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‘Su qualche aspetto divergenze ideologiche’

Riforma Legge sulla polizia, Mazzoleni: praticamente pronto il rapporto di Tiziano Zanetti, ma potrebbe essercene anche uno di minoranza

Di Andrea Manna

Una lista (corta) di domande al Consiglio di Stato per chiarire alcuni punti della revisione totale della Legge sulla polizia da lui proposta. I sei quesiti sono stati formulati dalla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ sotto la cui lente ci sono il progetto governativo di riforma e in particolare la relativa «bozza» di rapporto allestita dal deputato del Plr Tiziano Zanetti. «Siamo in attesa che l’Esecutivo risponda alle domande che gli abbiamo posto un paio di settimane fa: una volta ricevute, spero a breve, e salvo sorprese, penso che nel giro di qualche riunione commissionale sia possibile procedere con la firma del rapporto redatto da Zanetti e sostanzialmente favorevole al disegno di legge – afferma il presidente della ‘Giustizia e diritti’, il leghista intervistato dalla ‘Regione’ –. Non escludo però che vi possa essere anche un rapporto di minoranza».

Perché? Alessandro Mazzoleni,

Per divergenze di natura ideologica su taluni aspetti della riforma. Ho l’impressione che in commissione ci sia chi teme una compressione delle libertà fondamentali che potrebbe derivare da un uso distorto degli strumenti che verrebbero assegnati alle forze dell’ordine. Preoccupazioni legittime, intendiamoci, legate a un tema importante e sensibile come quello della sicurezza. Che va garantita agendo su due livelli: prevenzione e repressione. Ma agendo sempre nel rispetto dello Stato di diritto. Detto ciò, quando le divergenze sono ideologiche è assai difficile trovare dei compromessi. È per questo che potrebbe esserci un rapporto di minoranza. Al momento sul documento elaborato da Zanetti, il quale ritengo abbia fatto un buon lavoro, vi è ampia condivisione in seno alla ‘Giustizia e diritti’. Vedremo.

C’è comunque un capitolo delicato della revisione legislativa confezionata dal Consiglio di Stato ed è quello della “Gestione cantonale delle minacce”.

Il cui scopo, si spiega nel disegno di legge, è di “riconoscere precocemente e di prevenire la commissione di reati da parte di persone che mostrano un comportamento o intenzioni che lasciano presupporre una predisposizione a commettere violenza contro terzi (...)”. Si tornerebbe alle schedature?

Non credo proprio che l’intento del governo sia il ripristino di una pratica in voga negli anni della Guerra Fredda. La libertà di opinione, la libertà di manifestare, ovviamente in modo non violento, restano e dovranno restare intatte. Con le norme sulla ‘Gestione cantonale delle minacce’ si vuole conferire una base legale chiara a un’attività preventiva delle forze dell’ordine volta a scongiurare la commissione di illeciti, tramite una raccolta preliminare di informazioni su soggetti il cui comportamento altamente problematico è stato segnalato alla polizia. Faccio un solo esempio.

Quale?

La strage sventata dalla Polizia cantonale nel 2018 alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona che uno studente aveva architettato. Le norme sulla gestione delle minacce sono state concepite in funzione di un interesse generale preminente: la sicurezza. Che significa diritto all’incolumità fisica: un diritto di tutti noi sempre e ovunque. Ora, c’è qualche norma nel pacchetto di disposizioni proposto dal governo sulla gestione cantonale delle minacce che non ci convince del tutto, tant’è che una delle nostre domande al Consiglio di Stato verte su questo capitolo. Invito tuttavia a dare fiducia alle forze dell’ordine ticinesi e a non imbastire un processo alle intenzioni ancor prima dell’entrata in vigore della legge. Se e quando lo sarà, aggiungo, bisognerà senz’altro vigilare perché non vi siano abusi da parte della polizia. Se ve ne saranno, modificheremo certamente la legge.

Come valuta nel complesso il progetto di riforma?

Positivamente. La vigente Legge cantonale sulla polizia e il suo Regolamento hanno più di trentacinque anni. Nel tempo sono stati apportati qua e là dei ritocchi. Adesso però è necessaria una revisione generale così da poter disporre di un testo normativo aggiornato e coerente. In Ticino la polizia deve poter contare su una base legale che le dia la possibilità di rispondere efficacemente alle sfide di un contesto sociale e di una criminalità mutati. Un numero crescente di reati, ad esempio, viene perpetrato con strumenti informatici sempre più sofisticati. Gli episodi di violenza domestica non diminuiscono, anzi. Stesso discorso per i traffici di droga. Ricordo che tra i mezzi di contrasto che la revisione legislativa mira a disciplinare, dettagliatamente, vi sono le indagini preventive, anche ‘mascherate’, per impedire la commissione di reati. Serve, ripeto, una legge aggiornata, a vantaggio dell’operatività delle forze dell’ordine e della sicurezza dei cittadini. La riforma, inoltre, considera la giurisprudenza, anche recente, del Tribunale federale. Per queste e altre ragioni auspico che sul dossier il plenum del Gran Consiglio possa pronunciarsi al più presto.

In commissione è tuttora pendente l’iniziativa parlamentare depositata nel 2020 dall’allora deputato socialista Raoul Ghisletta che propone di istituire una polizia unica in Ticino. Quando la evaderete?

Trattato il messaggio governativo sulla revisione generale della Legge sulla polizia, al quale abbiamo deciso di dare la priorità, affronteremo anche l’iniziativa di Ghisletta. La nuova normativa peraltro non avrebbe problemi di applicazione né in presenza di un solo Corpo di polizia né nella situazione attuale: una Polizia cantonale e tot Corpi di polizia comunale. Reputo però che oggi in Ticino non ci siano le premesse politiche per realizzare una polizia unica. E in commissione abbiamo dossier più urgenti. Uno su tutti: l’implementazione, per quel che attiene al settore tutele e curatele, delle nuove autorità di protezione.

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2026-02-05T08:00:00.0000000Z

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