Il cambiamento climatico colpisce anche la caccia
Stampanoni (Dt): ‘Ma è stata una buona annata’
Di Elisa Plozza
Il cambiamento climatico influisce anche sulla caccia. Quest’anno le alte temperature registrate in Ticino, protrattesi fino a settembre, hanno reso più difficile l’attività: la fauna selvatica è più attiva di notte e meno la sera e all’alba, quando i cacciatori sono appostati. «Siamo comunque soddisfatti. È stata una buona annata» afferma Andrea Stampanoni, collaboratore scientifico dell’Ufficio della caccia e della pesca. Rispetto al 2025 – fa sapere il Dipartimento del territorio (Dt) – sono aumentate le catture di camoscio (da 463 a 501) e cinghiale (da 284 a 399), mentre sono diminuite quelle di cervo (da 2’163 a 1’882) e capriolo (da 239 a 167). Per i cervi, spiega Stampanoni, il calo va relativizzato. Infatti, l’anno scorso è stato eccezionale, con catture sopra la media che sarebbero state eguagliate anche quest’anno, condizioni climatiche permettendo. Rispetto agli ultimi cinque anni il dato del 2026 resta sopra la media. Il motivo è semplice: gli esemplari sono aumentati. «Difficile dire se siano cresciuti anche i danni ai boschi. Il rapporto non è necessariamente lineare, perché sul comportamento dei cervi influiscono diversi elementi. Un fattore importante è l’attività umana: più la fauna è disturbata durante l’inverno, più è attiva e bruca le gemme, impedendo il rinnovo del bosco», spiega Stampanoni. Poiché anche nel 2026 non è stata raggiunta la quota del piano di abbattimento, fissata per limitare i danni a bosco e agricoltura, da metà novembre a fine dicembre si aprirà la caccia tardo autunnale. Riguardo ai cinghiali, è vero che durante la caccia alta ne sono stati catturati più che nel 2025, ma considerando tutti gli abbattimenti autorizzati nell’arco del 2026 si registra comunque un calo (1’528 invece di 2’041). La speranza del Dt è che rifletta una reale diminuzione della popolazione e che prosegua negli anni, evitando futuri danni. «Il numero dei cacciatori, più o meno costante, non desta timori. Di norma – continua Stampanoni – chi si ritira è rimpiazzato dai nuovi arrivati, anche se quest’anno il calo è stato leggermente più marcato», precisa il collaboratore
scientifico dell’Ufficio della caccia e della pesca. Nessuna preoccupazione neanche sul fronte legale. In generale i cacciatori si sono comportati correttamente, con circa 130 autodenunce, 6 ritiri della patente e 45 infrazioni minori. Guardando al futuro, per arginare il problema climatico «non ci sono dei grandissimi margini di manovra», spiega Stampanoni. Questo perché la finestra temporale per la caccia è limitata. Da un lato c’è l’estate che si inoltra a settembre, dall’altro c’è il periodo dei calori del cervo, in cui è meglio evitare l’attività venatoria, sia per non disturbare gli animali, sia perché la carne dei maschi in quel periodo non è interessante per il consumo. Si chiude insomma una stagione dal bilancio positivo. E per il futuro si vedrà.
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2026-10-06T07:00:00.0000000Z
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