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Il Care Team ascolta dove c’è un trauma

La squadra ticinese attende una possibile chiamata dai colleghi vallesani per essere d’aiuto: ‘Più il tempo passa più ansia e angoscia, ma anche la rabbia, crescono’

Di Davide Martinoni

«Arriviamo sul posto e ci mettiamo a disposizione per ascoltare le persone, il loro vissuto e le emozioni che stanno provando. Il che permette loro di iniziare a elaborare quanto sta succedendo e avere delle prime risposte riguardo al superamento di un eventuale trauma». È il ruolo assunto dal Care Team Ticino nelle parole di Massimo Binsacca, che da undici anni coordina gli operatori volontari attivi nel nostro cantone (attualmente sono 54). «Per CransMontana non siamo ancora intervenuti ma, a cinque giorni dalla tragedia, restiamo di picchetto, pronti a farlo. Nella chat che abbiamo con i Care Team romandi si è deciso che si sarebbero mossi prima quelli della regione linguistica di riferimento, anche perché gran parte dei feriti è stata ospedalizzata a Losanna e Ginevra. Comunque, la nostra disponibilità c’è anche per una semplice questione linguistica, visto il coinvolgimento di molte famiglie italiane. Al momento desumo che ce la facciano gli operatori romandi bilingue o trilingue».

Binsacca, dai contatti che ha in loco, con chi devono operare i suoi colleghi impegnati a fronteggiare le conseguenze dell’immane tragedia?

Ovviamente molto dipende se si è direttamente o indirettamente toccati dall’evento traumatico. In questo caso specifico le possibili casistiche sono molte e diversificate. C’è il genitore che perde un figlio, oppure che non ha più sue notizie perché magari il giovane è ospedalizzato e non è in grado di dire chi è, oppure è deceduto ma non c’è ancora stato il riconoscimento. In questi casi, fra i congiunti si riscontrano grande angoscia e dolore, cui può aggiungersi una tremenda sensazione di incertezza per un lutto ancora solo temuto, ma non certificato. Ci sono poi i testimoni, che hanno visto e hanno cercato di dare una mano nei primi soccorsi; oppure i sopravvissuti, che erano sul luogo del disastro ma sono riusciti a scamparla. Ognuno ha a che fare con la tragedia in maniera differente e in base a queste differenze si svolge il lavoro di un operatore del Care Team.

Il contesto è quello di un dolore diffuso. Come affrontarlo, rivolgendosi a delle vittime già estremamente fragilizzate?

In tutti i casi siamo con loro, perché missione e obiettivo degli operatori di un Care Team è offrire vicinanza e rispondere ai bisogni primari. Fra questi può esserci l’esigenza, da parte di chi teme la cosa peggiore, ma ancora spera non sia il caso, di mettersi in contatto con la polizia per raccogliere quante più informazioni possibile (anche se ottenerne, in questo caso specifico, è sicuramente molto complicato). Sappiamo, in questa fattispecie, che più il tempo passa più ansia e angoscia, ma anche la rabbia, crescono. Bisogna allora cercare di contenere le persone, facendo loro capire che determinate attività richiedono tempo, e parlo di giorni; e fra esse bisogna considerare anche gli esami del Dna sui resti di chi purtroppo non ce l’ha fatta ed è morto carbonizzato sul posto. In queste circostanze può poi rendersi necessario un confronto del Dna con chi crede ma non ha la certezza che il corpo sia quello del proprio figlio. Sono situazioni pesantissime che possono essere affrontate soltanto cercando di elaborare le emozioni e i traumi.

Poi ci sono le forze d’intervento, anche loro esposte al trauma dal loro punto di vista.

Chiaro. Pensiamo al pompiere che nell’ambito del suo intervento vede qualcosa che non avrebbe mai immaginato di vedere, né era probabilmente pronto ad affrontare. Oppure alle persone che si sono ritrovate a dare una mano nei momenti del dramma e ora rivivranno le scene di strazio piombate loro addosso senza avere gli strumenti per gestirle. Un supporto psicosociale o psicologico serve di sicuro anche a loro. Per tutte queste persone – feriti, scampati, familiari, passanti intervenuti – si è creata una rete di aiuto che si sta muovendo molto bene e per la quale so che è già in corso una pianificazione per i prossimi giorni, che come detto potrebbe vedere implicati anche noi, magari nel caso di eventuali ticinesi presenti sul luogo e nel frattempo rientrati a casa, solo qualche giorno dopo, al cospetto di postumi e situazioni imprevisti e di difficile gestione.

Quanto spesso capita che il vostro aiuto venga respinto?

Io parto dal principio che l’aiuto è un diritto dell’individuo e in quanto tale generalmente viene bene accolto. Poi è chiaro che tutto dipende dalla personalità, dal carattere, dall’estrazione culturale di ognuno. Ma anche dalle tempistiche. Capita che sul momento una persona ritenga non necessario un appoggio psicologico, ma lo richieda in seguito, magari dopo aver trascorso due notti insonni. Va bene, lo capiamo perfettamente. Per questo siamo attivi come appoggio d’urgenza fino a 7 giorni dopo l’evento traumatico. Non sempre, ovviamente, il Care Team è chiamato in causa: c’è chi riesce ad affrontare determinate situazioni grazie a particolari risorse sue personali o grazie a una rete familiare profonda, accogliente e in grado di dargli tutto il supporto di cui ha bisogno.

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2026-01-05T08:00:00.0000000Z

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