Sulle ‘intimidazioni di stampo mafioso’ deciderà il Tf
Sindaco, municipali ed ex contro l’assoluzione di Pronzini
Approda al Tribunale federale la vertenza che oppone il consigliere comunale Matteo Pronzini (Mps), difeso dall’avvocato Luca Allidi, ai municipali di Bellinzona in carica durante la scorsa legislatura. Ieri l’avvocato Andrea Bersani, patrocinatore del sindaco Mario Branda, dell’allora vicesindaco Simone Gianini, dell’attuale vicesindaco Fabio Käppeli, dei municipali in carica Renato Bison, Henrik Bang e Mauro Minotti e dell’ex municipale Giorgio Soldini, ha firmato il ricorso contro la sentenza del 7 settembre con cui la Corte di Appello e revisione penale ha prosciolto Pronzini dalle accuse di ingiuria e diffamazione promosse dal procuratore pubblico Roberto Ruggieri a seguito della querela sporta cinque anni fa dai sette politici a titolo personale. Questo significa peraltro che sono loro stessi a pagare le spese legali, mentre l’Mps per difendere Pronzini aveva lanciato una raccolta fondi.
La frase criticata è quella pronunciata durante una seduta di Cc del settembre 2021, quando in riferimento ai casi Covid verificatisi l’anno prima nella casa anziani di Sementina, Pronzini aveva detto che «i parenti degli ospiti deceduti hanno il diritto di elaborare il lutto e non di dover venire a conoscenza che il Municipio usa in modo abusivo i soldi pubblici per azioni temerarie d’intimidazione di stampo mafioso». Si riferiva ai ricorsi interposti contro un servizio della Rsi ritenuto dall’allora Municipio sbilanciato, ma infine validato da tutte le istanze interpellate. La Carp, ricordiamo, ha confermato il giudizio di primo grado pronunciato dalla Pretura penale: “Chiunque è in grado di distinguere tra la pressione che può derivare dall’essere chiamati a difendersi in un procedimento giudiziario e una vera e propria intimidazione mafiosa fondata sulla paura e sulla soggezione del destinatario. Nel caso concreto nulla vi era che potesse essere ricondotto a forme intimidatorie di tale natura: non risultano minacce, ritorsioni, violenze, pressioni personali o economiche volte a indurre a credere di poter mettere a tacere la Rsi”. Inoltre “le dichiarazioni incriminate sono state rese nell’ambito di un dibattito di natura politica, contesto nel quale il ricorso a espressioni enfatiche, provocatorie o polemiche costituisce una modalità comunicativa frequente e generalmente riconoscibile come tale dai destinatari”. Ne consegue, ha concluso la Carp, che “sotto il profilo oggettivo l’espressione sminuiva i municipali nella loro funzione di organi comunali, mettendo in dubbio la correttezza del loro operato, senza però raggiungere un’intensità tale da poterli ritenere esposti a disprezzo in quanto a esseri umani”. Tesi questa contestata da Branda e colleghi, i quali ritengono che su un tema così sensibile sia opportuno ottenere un giudizio dalla massima corte giudiziaria elvetica, basato anche sulla giurisprudenza che sembra però essere favorevole a Pronzini (quella citata dalla Carp).
BELLINZONA E VALLI
it-ch
2026-10-10T07:00:00.0000000Z
2026-10-10T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281599542455387
Regiopress SA