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ErreDiPi alla testa di Ipct, le richieste al Cda

“Garantiamo piena collaborazione con il resto del Consiglio di amministrazione, ma ci sono alcuni punti su cui ci sono evidenti divergenze politiche”. A dirlo senza giri di parole è ErreDiPi nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri a Bellinzona in occasione del cambio di presidenza dell’Ipct, l’Istituto di previdenza del Canton Ticino, da venerdì scorso capitanato da Enrico Quaresmini, anche presidente della Rete a difesa delle pensioni.

ErreDiPi chiede quindi al Cda dell’Ipct di garantire un interesse sugli averi di vecchiaia più congruo, “visto quanto davvero hanno contribuito gli assicurati al rifinanziamento della cassa”. Più precisamente, chiarisce in merito la Rete, “in tredici anni, dal 2013 al 2025, gli assicurati dell’Ipct hanno rifinanziato la cassa per più di 1 miliardo di franchi, circa 90 milioni l’anno”. Un altro tema caldo per ErreDiPi è la disparità di genere, legata in questo caso al taglio nel 2020 delle rendite vedovili in aspettativa. Un taglio, afferma la Rete, “che pesa più di tre volte su quattro sulle donne. È evidentemente ingiusto che una misura di compensazione di cui beneficiano uomini e donne sia pagata quasi solo da donne”. Ed è per questo che ErreDiPi ha deciso di “chiedere ai propri rappresentanti in seno al Cda dell’Ipct di presentare richiesta formale di abrogazione della modifica”, nonché di “patrocinare il ricorso di una vedova contro questa decisione del Cda dell’Ipct proprio puntando sulla discriminazione di genere implicita nella misura”. La Rete chiede inoltre al Cda dell’Ipct di eliminare lo scarto tra contributi ordinari netti e accrediti affinché “venga destinato a migliorare gli accrediti di vecchiaia degli assicurati e delle assicurate attivi”. ErreDiPi annuncia infine anche un ricorso al Tribunale cantonale amministrativo di Enrico Quaresmini, Angelica Lepori e Gabriele Colombo (tutti membri di Cda dell’Ipct) per “poter consultare liberamente i verbali e i materiali delle riunioni di Cda precedenti al nostro ingresso”.

Nel mirino della Rete anche la scuola

A ciò si aggiungono pure sette proposte per migliorare le condizioni di insegnamento e apprendimento nelle scuole ticinesi. Le rivendicazioni per tutti gli ordini di scuola partono dalla limitazione a diciotto del numero massimo di allievi per classe. “A medio termine – osserva la Rete – è previsto un calo demografico nel cantone che può consentire, se il potere politico lo decide, una diminuzione di allievi per classe, senza causare né spese supplementari né licenziamenti tra il personale né mancate nomine”. Segue poi la richiesta di ridurre le ore di insegnamento. “L’onere d’insegnamento dei docenti delle scuole ticinesi – sostiene ErreDiPi – è tra i più alti in tutta Europa e non include compiti amministrativi crescenti e funzioni aggiuntive non retribuite”. Stando alla Rete, andrebbero migliorate anche le condizioni salariali, visto che “le retribuzioni dei docenti delle scuole ticinesi risultano inferiori rispetto alla media nazionale e hanno perso potere d’acquisto a causa del mancato riconoscimento del rincaro, della progressione lenta lungo la scala salariale e degli oneri aggiuntivi legati al rifinanziamento della cassa pensioni”. Non solo. Per ErreDiPi andrebbero anche fornite risorse supplementari per far fronte all’esplosione dei disturbi specifici dell’apprendimento e delle problematiche socio-affettive. “Chiunque lavori nella scuola – rileva la Rete – sa che negli ultimi venti anni il profilo degli studenti è radicalmente cambiato: gli allievi con disturbi specifici dell’apprendimento sono aumentati in modo netto in tutti gli ordini di scuola (da un caso sporadico per classe a numeri significativi); i disturbi sono ora diagnosticati in modo più preciso e la Sezione della pedagogia speciale richiede agli istituti e ai docenti di approntare misure ad hoc per ogni allievo”. Altre rivendicazioni sono di trasformare in nomine gli incarichi sotto il 50%, garantire procedure di assunzione trasparenti, ma anche e soprattutto coinvolgere realmente il personale della scuola nei processi di riforma. Non da ultimo, ErreDiPi fa sin d’ora sapere che tornerà presto alla carica con altre proposte precise sia per le scuole sia per gli uffici dell’Amministrazione cantonale: “Le estati che ci aspettano non sono quelle per cui questi edifici sono stati costruiti, e le condizioni di lavoro di chi vi passa la giornata vanno adeguate prima della prossima ondata di caldo, non dopo”.

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