiori a 6 milioni previste per un periodo di almeno quattro anni. Per ora lo si è fatto una sola volta, due anni fa, quando il Gran Consiglio con 54 voti a favore, 26 contrari e un astenuto aveva votato i 76 milioni per acquistare a Lugano lo stabile ex Banca del Gottardo, di proprietà dell’istituto di credito Efg, così da trasformarlo nella cosiddetta Cittadella della giustizia; investimento poi bocciato in votazione popolare (60% di no) a seguito del referendum finanziario obbligatorio chiesto da 28 deputati. Tornando alla Città di Bellinzona, si tratta ora di capire anzitutto se la mozione sarà ritenuta formalmente ricevibile dal Municipio; in caso affermativo, parola nel merito sia all’Esecutivo, sia al Consiglio comunale cui compete la decisione finale.

BELLINZONA E VALLI

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2026-07-17T07:00:00.0000000Z

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