‘La concorrenza interna? Mobiliterà gli elettori’
Anche Gysin nella lista progressista per il Consiglio di Stato. La deputata dei Verdi: ‘Dobbiamo batterci per il raddoppio’. Ma gli alleati non si sbilanciano
Di Andrea Manna e Giacomo Agosta
Ora i nomi sicuri nella lista progressista unitaria (Ps, Verdi e Mps) per il Consiglio di Stato sono tre. L’ultimo in ordine di tempo è quello della deputata al Nazionale Greta Gysin, che ieri pomeriggio ha ufficializzato, attraverso Rsi e CdT, la propria disponibilità a candidarsi alle Cantonali 2027. A correre appunto per il governo. Un annuncio formulato mentre i vertici del suo partito, i Verdi, erano riuniti a Bellinzona con gli alleati socialisti e del Movimento per il socialismo per, tra l’altro, discutere e affinare il programma ‘Bussola’ in vista delle prossime elezioni. Dunque Marina Carobbio (Ps), Matteo Pronzini (Mps) e Gysin (Verdi). Per completare la squadra mancano due candidati/e: un/a socialista e un/a Verde. «Affronterò la campagna molto motivata e con spirito propositivo», dice Greta Gysin alla ‘Regione’. In Ticino, aggiunge, «si sono creati degli spazi che l’area progressista, grazie a questa lista unitaria, potrebbe occupare, con proposte concrete e alternative a quelle della maggioranza di destra. Con la nuova costellazione politica, con la rottura tra Lega e Udc e con la grave crisi istituzionale che stiamo ancora attraversando, penso che la responsabilità di chiunque voglia cambiare le cose in Ticino sia quella di cercare di dare il proprio contributo». Si punta al raddoppio (due seggi progressisti) in Consiglio di Stato? «È un’ambizione legittima. Ci sono anche altri partiti che puntano a un secondo seggio. Altri invece a mantenere l’unico seggio di cui dispongono in governo. Il raddoppio per noi non sarà una cosa scontata, ma ritengo che sia giusto crederci e batterci per conseguire anche questo obiettivo». In lista due candidature forti: Greta Gysin e la consigliera di Stato uscente Marina Carobbio. Sarà concorrenza interna? «Se ci si batte per un cambiamento, per dare delle prospettive di crescita al cantone, occorre mettere in campo quelle forze politiche e quelle persone che potrebbero potenzialmente portare a questo cambiamento. Peraltro la concorrenza interna – evidenzia Gysin – darà anche un po’ di pepe alla campagna e aiuterà a mobilitare l’elettorato affinché riconosca la possibilità concreta di un cambiamento e vada quindi a votare. Il resto è il gioco della democrazia». Sulla stessa lista ci sarà anche Matteo Pronzini, con il quale la consigliera nazionale e vicepresidente di Transfair ha avuto recentemente qualche frizione: il riferimento è allo smantellamento di Cargo in Ticino e al modo di opporsi al piano delle Ffs. La convivenza sarà difficile? «Sono convinta che la diversità arricchisce la lista, perché ci permette di raggiungere più persone. Detto ciò, è chiaro che la campagna dovrà essere fatta anche all’insegna della correttezza nei confronti delle altre persone in lista. Sono fiduciosa, consapevole di alcune differenze, che peraltro, con alcune eccezioni, sono più di metodo che di contenuto. A me interessa comunque confrontarmi di più sui temi che sulle persone».
Sul secondo nome in casa Verdi da affiancare a quello di Gysin c’è al momento il massimo riserbo. «Abbiamo delle proposte, ma non abbiamo ancora deciso», sostiene il co-coordinatore del partito Marco Noi. «Ci sarà la riunione di direzione, verrà fatta una valutazione delle candidature tra le proposte ricevute e poi verrà deciso chi sarà il secondo nome. Quello che vogliamo è avere una certa eterogeneità geografica e di genere all’interno della lista». Lista sulla quale non ci saranno né Noi né l’altra co-coordinatrice, Samantha Bourgoin, fanno sapere i diretti interessati, reduci dalla riunione. «Era un incontro che avevamo già pianificato prima della pausa estiva. Un programma comune, la ‘Bussola’, è stato definito. Ora tocca agli organi interni dei rispettivi partiti approvarlo». E sul caso Sirica, ovvero sulla violazione del codice stradale da parte del copresidente del Partito socialista? «Ne abbiamo parlato, prendendo atto che non sarà candidato al governo. Sicuramente la comunicazione non è stata ottimale. In ogni caso era già previsto che lui non avesse un ruolo in vista della campagna, a occuparsene per il Ps sarà infatti Laura Riget». Compito che per i Verdi sarà ricoperto da Bourgoin. «I volti della campagna saranno in ogni caso quelli dei candidati», precisa Noi. Sull’obiettivo raddoppio in governo, la copresidente del Ps glissa. «L’obiettivo – afferma Laura Riget incontrando i giornalisti al termine della riunione nella sede dell’Mps – è fare una lista forte per crescere come area progressista ed essere un’alternativa alla politica di destra dominante. E offrire così risposte concrete ai bisogni della cittadinanza. Un potere d’acquisto sempre più sotto pressione, l’esplosione dei premi di cassa malati e una crisi climatica che in queste settimane si sta manifestando in tutta la sua drammaticità: è a queste sfide che vogliamo rispondere. Il nostro intento è di rafforzare l’area progressista a tutti i livelli istituzionali». Dunque anche in Consiglio di Stato? «Il nostro obiettivo è di rafforzare l’area», ripete Riget. Inutile insistere. Per quanto riguarda il capitolo Sirica, la copresidente dei socialisti si limita a dichiarare che «da mesi seguo io gli incontri con gli alleati: ho fatto una breve pausa per congedo maternità e come previsto sono tornata a occuparmi attivamente del partito. Continuerò a seguire questi incontri». Ora è ufficiale: Gysin ha dato la propria disponibilità a candidarsi. «Abbiamo sempre sostenuto – dice Riget – che il nostro obiettivo è di avere una lista la più forte possibile, con ogni candidata e candidato con la sua esperienza. Dunque cinque potenziali consiglieri di Stato progressisti che possano portare le nostre rivendicazioni in governo. In tal senso prendiamo atto della disponibilità di Greta Gysin, che sicuramente rispetta questi criteri e che quindi potrà dare un contributo alla lista». Come Ps, puntualizza la copresidente, «il nostro obiettivo è di confermare Marina Carobbio e siamo fiduciosi: riteniamo che in questi quattro anni abbia lavorato con competenza e serietà». Eppure l’impressione è che dalla recente crisi governativa lei e gli altri colleghi di governo siano usciti indeboliti… «Con grande senso istituzionale Marina Carobbio ha assunto l’incarico di diventare presidente del Consiglio di Stato in un momento difficilissimo, prendendo la responsabilità di altri due settori: magistratura e polizia. In questa circostanza – rileva Riget – ha dimostrato la sua grande caratura istituzionale».
«Solo verso la fine dell’incontro abbiamo scoperto, attraverso i media, che Gysin sarebbe stata una dei due candidati ecologisti. Siamo rimasti delusi. Questo dimostra che all’interno della lista ci sono più modi di fare e di comportarsi». Non nasconde un certo disappunto Giuseppe Sergi (Mps) per la non comunicazione agli alleati da parte di Gysin e dei Verdi. «Con Gysin l’asse politico della lista si sposta un po’ verso destra. Il suo è un profilo, ma è lei stessa a rivendicarlo, sicuramente più ‘concertativo’ rispetto al nostro modo di fare politica, che è invece maggiormente di opposizione. Far convivere queste due anime all’interno di una campagna elettorale non sarà comunque un problema». D’accordo, ma dopo la campagna c’è la legislatura. Che farete se Gysin dovesse entrare in governo? «Ci confronteremo con le politiche del governo e, se non saremo d’accordo, le combatteremo. Ci importa poco chi le vota e chi non le vota. Come forza politica siamo decisamente all’opposizione e vorremmo che chi eleggiamo in governo porti avanti questa visione». Sulla possibilità di raddoppio Sergi si dice scettico. «Per noi è importante rafforzare e unire l’area. Parlare di raddoppio, in questo momento, ci metterebbe in una posizione scomoda». Gysin sposta la lista a destra? «Il mio impegno sui temi sociali e sui temi ambientali in vent’anni di politica attiva sono lì da vedere», replica la diretta interessata.
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