‘Riattivare il gruppo di lavoro del Dt’
Il Gran Consiglio ha sostenuto all’unanimità il rapporto di Aron Piezzi (Plr) che chiede al governo d’impegnarsi maggiormente per la loro tutela
Di Jacopo Scarinci
Una mozione che denuncia la mancanza di alloggi e altri spazi con pigioni convenienti per attività ricreative, culturali e artigianali – dovuta “alla continua demolizione di edifici esistenti soppiantati dalla costruzione di nuovi con pigioni elevate generando un paesaggio snaturato dal punto di vista urbanistico, sociale e ambientale” – ha portato, nella seduta di Gran Consiglio di settimana scorsa, a tematizzare nuovamente la questione dei nuclei tradizionali. Già, perché accogliendo parzialmente tre richieste su quattro della mozione dell’allora deputata Cristina Zanini-Barzaghi (Ps), poi ripresa da Tessa Prati (Ps), il rapporto commissionale di Aron Piezzi (Plr) si è spinto pure più in là. Vedendo, appunto, una correlazione tra la valorizzazione del patrimonio costruito chiesta dall’atto parlamentare, e il tema dei nuclei da mantenere anche dopo l’approvazione di varie iniziative negli anni.
‘Tanti atti approvati, ma dal Consiglio di Stato nessun seguito’
Innanzitutto, come riportato nel rapporto di Piezzi sostenuto all’unanimità dal plenum, “la Commissione ambiente, territorio ed energia ritiene importante dedicare attenzione al tema dei nuclei tradizionali e della loro tutela e valorizzazione. È dell’avviso, soprattutto, che il Consiglio di Stato deve attivarsi maggiormente per raggiungere questo obiettivo. A dire il vero, e lo diciamo con un certo disappunto, a più riprese il parlamento ha votato mozioni e iniziative volte proprio a occuparsi dei nuclei ticinesi; il Consiglio di Stato, e in particolare il Dipartimento del territorio, non ha però mai dato seguito fino in fondo alle decisioni parlamentari”. Questo perché “occorre capire che i nuclei tradizionali, grazie al loro pregio urbanistico, architettonico e storico, assumono un rilevante valore per la comunità e il paesaggio costruito. E indispensabile essere consapevoli di questo patrimonio e soprattutto salvaguardarlo degnamente. Sappiamo benissimo, per vari motivi, che la loro tutela e valorizzazione, e forse e soprattutto la dinamica sociale e abitativa, sono a rischio. Naturalmente gli enti pubblici, Comuni e Cantone, devono continuamente interrogarsi di fronte a questa situazione e individuare delle soluzioni affinché questi preziosi spazi non cadano nel dimenticatoio e, peggio, in rovina. Il danno sarebbe enorme e irreversibile, perciò inaccettabile”. Insomma, questa mozione, come anche ripetuto in aula da Piezzi, “è l’occasione per riattivare il gruppo di lavoro che il Dt aveva avviato al suo interno per affrontare atti parlamentari approvati con larghe maggioranze sull’introduzione degli incentivi finanziari per la rivitalizzazione dei nuclei tradizionali, sulla lotta all’abbandono dei nuclei e su come invertire la tendenza sui patrimoni del paesaggio costruito che sono a rischio”. La richiesta fatta propria dal parlamento è, quindi, “che il gruppo di lavoro torni a lavorare sui temi sopraesposti approvati dal Parlamento. In più, nei suoi approfondimenti dovrà integrare anche i vari temi sollevati dalla mozione in oggetto. Se necessario, chiediamo al Consiglio di Stato di ampliare il gruppo di lavoro, che dovrà giustamente avere uno sguardo interdipartimentale e multidisciplinare. È importante che il governo dimostri di capire anche con i fatti che i nuclei tradizionali costituiscono dei comparti che possono portare con sé nuove opportunità di sviluppo, sia nei centri urbani sia nelle periferie. Opportunità legate sia al proprio valore architettonico e storico, ma pure in ambito di nuove visioni socioeconomiche, culturali, turistiche e legate all’abitabilità”.
Approvata parzialmente una mozione del Ps sulla valorizzazione del territorio
Ciò detto, della mozione Zanini-Barzaghi/Prati resta che “nel corso di questi anni il Decs si è attivato per gli spazi per cultura indipendente in collaborazione con i Comuni. Per questo tema i segnali sono incoraggianti, ma resta aperto tutto il resto. È importante concatenare le banche dati esistenti, assieme a quanto ha già iniziato a fare il Decs con gli spazi per la cultura. È importante, in questo senso, non focalizzarsi solo sui nuclei tradizionali, ma coinvolgere nel discorso anche edifici dismessi situati altrove”. Altresì, un’altra considerazione è che è vero, “il governo ribadisce che i Comuni dispongono gli strumenti per promuovere, se del caso, varianti di Pr per richiedere ed eventualmente permettere i cambi di destinazione. Ma tutti sappiamo che questi iter risultano interminabili e spesso non vanno a buon fine, specialmente nei nuclei. La Commissione ritiene che queste lungaggini amministrative e pianificatorie siano una delle cause dell’abbandono dei nuclei tradizionali: occorre esserne consapevoli, e soprattutto avere la volontà di affrontare anche pragmaticamente la situazione, nell’interesse pubblico di tutelare e ridare una certa vitalità ai nuclei. Sarà il gruppo di lavoro di cui si parlava prima a occuparsi di questa importante e delicata tematica, individuando e proponendo auspicate modifiche legislative, anche in termini di deroga come proposto dalla mozione”.
Infine, viene ritenuto “prematuro” un credito quadro “per implementare una ‘borsa degli spazi’ sul modello della città di Zurigo, in collaborazione con gli Enti regionali di sviluppo. Tuttavia accogliamo con favore l’iniziativa pilota promossa dal Decs nel corso del 2026, proprio su questo tema. Essa è gestita dall’Ufficio dell’analisi e del patrimonio culturale digitale (Uapcd) ed è nata per mettere in relazione la domanda e l’offerta di luoghi destinati alle attività della cultura indipendente nel territorio svizzero-italiano. A nostro avviso sarà importante promuovere opportunamente tale iniziativa, coinvolgendo possibili interessati e fruitori, sia a carattere pubblico che privato”.
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