Sotto la montagna, dove nasceva il ferro
Dal 17 agosto aprono le visite di gruppo alle gallerie del Parco minerario di Carena. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento alla scoperta della Via del Ferro
Di Sebastiano Storelli
Quello del minatore è sempre stato uno dei mestieri più duri. Faticoso, pericoloso, spesso ingrato. Lo è ancora oggi, nonostante macchinari e tecnologie abbiano reso il lavoro più sicuro. Figuriamoci quando il ferro veniva cercato e strappato alla montagna con gli strumenti di centinaia di anni fa, affidandosi quasi esclusivamente alla forza delle braccia e all’esperienza di uomini che trascorrevano gran parte della loro vita sottoterra. Dal 17 agosto fino a metà ottobre sarà possibile compiere un viaggio in quel passato grazie alle visite organizzate dalla Fondazione Valle Morobbia all’interno del Parco minerario di Carena. Un patrimonio che comprende le due gallerie minerarie, la Ca’ dal Fer e il Maglio di Carena, e che racconta una pagina poco conosciuta, ma fondamentale, della storia economica della regione. «Le due gallerie testimoniano innanzitutto lo sfruttamento minerario medievale, quando il Ducato degli Sforza affidò alla famiglia Muggiasca la concessione per l’estrazione del ferro – spiega Sabrina Bornatico, coordinatrice operativa della Fondazione Valle Morobbia –. In realtà, alcuni ritrovamenti archeologici nella zona di Vellano fanno pensare che l’attività estrattiva possa essere iniziata molto prima, forse già in epoca preistorica».
Dal Medioevo all’Ottocento
La storia del ferro in Valle Morobbia attraversa infatti i secoli. Dopo il periodo medievale, l’attività riprese alla fine del Settecento grazie al medico bellinzonese Giovanni Bruni, che rilanciò lo sfruttamento dei giacimenti. L’impresa passò poi alla famiglia Airoldi di Lugano, successivamente ai milanesi Ripamonti Carpano e infine al francese De Granier. Un’avventura industriale destinata però a concludersi nel 1831, quando le miniere e il Maglio cessarono definitivamente l’attività. Chi visiterà oggi il Parco minerario potrà riconoscere le tracce lasciate da queste diverse epoche. «Una delle gallerie presenta un pozzo profondo diverse decine di metri. È un elemento che colpisce molto i visitatori, perché permette di intuire quanto fosse rischioso il lavoro di ricerca del minerale. Si distinguono chiaramente le parti scavate completamente a mano da quelle realizzate tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quando si iniziò a utilizzare la polvere da sparo praticando fori nella roccia».
Non il fuoco, ma l’economia
Nel 1831 il Maglio e le miniere chiusero a causa di un incendio. Questo, almeno, è quanto si è sempre supposto, una teoria che l’ultimo progetto della Fondazione è pronto a smentire… «In effetti, stiamo portando avanti un nuovo Interreg, dopo quello che ci aveva permesso di riportare in vita le due miniere tra il 2005 e il 2007. Un lavoro che terminerà nel 2027, grazie al quale abbiamo potuto smentire – sulla base di documentazione storica, archivi e fondi privati – una serie di dicerie sul Maglio, tra le quali quella della sua chiusura. Avvenuta, in realtà, per una questione economica: i conti non tornavano, i due proprietari – uno italiano e l’altro francese – iniziarono a litigare, le fatture inevase si accumularono e l’arresto dell’attività fu inevitabile. L’incendio ci fu, ma successivo alla chiusura».
Il Parco minerario non racconta soltanto due gallerie o un vecchio opificio. Racconta un’intera economia, una valle che per secoli ha vissuto grazie al ferro. Attorno all’attività estrattiva ruotava un’intera economia che coinvolgeva la valle Morobbia e Bellinzona. «La Via del Ferro è un racconto che si può affrontare da molti punti di vista. È una storia di geologia e di archeologia, ma anche di economia, di società e di migrazioni. Alla fine del Settecento il Maglio di Carena dava lavoro a oltre un centinaio di persone. Inoltre, attorno al ferro ruotava un indotto importante. C’era chi produceva il carbone di legna, di norma donne e ragazzi, chi trasportava il minerale, chi riforniva gli operai di viveri e materiali acquistati a Bellinzona. E poi arrivavano maestranze specializzate da diverse regioni d’Europa. Non ci si improvvisava mastro di altoforno o costruttore di magli: erano professionisti provenienti da Italia o Francia, i quali si alternavano nei vari sfruttamenti minerari del Continente, valle Morobbia compresa». L’apertura delle miniere al pubblico rappresenta un nuovo tassello nel percorso di valorizzazione del patrimonio storico della valle. «La visita alle miniere è pensata soprattutto per gli escursionisti che desiderano dedicare un’intera giornata alla scoperta del territorio – spiega Sabrina Bornatico
–. L’ultimo tratto richiede una buona preparazione fisica, perché ci si addentra nella montagna lungo un percorso impegnativo. Abbiamo però anche due proposte accessibili a tutti, dedicate a Carena, alla Ca’ dal Fer e al Maglio che permettono di conoscere la storia del Parco minerario senza dover affrontare particolari difficoltà» Un’attenzione particolare è stata riservata anche al mondo della scuola. Negli ultimi diciotto mesi la Fondazione ha collaborato con insegnanti delle scuole elementari e medie di Savosa e ArbedoCastione per costruire una proposta didattica in linea con i programmi scolastici. «Non volevamo limitarci a una semplice visita guidata. Insieme ai docenti abbiamo sviluppato percorsi interdisciplinari con schede didattiche, attività pratiche e giochi. I ragazzi affrontano temi che spaziano dalla geologia alla storia, dall’archeologia all’orientamento, utilizzando bussola e cartina durante il percorso. Al Maglio concludono poi l’esperienza con un quiz che permette di verificare quanto hanno imparato. Per il prossimo anno scolastico è nostra intenzione prendere contatto con le varie sedi scolastiche di Bellinzona». La valorizzazione del Parco minerario guarda però ancora più lontano. Tra i progetti più ambiziosi figura quello che riguarda la Ca’ dal Fer, oggi sede di un allestimento temporaneo dedicato alla storia della Via del Ferro. «Vorremmo ristrutturare l’edificio e trasformarlo in una vera casa didattica. Sarebbe un investimento importante, capace di dare ulteriore valore all’intera valle».
Tre itinerari, le date
Sono tre le proposte organizzate dalla Fondazione Valle Morobbia. La visita alla Ca’ dal Fer con il giro del paese di Carena è in programma il 18 agosto (ritrovo alle 10), il 4 settembre (ritrovo alle 17.30, evento speciale) e il 3 ottobre (ritrovo alle 10). La durata è di circa un’ora e mezza. La visita alla Ca’ dal Fer e al sito archeologico del Maglio è prevista il 12 e 20 agosto, il 10 settembre e il 1° ottobre (ritrovo alle 10, durata 4h30’ con pausa pranzo). L’itinerario più completo è infine quello dedicato alle miniere del ferro, in programma il 21 e 30 agosto, il 20 settembre e l’11 ottobre (ritrovo alle 9.30, durata 6h30’, con pausa pranzo). Le iscrizioni possono essere effettuate scrivendo a contatti@vallemorobbia.com. Le escursioni vengono confermate con un minimo di otto partecipanti, non sono accessibili a persone con difficoltà motorie e, nel caso della visita alle miniere, sono sconsigliate ai bambini sotto i dieci anni. Il costo va dai 20 franchi a persona della prima proposta ai 50 franchi della visita alle miniere.
BELLINZONA E VALLI
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2026-08-05T07:00:00.0000000Z
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