‘Persone invisibili. Il Cantone si adoperi per metterle in regola’
Consegnate circa 500 firme dal collettivo R-esistiamo
di Vittoria De Feo
«Chiediamo che il Cantone usi tutti i margini di manovra a sua disposizione per dare un permesso a queste persone, per consentire loro di vivere». È chiaro l’intento, riassunto dall’attivista di R-esistiamo Luisella Manzambi, della raccolta firme consegnata dal collettivo ieri mattina alla Cancelleria dello Stato. Circa cinquecento sottoscrizioni con cui, “per l’ennesima volta, segnaliamo le condizioni di vita disumane in cui sono costrette le persone in aiuto d’urgenza”, si legge in un comunicato.
Un tema annoso
Un tema annoso, di cui il collettivo si occupa da tempo. «È da diversi anni – ci spiega in effetti Manzambi – che ci stiamo preoccupando di questa fascia della popolazione che risulta invisibile, ma esiste eccome. E sta anzi diventando più numerosa». Parliamo di coloro che hanno chiesto protezione senza ottenerla: si tratta delle persone in aiuto d’urgenza la cui procedura d’asilo è terminata e che quindi hanno un decreto di espulsione dalla Svizzera. Persone – illustra l’attivista – che, «pur provenendo da Paesi come Iran, Afghanistan, Eritrea, Burundi, Congo o Turchia, non hanno ricevuto un permesso». Una casistica, indica il collettivo nella nota, in crescita: “A fine 2022 erano 111 in Ticino e 2’500-3mila in Svizzera. Dalle statistiche 2024 risulta che a livello svizzero siano ora 4’700-5mila e in Ticino sono stimate almeno 130 persone, tra cui molte famiglie con giovani e minori”. Chi è in aiuto d’urgenza, riprende Manzambi, «non può lavorare o studiare, non può sposarsi, formare una famiglia o ricongiungersi con la famiglia d’origine e non può neppure circolare liberamente. Sono persone che vivono esclusivamente con questo aiuto d’urgenza che ammonta a circa trecento franchi al mese».
Una soluzione, in teoria, transitoria in attesa del rimpatrio. Tuttavia, evidenzia Manzambi, «sono persone che in alcuni casi si trovano qui anche da dieci anni, che in passato hanno potuto lavorare o iniziare un apprendistato, ma che al netto della decisione negativa della Sem, la Segreteria di Stato della migrazione, hanno visto cadere tutto. È però evidente che ci sono situazioni in cui è impossibile ripartire: ci sono Paesi nei quali, anche se non si è ottenuto un permesso di soggiorno altrove, non è possibile ritornare». Il che, recrimina l’attivista, «blocca queste persone in una situazione invivibile, in quanto non hanno diritto al lavoro, a una formazione, a nessun tipo di attività. E questo proprio perché si vuole eliminare qualsiasi incentivo a rimanere in Svizzera». Non solo. A ciò si aggiunge anche il contesto europeo. «Fino a qualche anno fa – osserva – si riusciva a ripartire clandestinamente e a farsi accettare in un Paese terzo, mentre ora è più difficile».
Preoccupazione soprattutto per i giovani
Tra le questioni più impellenti per il collettivo, i giovani. Una situazione che Manzambi definisce una «grandissima violenza». E chiarisce: «Sono minori e giovani che, una volta finita la scuola dell’obbligo, non hanno accesso a nulla, nemmeno a un apprendistato». Certo, prosegue, «le decisioni della Sem sono federali; esistono però dei margini di manovra cantonali, e in altri Cantoni si sta agendo perché ci si è resi conto che queste situazioni non fanno che causare disagio e sofferenza». Ed è qui che si inseriscono le rivendicazioni di Resistiamo: «Il Ticino deve usare i margini di manovra che ha a disposizione», dice Manzambi. «Ci sono Cantoni – prosegue – che per esempio consentono a determinate condizioni di ottenere un permesso di lavoro, altri che dopo la scuola dell’obbligo permettono ai giovani in aiuto d’urgenza di iniziare e di concludere un apprendistato. Si tratta del rispetto dei diritti minimi della persona. È una situazione indegna per un Paese che si dice rispettoso dei diritti umani».
Come detto, le firme sono circa cinquecento. «Anche se non sono tantissime, per noi è importante parlare del tema, proprio perché è da anni che sosteniamo che questa condizione è solo fonte di inutile sofferenza e che vanno trovate soluzioni rispettose dei diritti fondamentali. Abbiamo raccolto molte firme per strada, cogliendo ogni occasione per parlarne», conclude.
CANTONE
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2026-01-10T08:00:00.0000000Z
2026-01-10T08:00:00.0000000Z
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